The Weekender: ascolta gli album di Nothing, Mitski, Gorillaz (e molti altri…) usciti oggi

Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografica. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente sospirato weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.
NOTHING – “A Short History of Decay”
[Run For Cover Records]metal, shoegaze, indie-rock
I Nothing sono sempre stati dei trasgressori. Ribelli dello shoegaze che hanno ricostruito questo genere a loro immagine e somiglianza, con il loro stile sanguinario. Poeti fuorilegge che riversano la loro angoscia esistenziale su tele larghe un miglio di fuzz e riverbero. Nati nel 2010 come progetto solista nato in una camera da letto di Philadelphia, i Nothing hanno sempre catturato nella loro musica l’intera gamma delle condizioni umane, dalla rabbia urlata alla tristezza sussurrata. “A Short History of Decay”, il quinto album solista dei Nothing e il primo per la Run For Cover Records, amplia ulteriormente questa apertura, fornendo la resa più alta definizione dei Nothing fino ad oggi. La band non è mai stata così colossale, così intima, così onesta.
MITSKI – “Nothing’s About to Happen to Me
[Dead Oceans]alt-rock
Mitski pubblica il suo ottavo album in studio, “Nothing’s About to Happen to Me”, con Dead Oceans. Accompagnata da una band dal vivo e da un’orchestra, in “Nothing’s About to Happen to Me Mitski” si immerge in una ricca narrazione la cui protagonista è una donna solitaria che vive in una casa trasandata. Fuori casa è una deviata, dentro casa è libera. In tutto l’album, bilancia vicinanza e distanza, con canzoni che sembrano personali senza chiedere nulla in cambio.
GORILLAZ – “The Mountain”
[Kong]elettronica, indie-pop
“The Mountain” è il nono album in studio dei Gorillaz. L’album è una raccolta di 15 nuovi brani che vedono la partecipazione di artisti e collaboratori quali: Ajay Prasanna, Anoushka Shankar, Asha Bhosle, Asha Puthli, Bizarrap, Black Thought, Gruff Rhys, Idles, Jalen Ngonda, Johnny Marr, Kara Jackson, Omar Souleyman, Paul Simonon, Sparks, Trueno e Yasiin Bey, oltre alle voci di Bobby Womack, Dave Jolicoeur, Dennis Hopper, Mark E. Smith, Proof e Tony Allen.
GEESE – “Live at Third Man Records”
[Third Man]indie-rock
Poche settimane prima di presentare il loro attesissimo terzo album in studio “Getting Killed”, i Geese sono saliti sul palco del Blue Room della Third Man Records a Nashville, Tennessee, per debuttare con l’album completo. La performance speciale, registrata dal vivo direttamente su acetato, ha catturato l’intensità grezza della band e l’elettricità di un pubblico che ha riempito la sala e ha seguito con attenzione ogni nota. Questa registrazione live unica nel suo genere racchiude l’energia, l’urgenza e l’entusiasmo che circondano una delle band più chiacchierate del momento.
BRUNO MARS – “The Romantic”
[Atlantic]pop
“The Romantic”, il nuovo album di Bruno Mars. Il quarto album in studio della superstar mondiale e artista vincitore di 16 Grammy Award segna il primo album solista di Mars dal 2017 e segue le collaborazioni in cima alle classifiche con Anderson .Paak come Silk Sonic, nonché i grandi successi con Lady Gaga e ROSÉ.
AND ALSO THE TREES – “The Devil’s Door”
[AATT]new wave, post-punk
“The devil’s door“ degli And also the trees, una delle band originali del post-punk, presenta un album che è una tempesta silenziosa. A tratti cinematografico, poetico e intenso, con un sottofondo di psichedelia oscura. Completa una trilogia di lavori creati dalla formazione attuale: “The Bone Carver“, “Mother-of-pearl Moon“ e ora “The devil’s door”. Qui troviamo i testi poetici tipici degli And also the trees, chitarre orchestrali e brani influenzati dalle colonne sonore, ispirati a cinegiornali, dipinti a olio e folklore. Ma in questo lavoro abbiamo l’aggiunta di alcuni strumenti sorprendenti che orientano l’album verso un mondo in cui John Barry incontra Bela Bartok.
VOXTROT – “Dreamers In Exile”
[Cult Hero Records]indie-rock
A quasi vent’anni dal loro debutto nel 2007 e dopo una pausa durata dal 2010 al 2022, i Voxtrot di Austin, Texas, tornano con “Dreamers in Exile”, un nuovo LP che trasforma una storia di outsider in un vero e proprio secondo atto. La band, diventata silenziosamente un cult nell’era dello streaming, propone un disco che trasmette l’energia elettrica che i fan di lunga data ricordano, rivolgendosi direttamente alla nuova generazione di giovani che li ha scoperti attraverso le playlist e il passaparola. Musicalmente, “Dreamers in Exile” racchiude il DNA classico dei Voxtrot – lo scintillio C86, il romanticismo della Sarah Records, il ritmo dei Velvet Underground, l’eleganza dei Felt – in un suono più nitido e sicuro. Le chitarre suonano e corrono, i ritmi spingono in avanti e i testi colti e sinceri di Ramesh Srivastava tracciano la distanza tra giovinezza e maturità, esilio e casa, rimpianto e rinnovamento.
ROSIE CARNEY – “Doomsday… Don’t Leave Me Here”
[cool0nline]indie-folk
“Doomsday… Don’t Leave Me Here” segue l’album del 2019 di Carney, “i wanna feel happy”, con “The Evidence” che segue i precedenti singoli ‘Here’ e “Fragile Fantasy”. È il primo LP completo a cui Ross MacDonald (The 1975) ha collaborato alla produzione, essendo l’album il risultato della collaborazione tra lui e il produttore Ed Thomas (FKA twigs, Cat Burns, Amaarae). “Prima che Doomsday vedesse la luce, avevo sempre voluto provare ad ampliare il mio mondo musicale. Realizzare un cambiamento sonoro era qualcosa che desideravo davvero, soprattutto perché trovo molto limitante essere incasellata in un unico genere. Ascolto e sono influenzata da tanta musica, quindi esplorare un nuovo sound è sempre stato naturale per me. Sono sempre stata ansiosa di creare qualcosa di più grande e, per qualche motivo, non ero davvero disposta a farlo attraverso la collaborazione fino a quando Ross, Ed e io non ci siamo seduti e abbiamo iniziato a tessere insieme questo arazzo di mondi musicali. Ho imparato tantissimo lavorando con Ed e Ross, ognuno dei quali ha portato in studio un’energia così solida e stimolante che mi ha dato molta fiducia per esplorare ed essere curiosa“.
PAUL MCCARTNEY – “Man On The Run: Music From The Motion Picture Soundtrack”
[UME]pop
“Man On The Run (Music from the Motion Picture Soundtrack)” è tratto dal documentario Amazon MGM Studios “Paul McCartney Man on the Run” diretto dal vincitore dell’Oscar Morgan Neville. Questo cofanetto contiene brani poco conosciuti e grandi successi della carriera post-Beatles di McCartney, che accompagnano il percorso di Paul dalla dissoluzione della band più famosa al mondo alla dimostrazione a critici e fan che non tutti i grandi artisti sono impossibili da eguagliare. Questo album raccoglie in un CD molte delle registrazioni chiave del film, inclusi brani inediti come “Live and Let Die (Rockshow)”, “Gotta Sing Gotta Dance” e “Arrow Through Me (Rough Mix)”.
MOMBAO – “LIVE?”
[Electric Carpet]elettronica, sperimentale
Una performance dei MOMBAO non si ascolta soltanto: è un’esperienza che travolge e modifica chi vi prende parte. Negli anni hanno trasformato ogni palco – dai piccoli spazi DIY ai festival – in un rituale collettivo, suonando in centinaia di venue tra Italia, Europa e Nord Africa e affermandosi come una delle realtà live più radicali della propria generazione. Ridurre questa presenza a un semplice supporto discografico sarebbe un errore di prospettiva. Il centro della loro ricerca è il corpo, la sua dimensione viscerale e l’occupazione politica dello spazio. L’improvvisazione rende ogni concerto unico e irripetibile. “LIVE?” nasce da questa tensione. Non è la documentazione di un live, ma la sua traslazione: un’esperienza immersiva che colloca chi ascolta al centro del palco, nel cuore del rito. Le domande restano aperte – è un concerto o più di uno? È stato registrato interamente dal vivo o finalizzato in studio? – ma l’interrogativo è parte stessa del progetto.
HEAVENLY – “Highway To Heavenly”
[Skep Wax]indie-pop-rock
Gli Heavenly sono considerati i creatori di un intero genere musicale, noto ad alcuni come “jangle”, ad altri come ‘twee’ e alla band stessa come “indiepop”. Fieramente indipendenti come qualsiasi band punk, ma dolcemente melodici come qualsiasi gruppo in cima alle classifiche, gli Heavenly combinano una politica tagliente con una musica pop spudoratamente gioiosa. “Highway To Heavenly” condivide questa ricetta con i primi quattro album della band, tutti pubblicati negli anni ’90, in un periodo in cui i sensibili indie britannici si riparavano dalla tempesta macho-rock prevalente sotto l’egida della Sarah Records, e le donne statunitensi iniziavano a trovare la loro voce Riot Grrrl nella piccola città di Olympia, dove etichette come K e Kill Rock Stars stavano progettando un nuovo spazio creativo. Le nuove canzoni sono piene di rabbia, dolore, empatia, amore e si oppongono alla rinascita della fredda “energia maschile” che oggi rende il mondo un luogo miserabile e aggressivo.
MOTORPSYCHO – “The Gaia II Space Corps”
[Det Nordenfjeldske Grammofonselskab]hard-rock, psichedelia
“The Gaia ll Space Corps” è un album di brani che non suonano proprio come heavy metal o hard rock, ma che chiaramente cercano di raggiungere alcune delle stesse qualità. È musica post-psichedelica, pre-metal, e probabilmente è quanto di più vicino a un vero e proprio album di “hard rock classico” i Motorpsycho potranno mai arrivare. “The Gaia ll Space Corps” è un album breve, conciso, accattivante ed emozionante, che riprende da dove Motorpsycho aveva interrotto con “Stanley and The Come back”. La strumentazione è composta principalmente da chitarre, chitarre e ancora chitarre, ma c’è anche un bel po’ di canto e persino qualche occasionale suono di tastiera. Ma soprattutto si tratta di musica per chitarra che… beh, spacca! Alla grande!
ARCHIVE – “Glass Minds”
[Dangervisit]alt-rock
“Glass Minds” è il seguito del triplo album del 2022, “Call to Arms and Angels”, che è entrato nella Top 10 in diversi paesi europei e ha portato la band a tenere i suoi più grandi concerti dal vivo fino ad oggi, culminati con quello alla Paris Accor Arena, con una capienza di 15.000 persone, nel novembre 2023. Parlando del nuovo album, Darius Keeler degli Archive ha dichiarato: “L’album è nato dopo che abbiamo composto la canzone Patterns. Abbiamo davvero amato lo spazio e la potenza minimalista della canzone, che ci ha ricordato il nostro album di debutto Londinium e il nostro approccio alla composizione in quel periodo: ritmi pesanti con una malinconia che penetra nell’anima. Quando abbiamo iniziato a scrivere il nuovo album, ascoltavo molto Nimrod di Elgar e volevo usare gli ottoni come dimensione aggiuntiva, per dare ancora più emozione alle canzoni. Il nostro ultimo album, Call to Arms and Angels, è stato un disco piuttosto pesante, se ci ripensiamo, a causa dell’esperienza del Covid. Questo sembra invece aprirci a una dimensione più espansiva ed edificante“.
KWES. – “Kinds”
[Warp]elettronica
Cresciuto nel sud di Londra, Kwes. è un produttore, compositore e artista che ha collaborato con Damon Albarn, Solange Knowles, Loyle Carner, Nubya Garcia, Black Coffee, Sampha, Tirzah, Selah Sue e molti altri. Dopo 8 anni, torna alla Warp con “Kinds”, un lavoro ampio e intuitivo scritto dopo la nascita di sua figlia, che esplora il potere rigenerante del suono e del colore. “Kinds” segna un’altra svolta per Kwes, che lo vede alla ricerca dei confini estremi del sistema solare musicale. Realizzato dopo un periodo di pausa seguito a un esaurimento nervoso, il disco fonde composizioni ambient e classiche con le texture più ruvide dello shoegaze. Breve e ben strutturato, “Kinds” abbraccia il minimalismo. In un mondo esterno sempre più rumoroso, questo progetto crea calma e conforto, piantando una bandiera in un’altra nuova frontiera della musica popolare.
ROB ZOMBIE – “The Great Satan”
[Nuclear Blast]metal
Dopo quattro anni, Rob Zombie torna con nuova musica e il suo ultimo album, “The Great Satan”, pubblicato dalla Nuclear Blast. La nuova musica riporta Zombie alle sue radici Hellbilly con brani frenetici come “Punks and Demons”, “Heathen Days”, “(I’m a) Rock ‘N’ Roller” e “Tarantula”.
WEEDPECKER – “V”
[Heavy Psych Sounds]heavy, doom
“Ho iniziato a scrivere le canzoni per “V” all’inizio del 2023 e i demo sono stati completati entro la fine dello stesso anno. Mentre creavo questo materiale, continuavo a tornare su un pensiero: tutto ciò che diamo per scontato, tutto ciò che sembra stabile e permanente, è in realtà incredibilmente fragile. Niente dura per sempre e la sensazione che le cose ci sfuggano può arrivare molto prima di quanto ci aspettiamo. Ho cercato di tradurre queste sensazioni in suoni. In quel periodo stavo vivendo molte difficoltà nella mia vita, cose che non sapevo come affrontare. La musica è diventata una forma di terapia, un modo per elaborare emozioni che non riuscivo a esprimere in altro modo. All’inizio del 2024 abbiamo iniziato a lavorare insieme alle canzoni come una band completa. Dopo aver finalizzato gli arrangiamenti, abbiamo trascorso il resto dell’anno a registrarle. Il processo si è protratto per molti mesi, suddiviso in diverse sessioni in diversi studi. Non volevo affrettare nulla. Volevo, come sempre, perfezionare ogni dettaglio nel miglior modo possibile. Presto potrete ascoltare voi stessi il risultato. Per me questo album è qualcosa di profondamente personale.“
VONA VELLA – “Carnival”
[Strap Originals]indie-rock
L’armonia sognante degli Everything But The Girl. L’urgenza propulsiva degli Strokes. Il folk-pop melodioso dei Coral. La composizione introspettiva dei Belle and Sebastian. Lo sguardo malinconico e lirico dei Beautiful South. I Vona Vella possiedono tutti questi elementi e molti altri ancora, che si intrecciano per formare un sound contemporaneo delicato come un velo e allo stesso tempo ferocemente robusto.
BILL CALLAHAN – “My Days of 58”
[Drag City]cantautorale
Bill Callahan continua ad aprire profondità espressive sorprendenti, tracciando uno dei percorsi più originali nel panorama dei cantautori. Applicando le energie vive e pulsanti dei suoi concerti alla produzione di questo album, affina la sua rappresentazione di spaccati di vita per andare più in profondità, liberando un flusso di coscienza che invita a cantare insieme: poetico, cinematografico, romanzesco, comico e, soprattutto, musicale.
DEADLETTER – “Existence is Bliss”
[So Recordings]alt-rock, post-punk
“Existence is Bliss” è il secondo album dei Deadletter, gruppo post-punk londinese composto da sei elementi. Questo album segue il loro acclamato album di debutto del 2024, “Hysterical Strength”.
THE WAVE PICTURES – “Gained / Lost”
[Bella Union]indie-rock
Composizioni classiche, virtuosismo musicale e testi onirici. I Wave Pictures tornano con “Gained/Lost”, un album che unisce il garage rock degli anni ’60, il rock classico degli anni ’70 e l’indie americano degli anni ’90 con lo spirito DIY che ha guidato la band per quasi trent’anni. In tutto l’album, David Tattersall (chitarra e voce solista), Franic Rozycki (basso) e Jonny Helm (batteria) catturano la gioia di suonare insieme, una chimica che ha consolidato il loro status di una delle band cult più longeve della Gran Bretagna.
CROOKED FINGERS – “Swet Deth”
[Merge]alt-rock
Un pomeriggio, il figlio di Eric Bachmann tornò da scuola con una cartellina piena di disegni, tutti piuttosto inquietanti. “C’erano corvi e figure sinistre con falci e lapidi”, ricorda. Su uno aveva scritto “Deth, Sweet Deth” e tutto mi è diventato chiaro. “Swet Deth”, il primo album di Bachmann sotto il nome di Crooked Fingers dopo una pausa di 15 anni, si è organizzato attorno a questa immagine: le sue canzoni parlano della morte, sì, ma c’è una dolcezza in esse, una sensibilità ironica nei suoi testi che deriva dall’aver sperimentato molti tipi di morte e la vita che ne consegue. C’è una libertà in questa raccolta di canzoni, un groove che smentirebbe le loro agonie e ansie se il punto dell’album fosse solo la morte e non ciò che la precede. Per Eric Bachmann, questo è stato un percorso di crescita, come musicista e come uomo. Come l’albero che germoglia dal cimitero sulla copertina, “Swet Deth” è sorprendente e rigoglioso, uno shock di colore contro il suo paesaggio morboso, prova di vita all’ombra del suo opposto. “RIP Eric Bachmann“, recita una lapide. Come Crooked Fingers, non si è mai sentito più vivo.
LALA LALA – “Heaven 2”
[Sub Pop]indie-pop
Lillie West ha sempre creato la sua musica in risposta al desiderio di essere sempre in movimento. Tuttavia, quando recentemente ha sentito il desiderio crescente di stabilirsi, ha capito che la stabilità può generare creatività. Questa evoluzione è ciò che alimenta gran parte del suo nuovo album come Lala Lala, “Heaven 2”. West ha prodotto l’album con Melina Duterte dei Jay Som, che fornisce un forte impatto come base per la voce calda e rotonda di West. Il rapporto tra le due era telepatico e il risultato è un album audace e sicuro di sé. Duterte e West hanno suonato quasi tutti gli strumenti dell’album, con alcuni ospiti cruciali.
MICHELLE DAVID & THE TRUE TONES – “Soul Woman”
[Record Kicks”
neo-soul
La rinomata cantante gospel-soul statunitense-olandese Michelle David e i True-tones aprono un nuovo capitolo con il loro prossimo album, “Soul Woman”, in uscita per Record Kicks. Sulla scia del successo di critica ottenuto con “Brothers and Sisters” del 2024, un disco che rifletteva la complessità del mondo, il nuovo LP “Soul Woman” è un viaggio introspettivo, un’esplorazione profondamente personale dell’identità, della guarigione e della resilienza spirituale. Dal punto di vista musicale, “Soul Woman” continua a perfezionare il caratteristico mix di gospel, soul e rhythm & blues vintage della band, attingendo però da una tavolozza più ampia di influenze. Echi di Curtis Mayfield, Bobby Womack e The Four Seasons pulsano nei groove, mentre il gospel dei Blind Boys of Alabama e l’allegria di Diana Ross & The Supremes conferiscono all’album sia gravità che brillantezza. Insieme, Michelle David & The True-tones sono in prima linea nella scena soul retrò, fondendo groove senza tempo con urgenza moderna, autenticità incrollabile e spirito sincer
TINLICKER – “Dreams Of The Machine”
[PIAS]elettronica
“Dreams Of The Machine” nasce dallo stato attuale del mondo in cui viviamo. Nella nostra realtà digitale, siamo sempre più controllati da algoritmi e intelligenza artificiale. L’ascesa di strumenti come ChatGPT sta sostituendo funzioni che un tempo erano esclusivamente umane. Gli smartphone ci trascinano costantemente nel mondo virtuale, a volte così profondamente da renderci infelici. L’intelligenza artificiale sembra sempre più reale. Influisce sulla nostra immagine di noi stessi: i selfie vengono filtrati e abbelliti fino a diventare quasi inumani. L’autentico essere umano arrossisce, e l’intelligenza artificiale si avvicina pericolosamente alla sua capacità di imitare la realtà. A volte sembra che l’intelligenza artificiale stessa desideri essere più umana. Riconosciamo questa tensione anche nella nostra musica. Tutto viene creato digitalmente al computer, ma con l’aiuto di plug-in spesso cerchiamo un suono più organico. Accogliamo con favore le piccole imperfezioni per mostrare che la nostra musica è fatta da mani umane. Ma esistono già strumenti di IA che generano canzoni complete. Dove sta il confine tra uomo e macchina? Possiamo creare un mondo in cui entrambi coesistano in armonia, organico e digitale?
BUCK MEEK – “The Mirror”
[4AD]rock- folk-country
Buck Meek pubblica il suo nuovo album “The Mirror”: alla ricerca di un nuovo significato e ciò che è familiare viene riformulato attraverso la voce singolare di Meek. In “The Mirror”, l’amore, come idea, è sempre vicino, ma nel suo riflesso appare un’immagine residua di come potrebbero essere le cose e di come sono state in passato. Meek sostiene l’assurdità della devozione, la scelta di amare, con uguale dolore e sorriso. Dopo un decennio di collaborazione con i Big Thief, la partnership tra Meek e il produttore James Krivchenia è nata dall’idea di combinare l’energia cinetica dal vivo della band con un mondo elettronico obliquo. Da progetti di produzione come “Dragon New Warm Mountain I Believe In You” dei Big Thief e il suo recente album solista, “Performing Belief”, il lavoro di Krivchenia è animato da elementi elettronici, sempre alla ricerca di un approfondimento del suono. Il concept di “The Mirror” ha dato vita a un’atmosfera collettiva in cui era possibile sperimentare simultaneamente: i musicisti rispondevano l’uno all’altro in tempo reale, mentre i loro strumenti attivavano sintetizzatori modulari.
COOTIE CATCHER – “Something We All Got”
[Carpak]indie-pop
Il quartetto di Toronto emana vulnerabilità ed entusiasmo sfrenato, creando un sound che esalta la tenerezza sincera del twee pop con synth vorticosi ed elettronica vertiginosa. Prodotto da Nate Atmos (Lorelei e Water From Your Eyes). Per i fan di Alvvays, Guther, The Beths, Beat Happening, Belle and Sebastian.
DEATHCRASH – “Somersaults”
[untitled (recs)]post-rock
Il terzo album dei deathcrash, “Somersaults”, brilla di un’euforia quotidiana. Il quartetto slowcore/post-rock londinese ha sempre avuto una predilezione per la creazione di mondi solo per poi distruggerli. Dal loro EP di successo, “People thought my windows were stars” (2021), ai due album in studio acclamati dalla critica, “Return” (2022) e “Less” (2023), sono stati sia gli architetti che i distruttori, i creatori e quelli che hanno manovrato le dighe. “Somersaults” è quasi gioioso. ll loro ruolo di custodi della tradizione slowcore di Duster, Low e Codeine è presente in tutto “Somersaults”: le canzoni scivolano in un lento strisciare narcotico, suonano monolitiche e introverse prima di mettere in luce un nulla cristallino. Le costruzioni catartiche sono offuscate dalla tenerezza, il basso è una base pesante, la batteria un battito cardiaco esausto che cerca aria. Ma più che mai, anche il silenzio sembra collaborativo, un gesto di fiducia comune, amici che celebrano lo spazio che hanno creato per i fantasmi l’uno dell’altro e alcune delle canzoni più grandi e brillanti che abbiano mai scritto.
MARIA BC – “Marathon”
[Sacred Bones]folk, sperimentale
Maria BC torna con il suo terzo album in studio. Nato da un senso di urgenza, determinazione masochistica e resistenza, “Marathon” riflette ciò che significa andare avanti, sia che si tratti di resistere o semplicemente di sopravvivere, perché si è lì per restarci a lungo. In questo disco, Maria BC approfondisce temi quali la resistenza, il degrado ambientale, i disagi personali e la distruzione, il tutto intrecciato con grinta e energia musicale. Se “Spike Field” del 2023 sembrava un unico lungo respiro, “Marathon” è un’esplorazione dinamica della resistenza, dell’andare avanti, del resistere, dell’osservare e del sopravvivere. “Per questo disco ho deciso di dedicare meno tempo alla produzione e alla registrazione e più tempo alla composizione“, spiega Maria BC. “Il risultato, credo, è più coerente dal punto di vista tematico, dal punto di vista dei testi, e più conciso… Ho cercato di creare qualcosa di più dinamico e vario“.
A WILHELM SCREAM – “Cheap Heat”
[Creator-Destructor]punk, hardcore
A poco più di tre anni dal loro ultimo LP, “Lose Your Delusion” (2022), la band è tornata più forte che mai con dieci brani di hardcore melodico / punk rock adrenalinico. Combinando l’atmosfera cupa e nichilista del classico album del 2005 “Ruiner” con la tecnicità, la ferocia e la precisione tagliente del monumentale “Career Suicide” del 2007, il nuovo album è un ibrido unico degli elementi più cupi e aggressivi del sound della band. Il cantante Nuno Pereira afferma: “Questo album, e il processo di registrazione, sono sia una testimonianza che una celebrazione della potenza e della dedizione che la nostra band ha per la nostra musica. C’è un’energia caustica dietro ogni voce, chitarre impetuose che suonano senza sosta e quella sinistra ironia che ci contraddistingue. Questo sarà il nostro miglior lavoro fino ad oggi. Garantito“.
HEY COLOSSUS – “Heaven Was Wild”
[Wrong Speed Records]rock, psichedelia, metal
“L’idea era semplice: una settimana in studio insieme a suonare dal vivo, senza click-track, amplificatori al massimo, senza stressarsi troppo. ESSERE UNA BAND. Poco prima della registrazione, abbiamo fatto quattro date sold-out a Londra in tre giorni: nord, sud, est e ovest. Abbiamo suonato il nuovo album durante il weekend, modificando le canzoni tra un concerto e l’altro. Poi siamo entrati in una stanza a Bruton, nel Somerset, con lo studio mobile JT Soar che arrivava da Nottingham. Cinque giorni e il lavoro era fatto, con tutti i suoi difetti. Alcune imperfezioni. Alcune pieghe non stirate. E meglio così. Questo è il quindicesimo album degli Hey Colossus. La band sta per compiere un quarto di secolo di esistenza e ci sono alcune riflessioni profonde da fare al riguardo. Ma non qui. La musica è terapeutica, sia ascoltarla che suonarla. È stata una sorta di terapia. Ed era necessaria“.
BIBI CLUB – “Amaro”
[Secret City]elettronica, indie-pop
Nel loro terzo album, “Amaro”, i Bibi Club ci invitano ad affrontare le bestie oscure che ci perseguitano sotto la superficie e a dedicarci al potere curativo di una feroce voglia di vivere. Esplora lo spettro liminale tra il qui e l’aldilà, indicando l’amore, la natura e la comunità come scopo unificante. Le canzoni tracciano una mappa di un mondo a sé stante, seguendo la traiettoria tracciata dai Bibis negli ultimi anni. Ora fuori dal salotto, danziamo in uno spazio mentale sovraccarico di dolore e paura nelle loro forme più crude. Dopo la morte di due persone care nell’ultimo anno, il mantra “Voglio amare, voglio vivere” risuona intensamente in ogni melodia; se il cuore è un luogo che non muore mai, dobbiamo raggiungerlo il più rapidamente possibile. Ispirato da incontri artistici memorabili, tour con Blonde Redhead e Circuit des yeux e una collaborazione con Calvin Johnson, “Bibi Club” si rivela ora attraverso l’avant-pop e l’electronic body music con elementi di dark wave e neofolk, attingendo contemporaneamente dai suoni barocchi con clavicembali, trombe e canti rituali da imparare a memoria.
LANDOWNER – “Assumption”
[Exploding In Sound Records]post-punk
“Assumption” è il quinto album della band. Dal punto di vista sonoro, cattura la vivacità e l’intensità delle loro esibizioni dal vivo. Il titolo dell’album “Assumption” racchiude i temi multistrato dell’album. Facciamo supposizioni, assorbendo informazioni online attraverso un sovraccarico di frammenti e titoli decontestualizzati, e poi formiamo rapidamente delle conclusioni, oppure permettiamo all’intelligenza artificiale di pensare al posto nostro. Assumption è il suono di una band che ha stabilito la propria identità musicale e ha raggiunto un’affiatamento grazie alla facilità acquisita in anni di collaborazione, con un suono meccanicamente preciso e allo stesso tempo pienamente umano. Potrebbe essere il lavoro più coeso e completo della band fino ad oggi“.
DOG CHOCOLATE – “So Inspired, So Done In”
[Upset The Rhythm]new-wave, post-punk
Dopo 7 strani anni di relativo silenzio e 13 anni di attività come band, i Dog Chocolate sono tornati con “So Inspired, So Done In”. Il loro quarto album è il più concentrato, coeso e melodico mai realizzato. Il loro sound ricorda ancora un cestino pieno di vespe, ma ora il cestino ha una doppia crema o una Viennetta o qualcosa del genere sul fondo. Anche se molte delle 16 canzoni qui presenti superano a malapena i 3 minuti, ognuna di esse è ricca di tutte le texture e i colori di un armadio da ufficio: piena di vecchi dolciumi, pennarelli fluorescenti e diversi modi per fissare la carta. Dal punto di vista tematico, l’album copre molti argomenti, con canzoni che affrontano temi diversi come conversazioni ascoltate per caso, la cura delle unghie dei piedi affette da funghi, il concetto rogeriano di tendenza all’attualizzazione, le condizioni di vita nell’età del bronzo, la creazione di canzoni attraverso i sogni e le relazioni tra esseri umani e piante.
FINAL GASP – “New Day Symptons”
[Relapse]metal, hardcore
Intriso di death rock, lacerato da un’ansia post-punk che sembra sempre più il cuore pulsante della nostra epoca moderna e guidato dall’intensità dell’hardcore punk, il secondo album in studio dei Final Gasp di Boston, intitolato “New Day Symptoms”, fa ciò che fanno tutti i grandi dischi rock: non solo si colloca all’interno di una tradizione, evocando e amplificando una gamma di poteri provenienti dalla tradizione del rock n’ roll, ma li fa risuonare nel qui e ora. Dà voce a quelle paure e frustrazioni che si nascondono appena sotto la superficie della coscienza vigile e le trasforma in un grido di battaglia. In tutto “New Day Symptoms”, i Final Gasp creano una potente reazione tra il furioso e il disperato, con la voce del frontman Jake Murphy che vocalizza sia un urlo sovralimentato nel vuoto che un’eco di rimorso. Ma mentre il debutto della band nel 2023, “Mourning Moon”, era una dose concentrata di death rock underground e acre, “New Day Symptoms” mantiene tutta l’energia urgente del nucleo centrale, ampliandone notevolmente la portata.
LONE ASSEMBLY – “Knots & Chains”
[Irascible]post-punk
Quartetto svizzero che fonde new wave, synthpop romantico e post-punk cupo e malinconico. Bassi fragorosi e ritmi ipnotici si intrecciano con chitarre ricche di riverbero e synth atmosferici, creando un paesaggio sonoro cupo per la voce profonda e risonante di Raphaël.
INNER WAVE – “See You When I Get Back”
[Nettwerk]psych-rock
Allo stesso tempo accattivante e indiscutibilmente personale, “See You When I Get Back” mette a fuoco la versione più nitida e matura del loro sound, richiamando alla mente il ricco pop psichedelico dei Tame Impala, il post-rock freddo dei The Sea and Cake e le brillanti fantasie sintetizzate di Alan Palomo dei Neon Indian.
BILL PRITCHARD – “Haunted”
[Tapete]cantautorato
Pritchard è da tempo apprezzato per la sua capacità di elevare l’ordinario a qualcosa di straordinario. Con “Haunted”, ci regala una raccolta di canzoni sofisticate e profondamente personali che ruotano attorno ai ricordi che rimangono: persone, luoghi e passioni, reali o immaginari, ricordati o rifratti. Il suo album degli anni ’90 “Jolie” rimane un punto di riferimento del pop intelligente, e le successive pubblicazioni come Mother Town Hall sono state celebrate per la loro calda e peculiare sensibilità retrò. Ora, con “Haunted”, Pritchard presenta il suo album più diretto e orientato al pop degli ultimi decenni. Il risultato è un disco pop europeo rinfrescante, organico, eclettico e profondamente risonante. Dal punto di vista tematico, “Haunted” esplora come il passato non ci abbandoni mai del tutto. Dal semplice atto di viaggiare in autobus attraverso Stoke Newington, trasformato in un delicato inno alla quotidianità, ai ricordi di cantanti semi-reali e semi-immaginari e alla resilienza che incarnavano, queste canzoni trovano ispirazione sia nel mondano che nel monumentale. Celebrano anche il distacco e la leggerezza: momenti che fluttuano su linee d’organo leggere, chitarre tintinnanti e agili bassi, sorridenti anche di fronte all’incertezza.
FORT NOT – “You On Repet”
[Meritorio]indie-pop-rock
Fort Not, il duo svedese composto dai cantautori Robert Carlsson e Fredrik Söderström, torna con il nuovo album. Insieme ai compagni di band Philip Gates, David Hansson e Joakim Björnberg, il gruppo ha registrato l’album durante un caldo weekend estivo in un fienile vicino alla costa occidentale della Svezia, un ambiente che ha lasciato il segno sul calore, l’immediatezza e il fascino genuino del disco. “You On Repeat” è un album indie pop agrodolce in cui si incontrano chitarre distorte e jangly, texture lo-fi e melodie disarmanti. Radicato in uno spirito DIY ispirato all’indie rock degli anni ’90 e al songwriting pop classico, l’album si muove fluidamente tra rumore e tenerezza, urgenza e disinvoltura, catturando una band in sintonia sia con le emozioni crude che con i ritornelli ben costruiti.
IRON & WINE – “Hen’s Teeth”
[Sub Pop]folk, alt-rock
“Ho sempre voluto usare quel titolo“, dice Sam Beam parlando di “Hen’s Teeth”, il suo ottavo album completo e il sesto per la Sub Pop Records. “Lo adoro. Per me suggerisce l’impossibile. I denti di gallina non esistono. Ed è così che mi è sembrato questo disco: un dono che non dovrebbe esserci, ma c’è. Una cosa impossibile, ma reale“. “Hen’s Teeth” e il suo album precedente, “Light Verse”, sono in qualche modo fratelli. Sono stati registrati durante le stesse sessioni dopo un periodo di stasi durato un anno, con la stessa band, allo studio Waystation di Laurel Canyon. “Quando sono in vena di scrivere e la band riesce a starmi dietro, mi spingono verso qualcosa che non avevo immaginato. Sono in un momento della mia vita in cui la spontaneità è molto più importante per me. Non ho più tanto da dimostrare come una volta. Sono molto più libero e amo fare musica più che mai. Non ci sono risposte giuste o sbagliate. Devi solo pregare per avere fortuna e fare del tuo meglio“.
BILL FRISELL – “In My Dreams”
[Blue Note]jazz
Frisell si cimenta con chitarre acustiche, elettriche e loop, muovendosi ancora una volta in assoluta libertà tra composizioni originali, standard jazz e classici popolari americani. La produzione di Lee Townsend, la fluida e versatile sezione ritmica con cui Frisell aveva registrato l’album “Valentine” nel 2020 e la presenza di una sezione d’archi che al suo fianco aveva debuttato ventuno anni fa in “Richter 858” regalano alla musica calore e profondità: il risultato è una intima conversazione tra musicisti di grande gusto, apertura mentale e inventiva che ben si conoscono.
EXEK – “Prove The Mountains Move”
[DFA]new-wave, post-punk
In poco più di un decennio, gli EXEK sono diventati silenziosamente una delle band più ipnotiche del pianeta, mutando e crescendo di disco in disco, aprendosi gradualmente senza mai perdere quella qualità strana, imperscrutabile e del tutto essenziale che li ha resi così grandi, così EXEK. Il gruppo post-punk di Melbourne produce, a detta loro, un album “un po’ più ‘epico’” rispetto a tutto ciò che ha registrato fino ad oggi, un insieme ricco e spudoratamente melodico di pop surrealista che si crogiola nella contraddizione. “Questo disco è sperimentale nella sua realizzazione“, dice Wolski, “ma non necessariamente nel suono“. Wolski è arrivato al suo lavoro più diretto da quando ha lanciato il progetto, ispirato dalla chiarezza e dalla concisione del pop mainstream, dal forte e innegabile fascino di una semplice melodia vocale. Dopo la fine dei famosi e rigorosi lockdown per il COVID di Melbourne, ha scoperto di voler rimanere fuori. “Lavorare su nuova musica è passato in secondo piano rispetto al divertimento con gli amici“, dice. “E quelle feste erano piene di grandi successi come colonna sonora, cose che non ascoltavo da solo, cose che non avevo più incontrato dalla mia adolescenza. Ma nelle prime ore di domenica mattina, ‘Alive’ dei Pearl Jam suona come se stessi parlando con Dio. E lo stesso vale per “All I Wanna Do” di Sheryl Crow e ‘Feel’ di Robbie Williams. Il krautrock e il dub erano ancora nel mio DNA, ma la musica che ho iniziato a comporre era forse un po’ più spensierata e forse un po’ più emotiva“.
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