The Weekender: ascolta gli album di Joe Jackson, Iguana Death Cult, Prism Shores (e molti altri…) usciti oggi

Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografiche. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente, sospirato, weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.
JOE JACKSON – “Hope and Fury”
[earMUSIC]new wave, post-punk
Spesso definito un camaleonte musicale, Jackson sostiene che la maggior parte del suo lavoro appartenga al suo personale “mainstream”: sofisticate canzoni pop caratterizzate da ritmi e trame in continua evoluzione. Dopo la sua giocosa deviazione con “What a Racket!” (un progetto parallelo del 2023 che esplora l’intrattenimento e la musica britannici dei primi anni del XX secolo), ora torna a quel territorio fondamentale. Il risultato, secondo Jackson, si colloca a metà strada tra “Fool” (2019), “Laughter and Lust” (1991) e “Night and Day” (1982). Nove nuove canzoni in totale – che spaziano dal pop pungente e spiritoso alle ballate commoventi. Vivendo tra New York e Portsmouth, Jackson si definisce “bicoastal” – sia geograficamente che musicalmente.
IGUANA DEATH CULT – “Guns Out”
[Greenway Records]Psych rock
L’ultima evoluzione degli Iguana Death Cult vede la band di Rotterdam riflettere sulle difficoltà e sui dubbi mentre si trova ad affrontare un mondo in fiamme. Il risultato attinge alle loro prime radici punk e garage, alimentato dai riff taglienti come lame di Tobias Opschoor, dalla batteria inarrestabile di Uri Rennert, dai ritmi coinvolgenti di Jimmy de Kok e dalla voce grezza ed emotiva di Jeroen Reek. Il loro nuovo album “Guns Out” (RAS/ Greenway Records) segna un ritorno al garage rock incisivo e presenta un’onesta autoriflessione, affrontando temi quali l’evasione dalla realtà, lo stress mentale e il rinnovamento creativo. Duro ma introspettivo, “Guns Out” cattura una band che fa i conti con la propria evoluzione e con il mondo turbolento che la circonda.
PRISM SHORES – “Softest Attack”
[Meritorio]indie-rock
I Prism Shores tornano con “Softest Attack”, un’evoluzione più incisiva e ricca di ritornelli accattivanti del loro sound indiepop dal suono jangle. Prodotto da Scott “Monty” Munro, l’album fonde il sound graffiante del power pop anni ’90 con i riflessi scintillanti dello shoegaze, dando vita alla loro uscita più collaborativa e ambiziosa fino ad oggi. Mentre il disco precedente puntava sull’atmosfera, questo nuovo album punta tutto su ritornelli accattivanti, chitarre massimaliste e la pura forza del loro songwriting malinconico. “Softest Attack” fonde jangle pop, power pop anni ’90 e shoegaze con chiari echi di The Wedding Present, Teenage Fanclub e My Bloody Valentine, il tutto filtrato attraverso la sensibilità indiepop della band ispirata a Dunedin. Per la prima volta, tutti e quattro i membri contribuiscono ai testi e alla voce solista, segnando il loro lavoro più collaborativo e ambizioso di sempre.
THEO VANDENHOFF – “Saviour On The Spilled Blood”
[Artoffact]post-punk
Nel suo album di debutto, “Saviour on the Spilled Blood”, il gruppo post-punk di Toronto Theo Vandenhoff propone un’esplorazione meticolosamente curata dell’identità e dell’esistenzialismo. L’album rappresenta una dichiarazione definitiva dell’evoluzione del trio, che va oltre i primi singoli per padroneggiare un sound coeso che attraversa con fluidità vari generi senza perdere la sua intensità fondamentale. Il risultato è un’opera di sorprendente sicurezza, che segna un nuovo capitolo sofisticato per la band. “Noi tre scriviamo musica insieme ormai da un paio d’anni; abbiamo trascorso tutto questo tempo a comporre un singolo dopo l’altro e a capire come avrebbe dovuto essere un nostro LP. Saviour on the Spilled Blood è il culmine di tutto questo tempo dedicato ad affinare la nostra arte, insegnandoci come attraversare una manciata di sottogeneri senza compromettere la coerenza. C’è una notevole sicurezza in queste registrazioni di cui siamo molto orgogliosi. La maggior parte dei testi di Saviour sono nati come poesie scritte partendo dal tema del “peccato originale”; il mio obiettivo era raccontare una storia che fondesse l’intensamente personale con il politico, l’animale con l’esistenziale.” – Theo Klaver
HANNAH LEW – “Hanna Lew”
[Night School]indie-pop-rock
Un album, ci dicono le note stampa, imponente e ricco di ritornelli accattivanti, intriso di un ottimismo e di un surrealismo che, paradossalmente, riflettono il periodo che stiamo vivendo. Registrato a casa sua a Richmond, in California, e nello studio The Best House con Maryam Qudus a Oakland, in California, con l’aiuto di un team di musicisti di prim’ordine della West Coast, questo album vede Hannah Lew uscire dall’ombra dell’eredità dei suoi due gruppi, Grass Widow e Cold Beat. Pur presentando somiglianze musicali con i suoi lavori precedenti, “Hannah Lew” è un audace balzo nel territorio del pop diretto, che fa ampio uso di uno stile vocale che fa emergere la malinconia insita nelle sue melodie. Masterizzato da Sarah Register, ogni brano è una gemma perfettamente levigata che spesso strappa il cuore in due direzioni contemporaneamente. Temi di cambiamento, rottura, frantumazione di vecchi modi di essere attraversano l’album. L’album appare istintivo, quasi onirico nel suo assemblaggio di synth travolgenti e pattern di drum machine pulsanti e propulsivi, con le performance vocali di Lew sensibili e carezzevoli in primo piano. Affidandosi sempre più al subconscio e ai sogni per guidare il suo processo creativo, Hannah Lew abbandona spesso le interpretazioni letterali o le narrazioni lineari; le canzoni sembrano esistere in uno stato di flusso estasiato e senza sforzo, pur rimanendo emotivamente di grande impatto.
ENTER SHIKARI – “Lose Your Self”
[So Recordings]alt-rock
Senza alcun annuncio o anticipazione da parte della band, gli Enter Shikari hanno pubblicato oggi a sorpresa il loro nuovissimo album! “Lose Your Self” (pubblicato dalla So Recordings) comprende 12 brani che esplorano temi quali la desolazione, l’inutilità e la totale disperazione di fronte allo stato del mondo, ma con barlumi di speranza e ottimismo che si intrecciano lungo tutto il disco. Il frontman Rou afferma: “Vogliamo che le persone intraprendano un vero e proprio viaggio con questo album e vedano dove le porta. Nessuna anticipazione, nessun singolo e nessuna spiegazione. Costringendo l’ascoltatore ad ascoltare davvero, senza che gli vengano somministrate idee fuori contesto o spiegazioni preconfezionate. Presentiamo semplicemente tutto, affinché l’ascoltatore possa immergersi completamente. Pubblicare in questo modo è stata anche una decisione per non lasciarci distrarre dalle classifiche, dai riconoscimenti e dalle “cose”“.
SNOOP DOGG – “10 Til’ Midnight”
[Death Row Records]hip-hop
“Ten Til Midnight” è il ventiduesimo album di Snoop Dogg, che fa seguito a “Iz It A Crime?” pubblicato a maggio dell’anno scorso.
THE MAINE – “Joy Next Door”
[Photo Finish Records]pop-rock
In “Joy Next Door” i The Maine tornano al loro caratteristico pop-rock alternativo, luminoso ed emotivamente sincero, bilanciando melodie allegre e accattivanti con testi riflessivi e rassicuranti. L’album è incentrato sulla ricerca dell’ottimismo e della connessione nella vita quotidiana, abbinando una produzione raffinata e radiofonica alla tradizionale attenzione della band per la sincerità, la nostalgia e la crescita personale. Mette in evidenza il continuo spostamento dei The Maine verso un suono più caldo e pop, pur mantenendo la narrazione sincera che caratterizza la loro discografia.
TIGERCUB – “Nets to Catch the Wind”
[Loosergroove]alternative rock
I Tigercub sono noti per il loro sound cupo e cinematografico, che fonde riff potenti con una grande profondità melodica. Fondendo elementi di grunge, rock alternativo e post-punk, la band propone brani ricchi di emozioni e performance dal vivo di grande impatto. Apprezzati per il loro equilibrio tra aggressività e atmosfera, i Tigercub hanno fatto tournée con artisti del calibro di Royal Blood, Chevelle e Highly Suspect, consolidando la loro reputazione come una delle band più dinamiche del rock moderno.
LONE – “Hyperphantasia”
[Greco Roman]elettronica
«Hyperphantasia è: musica pop folle, sfrenata, autoindulgente, proveniente da una dimensione parallela. Una splendida vertigine sintetica in una sala degli specchi… È come prendere tutti gli stili con cui ho lavorato, portarli al massimo e lanciarli giù da un precipizio» Artista che accompagna le piste da ballo sin dai primi anni 2000, Lone (vero nome Matt Cutler) ha debuttato come produttore nel 2008 con “Lemurian”, un lavoro ispirato all’hip-hop, prima di passare ai vibranti paesaggi sonori orientati al futuro che abbiamo imparato a conoscere. Il suo catalogo spazia tra house, rave, ambient ed elettronica, e in “Hyperphantasia” Cutler si pone la sfida di riunire tutte queste influenze in un unico lavoro che lui stesso descrive come “un album nella mia mente“. Riferendosi al titolo dell’album, la definizione di iperfantasia è una condizione caratterizzata da immagini mentali eccezionalmente vivide e dettagliate e, per questo album, si è messo alla prova per vedere quanto potesse avvicinare la musica al suono esatto di ciò che sentiva nella sua immaginazione. In “Hyperphantasia”, Lone approfondisce il suo rapporto con la voce. Avendo precedentemente fatto affidamento su campioni vocali o su trattamenti vocali dal vivo più astratti, questo ultimo album segna un cambiamento verso sensibilità più ricche e più orientate al pop.
THE LORDS OF ALTAMONT – “Forever Loaded”
[Heavy Psych Sounds]heavy
L’ottavo tributo dei Lords of Altamont al mondo sotterraneo del rock ‘n’ roll. 10 brani che vi condurranno in un viaggio tra le vette del vizio e le profondità dei bar malfamati. Registrato in tutto il mondo, questo album cattura l’evoluzione del sound dei Lords, pur rimanendo fedele alla grinta e alla potenza dei loro 28 anni di storia.
TRUCKFIGHTERS – “Masterflow”
[Fuzzorama Records]stoner
Dopo un decennio, i Truckfighters tornano con “Masterflow”: una dichiarazione fragorosa da parte delle leggende viventi dello stoner/fuzz rock. Fondati nel 2001, i Truckfighters sono una delle band che hanno reso il genere quello che è oggi, ridefinendo ed elevando lo stoner/desert rock. Il potente trio svedese dimostra ancora una volta perché la loro influenza sia così grande. “Masterflow” racchiude tutto ciò che ha reso iconici i Truckfighters: riff monolitici, groove ipnotici e un senso di slancio in avanti senza paura — pur suonando più incisivi e vitali che mai. Questo non è solo un ritorno; è un promemoria di chi ha stabilito lo standard in primo luogo.
OTTODIX – “Cerebro Mundi”
[Gelo Dischi]indie-pop, elettronica
“Cerebro_Mundi”, arriva a tre anni esatti dal precedente “Arca”, che immaginava una fuga di massa da un’apocalisse irreversibile verso altri pianeti. Questa volta Ottodix ci riporta sulla Terra per capire l’origine delle ragioni che probabilmente ci porteranno a quel futuro disastroso. Ragioni che nascono nei meandri più oscuri e antichi del nostro cervello, nell’amìgdala, dove è custodito l’istinto del rettile primordiale che genera pulsioni come la violenza, la prevaricazione, l’egocentrismo e la paura, tenute fino ad ora a bada a fatica dalla corteccia pre frontale, dove la cultura, l’empatia, il buon senso e la vergogna facevano da argine. Questi istinti si manifestano in azioni che diventano collettive, fino a muovere nazioni intere, provocando guerre, danni ambientali, calpestando diritti e devastando i delicatissimi habitat di quello che è invece il cervello globale in cui siamo immersi, che mai come oggi è diviso in due emisferi, ovest ed est, che hanno smesso di comunicare tra loro. Un mix di elettronica, distorsioni ruvide, armonie orchestrali (con guest d’eccezione Nicola Manzan aka Bologna Violenta agli archi) e sonorità pop, che indagano i sistemi complessi su varie scale, dalla chimica della nostra mente che muove le nostre emozioni a quella del pianeta.
HOLLY HUMBERSTONE – “Cruel World”
[Polydor]alternative
Holly Humberstone torna con il suo attesissimo secondo album, “Cruel World”. Voce di riferimento della sua generazione, Holly propone un disco che vive nella tensione tra dolore e piacere, dove caos e accettazione convivono fianco a fianco. Rinomata per la sua scrittura meticolosa , Holly si è evoluta in una forza globale la cui narrazione lucida ed emotivamente penetrante risuona ben oltre i confini del suo mondo. In “Cruel World”, si rifugia in una fiaba oscura di sua creazione, dove reliquie dell’infanzia, mostri e ricordi si scontrano, dando vita al suo lavoro più coinvolgente, introspettivo e avvincente fino ad oggi.
MY NEW BAND BELIEVE – “My New Band Believe”
[Rough Trade Records]alt-rock
In qualità di bassista e, a volte, frontman dei black midi, Cameron Picton e i suoi compagni di band hanno dato vita a un universo musicale esplosivo, intrecciando complesse narrazioni attraverso emozionanti passaggi di caos controllato. Quando il gruppo si è sciolto nel 2023, l’artista non ha sentito subito il bisogno di incidere un disco da solista o di rientrare in un’altra band. È stato proprio da questa posizione di “non-proprio-leader-di-gruppo” che Picton è entrato in studio e i semi di “My New Band Believe” hanno cominciato gradualmente a germogliare. Il nome funge da invito aperto, un sottile cenno che se un ascoltatore è disposto ad andare incontro alla musica alle sue condizioni, sarà ricompensato per aver fatto un salto nel buio. L’omonimo album di debutto del gruppo è un disco imponente e allucinatorio. È una raccolta di brani che si snoda attraverso registri emotivi e tematici estremamente diversi, svelando al contempo un filo conduttore infinitamente avvincente di logica onirica. L’album è quasi interamente acustico, con il minimo possibile di riverbero ed effetti elettronici. Sarebbe un errore pensare che questi tocchi leggeri rendano la loro musica meno massimale. Picton guida la sua band in modo che ogni traccia si formi, si disperda e si ricomponga, così che l’euforia di una canzone si scontri frontalmente con la frenesia di un’altra. “My New Band Believe” è al tempo stesso onnicomprensivo e in costante mutamento.
SPARKLER – “Glidewinder”
[A La Carte Records]shoegaze
Gli Sparkler sono una band shoegaze di quattro elementi originaria di San Diego, in California, fondata da Chris e Tron, con una formazione in continua evoluzione. Traendo ispirazione dal movimento shoegaze degli anni ’90, la band sfrutta sonorità che spaziano da una distorsione abrasiva a imponenti trame vorticose. Gli Sparkler danno nuova vita allo shoegaze classico con un tocco moderno, grezzo e raffinato. Gli Sparkler mirano a rimanere fedeli ai principali protagonisti degli anni ’90, e “Glidewinder” affina questa visione trasformandola in qualcosa di più imponente e allo stesso tempo più intimo. “Glidewinder” è una creazione di sperimentazione spontanea e songwriting grezzo.
STEPMOTHER – “Absurdus Manifestus”
[Legless]psych rock
Guidato dal leggendario chitarrista underground Graham Clise, il trio torna con una lama più affilata e uno stivale più pesante dopo il debutto del 2023, “Planet Brutalicon”, incanalando l’urgenza del rock’n’roll grezzo in inni selvaggi dedicati ai poveri, ai depravati e ai fieri malfattori della società, “Absurdus Manifestus” annuncia il tanto atteso ritorno dei leggendari outsider australiani, gli Stepmother. Fondendo il proto-punk ad alta velocità di Motor City con fuzz, feedback e psych elettrico, la band attinge ancora una volta allo spirito di Blue Cheer, The Pink Fairies, Nervous Eaters e The Damned per brandire un punk temprato e un nichilismo malvagio, al fine di affrontare l’assurdità, la violenza e la commedia nera dell’esistenza moderna.
PICTISH TRAIL – “Life Slime”
[Fire Records]indie-pop
“Life Slime” è il sesto album in studio di Pictish Trail (alias Johnny Lynch): un disco electro-pop insolito, delicato e psichedelico, plasmato da temi quali la trasformazione, l’esaurimento, la speranza, il senso di colpa e il rinnovamento. Scritto a casa sull’isola di Eigg e registrato nello studio di Mike Lindsay a Margate (Tunng / LUMP), l’album segue “Island Family” del 2022, acclamato dalla critica, affinando ulteriormente il mondo di Lynch fatto di elettronica lo-fi, melodie pop distorte, ritmi psichedelici vaganti e un songwriting emotivamente diretto. È un disco che bilancia synth-pop stordito, propulsione motorik e songwriting acustico intimo, il tutto infuso di quel caos emotivo che dà il titolo all’album.
JACK SAVORETTI – “We Will Always Be The Way We Were”
[Lanza Music]pop
“We Will Always Be The Way We Were” è il nono album in studio di Jack Savoretti e un ritorno in grande stile alle sue radici musicali. Registrato dal vivo agli Eastcote Studios nella zona ovest di Londra, l’album segna il ventesimo anniversario del suo album di debutto “Between the Minds” e vede Savoretti tornare a quella narrazione cruda, a quel songwriting cinematografico e a quell’onestà emotiva che hanno caratterizzato i primi anni della sua carriera. Scritto e registrato con la sua band di lunga data, il disco cattura un senso di cameratismo, spontaneità e libertà creativa. Attraverso le sue 13 tracce, Savoretti si muove senza sforzo tra ballate fumose di tarda notte, ottimismo pop da grande schermo e un songwriting riflessivo e introspettivo.
BROKEN CHANTER – “This Could be Us, You or Anybody Else”
[Chemikal Underground]alternative
“This Could be Us, You, Or Anybody Else” è stato scritto e registrato subito dopo il tour di “Chorus Of Doubt”, album inserito nella rosa dei candidati allo Scottish Album of the Year 2024. Si tratta di una raccolta di composizioni energiche e viscerali che mettono in discussione l’alienazione del panorama sociopolitico moderno. Con oltre 10 brani alimentati da una straordinaria empatia e devozione allo spirito umano, l’ultima uscita di David MacGregor come Broken Chanter si basa sull’estasi Agitp(r)op del suo lavoro precedente, con un effetto delirante. “This Could be Us…” è musica come rivelazione, protesta, comunità in azione. Richiamandosi al post-punk attivista dei primi anni ’80 per avvicinarsi al futuro, i Broken Chanter qui suonano vitali e immediati.
SUGAR HORSE – “Not A Sound In Heaven”
[Fat Dracula Records]alternative
La band di Bristol Sugar Horse è lieta di annunciare che il suo terzo album. Come si fa a catturare in studio le macchinazioni della macchina da guerra geopolitico-industriale – e tutti gli orrori che ne derivano – senza sembrare banali o grossolani? È questa la domanda che i Sugar Horse si sono posti nel loro dsico e devono sicuramente essere una delle poche band esistenti in grado di realizzare proprio questa premessa con sostanza musicale e acuta intuizione filosofica. “Fin da quando sono nato ricordo immagini di guerra, carestia e morte trasmesse direttamente nel mio salotto grazie alla magia della televisione“, dice Tubb. “Queste immagini erano accompagnate da narrazioni dei conduttori del telegiornale volte a umanizzare o disumanizzare le persone coinvolte. Umanizziamo gli alleati del nostro governo e disumanizziamo i loro nemici. Questo è considerato buon senso, o addirittura saggezza in una certa misura. La gente guarda il telegiornale e lo accetta come un fatto, semplice e vero.“
CATHEDRAL BELLS – “parallel dreams”
[Artoffact Records]dream pop, shoegaze
“Parallel Dreams” è l’ultimo lavoro della band shoegaze Cathedral Bells e segna una tappa fondamentale in quanto loro album di debutto per la Artoffact Records. L’album è il culmine di quasi due anni di meticoloso lavoro, frutto di un lungo periodo di sperimentazione sonora e di silenziosa riflessione. Attingendo alle influenze slowcore e intrecciando trame sonore finora inesplorate, il disco cattura il delicato processo di coltivazione di idee frammentarie e della loro graduale distillazione in una realtà coesa e raffinata. Per il frontman Matt Messore, questi brani sono diventati più che semplice musica; hanno fatto da ancora di salvezza durante periodi di profonda incertezza. L’evoluzione dell’album è stata paziente, permettendo alla composizione di maturare naturalmente fino a trasformarsi in un corpus di lavori che appare sia intenzionale che ben radicato. Questo nuovo capitolo con la Artoffact Records evidenzia un passaggio verso un suono più espansivo, dando vita a un album che rimane ferocemente onesto pur abbracciando un’estetica audace e raffinata.
I AM THE AVALANCHE – “The Horror Show”
[Rude Records / EVR]punk
Scritto in gran parte sulla scia della profonda perdita personale subita dal frontman Vinnie Caruana, l’album esplora l’amicizia, la mortalità, l’amore e la resilienza con un peso emotivo più intenso che mai, il tutto abbracciando una totale libertà creativa. Ad aprire l’album è la title track, una canzone intensamente intima che descrive il processo del lutto e una visione del mondo mutata a seguito della scomparsa di un caro amico. “Una perdita incommensurabile è qualcosa che tutti noi dovremo affrontare, se non l’abbiamo già fatto“, ha detto Caruana. “Come quando una granata esplode in un film di guerra, tutto ciò che senti è il ronzio nelle orecchie e vedi il mondo davanti a te con una sfumatura diversa.”
AS EVERYTHING UNFOLDS – “Did You Ask to Be Set Free?”
[Century Media]metal
Musica capace di liberare: la band alternativa britannica As Everything Unfolds torna con il suo terzo album, “Did You Ask to Be Set Free?”, pubblicato dalla Century Media Records. Il gruppo, fondato nel 2013, si è affermato nella scena post-hardcore/alternativa britannica ed europea grazie all’uscita del suo album di debutto “Within Each Lies The Other” (2021) e del secondo disco “Ultraviolet” (2023). “Did You Ask to Be Set Free?” non è solo il risultato di un processo di registrazione approfondito, ma è anche una testimonianza dell’emozione, della resilienza e dell’approccio autentico della band, fatto di onestà unita a intensità. L’album offre un viaggio, sia dal punto di vista dei testi che da quello musicale, senza mai lasciare alcun dubbio su cosa o chi siano gli As Everything Unfolds come band.
THE PEAWEES – “More Scraps”
[Wild Honey Records]rock
“More Scraps” fa parte del box set per il trentennale dei The Peawees, “Food For My Soul” (1995–2025), pubblicato da Wild Honey Records, ed è disponibile anche come uscita standalone. Una raccolta di B-side, rarità e reinterpretazioni, che colma una lacuna storica nel catalogo della band, riunendo materiale rimasto disperso tra le diverse fasi della loro carriera. Più che una semplice compilation, “More Scraps” funziona come un disco vero e proprio. La tracklist attraversa epoche e approcci diversi, alternando brani degli esordi e registrazioni più recenti, originali e cover, e tracciando l’evoluzione del suono della band: dal garage punk più grezzo a una scrittura più compatta e costruita sul groove, influenzata da soul, R&B e rock’n’roll classico. Una parte centrale del disco è rappresentata dalle “Strepitoso Sessions”, registrate con il produttore Brown Barcella. Queste tracce catturano la band in una dimensione più essenziale e focalizzata, con un’attenzione particolare a dinamica, interpretazione e resa emotiva.
MELANIE BAKER – “Somebody Help Me, I’m Being Spontaneous!”
[Tambourhinoceros Records]alt-rock
Con un abile gioco di realismo da cartone animato, l’album di debutto di Baker la vede dedicarsi all’umorismo assurdo, come sottolinea il titolo dell’album, che fa riferimento al film The Truman Show: «Somebody Help Me, I’m Being Spontaneous!». Con una batteria martellante, chitarre distorte e una delicata precisione nei testi, Baker rivendica la grinta e lo spirito dell’alt-rock degli anni ’90 attraverso una lente queer e moderna.
REPETITA IUVANT – “3+2”
[Argonauta Records]psych rock
Il nuovo album consolida una visione musicale dove post rock, psichedelia no wave e dinamiche sperimentali si fondono in una narrazione strumentale potente e stratificata. Il trio spezzino formato da Cristoforo Da Costa (chitarre, synth), Daniele Isetta (chitarre, synth) e Andrea Testa (batteria) costruisce cinque brani che si muovono tra minimalismo ed esplosione, meditazione e movimento. Chitarre stratificate, elettronica discreta e pattern ritmici fluidi creano paesaggi sonori immersivi che evolvono organicamente, trascinando l’ascoltatore in un flusso continuo dove la ripetizione diventa forza generativa. “3+2” è un album di contrasti e metamorfosi: motivi che si espandono, si frammentano e si ricombinano, tessiture angolari che si aprono in espansioni cinematografiche. Ogni brano abbandona le strutture tradizionali per seguire un’architettura emotiva che privilegia tensione e rilascio.
JAGUERO – “Make Me Feel Alive Again”
[Anchors Aweigh Records]indie-rock
Alcuni album di debutto sembrano un primo passo. Altri sembrano una linea tracciata nella sabbia. “Make Me Feel Alive Again”, il primo album completo dei Jaguero di Vicenza, rientra decisamente nella seconda categoria. Dopo essersi conquistati un seguito con gli EP “Worst Weekend Ever” e “New Love”, la band torna con un disco che abbraccia l’incertezza invece di cercare di smussarla. È irrequieto, rumoroso e alla ricerca di qualcosa, attingendo al punk, al grunge e all’emo senza inserirsi perfettamente in nessuno di questi generi. “Make Me Feel Alive Again è il nostro primo album completo, nato dal desiderio di trasformare la vulnerabilità e l’incertezza in qualcosa che commuove e spinge avanti“, dice la band. “Spesso ci sentiamo fuori posto… quindi ci siamo affidati al lato più viscerale delle nostre emozioni, senza filtri. Ogni canzone è un tentativo sincero di ritrovare noi stessi.” Quel senso di onestà permea l’intero disco. I Jaguero non inseguono le mode né cercano di suonare raffinati per il gusto di farlo: sono più interessati a catturare una sensazione, anche se è disordinata o irrisolta. È qui che l’album colpisce più forte.
DITONELLAPIAGA – “Miss Italia”
[BMG / Dischi Belli]pop
Esce per BMG / Dischi Belli il terzo album di Ditonellapiaga “Miss Italia”. Interamente scritto dalla cantautrice, l’album, anticipato dal singolo “Sì lo so”, contiene anche “Che fastidio!” in gara al Festival di Sanremo 2026. Con “Miss Italia”, a quanto ci dicono le note stampa, preparatevi ad addentrarvi come mai prima d’ora nell’universo creativo di Ditonellapiaga fatto di ironia, irriverenza e stupore dove l’artista ritrova la sua cifra stilistica più autentica: essere se stessa, senza filtri.
KATANA KOALA KIWI – “Il Territorio delle meduse”
[Dumba Dischi]art rock
Dumba Dischi presenta “Il territorio delle meduse”, primo album della band triestina Katana Koala Kiwi. Un lavoro denso e viscerale, dove luce e ombra si alternano e si fondono, creando spazio per riflessioni sull’animo umano e sul suo rapporto con la natura. Dal punto di vista sonoro, il disco riesce a mantenere la coerenza nel proprio racconto, senza però aver paura di sperimentare, cambiando pelle e influenze musicali. Dallo shoegaze all’art rock, dal post rock a nenie liturgiche e ritmi tribali mutuati dalla musica popolare, l’album non si fa arginare da alcun tipo di etichetta con le chitarre sono più presenti delle voci e tanti silenzi quante parole.
DUO BUCOLICO – “Champagne!”
[The Saifam Group]indie-pop,
“Champagne!“ è il decimo album del Duo Bucolico, un traguardo che suggella vent’anni di musica e brindisi. Non si tratta di un semplice disco, ma di una vera e propria esplosione: un lavoro effervescente, prezioso e, a modo suo, “istituzionale”. L’album si presenta come un invito alla festa pura, nato con l’obiettivo di inebriare l’ascoltatore di parole e trasportarlo altrove: come ad abbandonarsi al sole, seduti su una vecchia panca di legno davanti a un casale sperduto nelle campagne della Romagna. In questo progetto, gli artisti si mettono a nudo per quello che sono oggi: un mix contraddittorio di saggezza e ingenuità, vecchiaia e idealismo, scaltrezza e sana stupidità. Dopo vent’anni di attività e dieci dischi sulle spalle, il Duo sentiva il bisogno di brindare a questo lungo percorso. Il risultato è un lavoro discografico dove succede di tutto: tra le tracce ci si può imbattere in improbabili tornei di tennis autostradale, riflessioni filosofiche finite male, visioni di bambini assemblati, raduni equo-solidali e geni psicotropi. Il tutto è sorretto dal loro suono caratteristico — essenziale, classico e orgogliosamente “inattuale” — trasportato però con estrema cura nella sensibilità contemporanea.
EDGAR ALLAN POP – “Sotto Il Segno dei Pesti”
[Spazio Dischi]cantautorato, pop
“Sotto il segno dei pesti”, l’album d’esordio sulla lunga distanza di Edgar Allan Pop, uno dei progetti più interessanti del pop cantautorale indipendente dell’Emilia Romagna, e non solo. Edgar Allan Pop danza fra un genere e l’altro, zigzagando fra malinconia e dissacrazione, tra musica leggera e impegno nel dire le cose come stanno. Realizzato sotto lo sguardo attento del produttore Fabio Grande (I quartieri, Galeffi, Lil Kvneki, Colombre), il disco esce per la label indipendente Spazio Dischi.
CAROLINA BUBBICO – “Vocàlia”
[GroundUP Music]indie-pop
Quarto disco dell’artista salentina, è un lavoro ambizioso nel quale tutto è affidato e costruito utilizzando la voce; un’orchestra multilingue che in nove tracce è melodia e armonia, ritmo, messaggio. Da “Vocàlia” sono stati tratti due singoli che ne hanno anticipato l’uscita, e che coincidono con i featuring presenti nell’album: “Everlove” con Becca Stevens e “Uma rosa e um bordado” con Mari Jasca. La parte ritmica è stata registrata dal percussionista finlandese Abdissa Assefa e Filippo Bubbico ha curato l’intera produzione del disco e ha suonato tutti i synth bass. Carolina Bubbico è cantante, polistrumentista, arrangiatrice e direttrice d’orchestra.
THUNDER BOMBER – “Boys Alive”
[Cheat Records / Total 13 Records]indie-rock, blues
“Boys Alive” è il primo album che i Thunder Bomber hanno composto e realizzato interamente con la formazione attuale. Dopo anni di cambi di lineup, disavventure e autosabotaggi, la band è ancora qui — e questo disco ne è la prova. I brani arrivano da momenti diversi: idee chiuse nel cassetto da anni, pezzi nati pochi mesi prima delle registrazioni, altri completati direttamente in studio. Nessun vincolo stilistico, nessuna fedeltà a un genere preciso. Dall’hardcore al blues, con synth, armonica e sax dove servivano. Il risultato è un disco eterogeneo ma coeso, dove ogni pezzo porta l’impronta di mani diverse. Il titolo “Boys Alive” richiama in parte l’opera Pasoliniana “Ragazzi di vita”, ma soprattutto è stato scelto per il suo suono e per la capacità di evocare l’atmosfera e la genesi del disco. Le canzoni raccontano miserie quotidiane, fallimenti, apocalissi sentimentali, notti sbagliate. Un disagio esistenziale segnato dall’alienazione di un presente hi-tech e disumanizzato. Ma “Boys Alive” è anche resistenza: i Thunder Bomber sono sopravvissuti, e questo album è il modo di dirlo.
COLLA – “FINIREMOTUTTIAFARCIMALE!”
[Dischi Soviet Studio ]punk
Attivi dal 2017, i COLLA si sono affermati come una delle realtà più riconoscibili della scena punk indipendente italiana, grazie a un suono che fonde energia hard, attitudine punk e una vena melodica capace di restare impressa. Una traiettoria costruita tra dischi come “Adios Cabrones” e una reputazione live intensa e viscerale, fatta di concerti senza filtri e senza compromessi. Ad anticipare il nuovo album sono stati i singoli “Fottetevi” e “Asteroide”, due brani che ne delineano perfettamente l’identità di questo nuovo album, dove i COLLA confermano quindi la propria identità: una band che non addolcisce, non media, non arretra. Solo suono, urgenza e realtà. L’album è stato registrato in 5 giorni infuocati. Sono 8 brani veloci ed intensi. La vita, la provincia, il mondo, l’inquietudine e le traiettorie incerte. Sono graffiti hard punk senza nessuna sovrastruttura, sono brani che arrivano dallo stomaco e che si proiettano verso un futuro assurdo.
SIMONE FARACI – “[fu.mu]”
[Slowth Records]sperimentale
Il nuovo album di Simone Faraci che conclude il ciclo di ricerca. Se i due lavori precedenti hanno indagato la percezione del tempo, la memoria e la trasformazione della forma musicale, questo nuovo capitolo torna allo studio per raccogliere ciò che è rimasto sospeso lungo quel percorso: materiali marginali, intuizioni non risolte, tracce che non avevano ancora trovato un luogo. Il disco prende forma attorno all’idea di residuo. Residuo come deposito, come stratificazione, come ciò che rimane dopo un processo di sottrazione. Questi frammenti si presentano come metafonie provenienti da un mondo infero, uno spazio simbolico e psicologico in cui affiorano elementi profondi, talvolta pre-razionali. Qui la relazione del musicista con l’entroterra siculo, terra di miniere e di cavità, resta un riferimento implicito. Ne emerge una geografia interiore, sotterranea e psichica. Dal punto di vista sonoro si colloca in una dimensione rarefatta e instabile.
LE PIETRE DEI GIGANTI – “Pastorale”
[Overdub Recordings]stoner rock, world music
Un disco stoner rock con forti influenze di world music, tra chitarre heavy, atmosfere cupe e poliritmi latini e caraibici, che si ispira all’interazione tra essere umano e natura, ma descritta con il determinismo scientifico della nostra modernità. In questo modo, le cadenze mantengono la vena tribale del disco precedente, acquisendo però una sfumatura etnico-popolare, accentuata dall’uso di percussioni, handclapping e melodie cantate a più voci. C’è anche una maggior immediatezza, incluso il ricorso più frequente ai ritornelli. «Il termine Pastorale ha diversi significati, uno di questi è la composizione musicale ispirata alla vita rurale e al rapporto dell’uomo con la natura. A volte la parola viene utilizzata nel contesto religioso, in quanto dà nome al bastone dei vescovi. Considerando le riflessioni esistenziali dei brani, l’album può essere declinato proprio come una pastorale, dove la natura è però descritta con il determinismo scientifico della nostra modernità».
SELDOM PRETTY – “Seldom Pretty”
[Nero Original Records]post-punk
I Seldom Pretty si presentano sulla scena musicale con il loro album di debutto omonimo, un lavoro che unisce energia grezza e intensità emotiva in un sound che attraversa i confini tra alternative rock, post-punk e industrial. “L’idea alla base dell’album è comunicare l’emozione umana e l’impronta di esperienze durature attraverso testi concisi ed essenziali, e paesaggi sonori viscerali e sinceri”, spiega Paulis, descrivendo la filosofia artistica che anima il progetto.
LES IMPRIMES – “Fading Forward”
[Big Crown Records]retro soul
“Fading Forward” arriva a tre anni di distanza da “Rêverie”, l’acclamato debutto del 2023 di Morten Martens, ed è stato scritto, suonato e prodotto quasi interamente da lui, musicista autodidatta originario di Kristiansand, in Norvegia. L’album amplia le basi soul e trasversali di Martens, approfondendo temi come amore, perdita e resilienza. Ispirandosi al soul degli anni ’60 e ’70, alla scrittura doo?wop, ai pattern di batteria influenzati dall’hip?hop e alla sensibilità melodica dell’alternative anni ’90 e 2000, Martens crea una musica che suona allo stesso tempo classica e attuale. La sua forza più grande, però, è la chiarezza emotiva: brani che arrivano subito, al primo ascolto, e che continuano a crescere dentro chi li ascolta. In “Fading Forward” Martens suona praticamente ogni strumento, cura produzione e arrangiamenti e interpreta le canzoni con una voce misurata ma espressiva.
SON MIEUX – “24 Hours”
[autoprodotto]indie-pop-rock
Anticipato dai singoli “Tonight”, “It’s Only Love” e “Dark Before The Dawn”, il disco approfondisce i temi della connessione umana, della vulnerabilità e della capacità di resistere nei momenti di incertezza. Concepite come il racconto di un’intera giornata, le tracce si sviluppano in un ciclo che dal crepuscolo conduce all’alba, utilizzando il tempo come metafora di dubbio, consapevolezza e rinascita. Sul piano sonoro, “24 Hours” amplia l’inconfondibile cifra stilistica della band — un equilibrio tra alternative pop, indie rock e suggestioni cinematiche — sostenuto da melodie incisive, forte spinta ritmica e una narrazione emotiva intensa. “24 Hours” si conferma il lavoro più coeso e maturo dei Son Mieux fino ad oggi: un progetto solido e coerente.
HAJAJ – “Waiting Room (With The Ticking Time Bomb)”
[Nettwerk Music Group]jazz, soul
Anticonformista, alla sua passione per artisti come Feiruz e Talal Maddah affianca sonorità del mondo occidentale. La sua discografia, intrisa di spontaneità e di una natura profondamente riflessiva, trasmette queste esperienze profonde, mantenendo una fiera indipendenza ed una naturale disinvoltura nella produzione e nell’estetica. “Waiting Room (With The Ticking Time Bomb)” segna il debutto di Hajaj sulla lunga distanza attraverso 12 brani camaleontici di profonda ricerca interiore. Anche “Waiting Room (With The Ticking Time Bomb)”, come il precedente ep, è stato registrato ai Talbot Sudios di Glover, con alcuni dei migliori musicisti jazz del Regno Unito, con una produzione analogica e registrato dal vivo su nastro. Un album che lascia percepire tutte le sfumature sonore del complesso e variegato mondo musicale di Hajaj: siamo in Francia, siamo in Inghilterra, in Spagna, a Los Angeles, in Arabia Saudita, un disco camaleontico e travolgente.
LEAVING VENICE – “Price of caring”
[Dear Gear]dream pop, shoegaze
“Price of caring”, l’album d’esordio degli emiliani Leaving Venice, giovane quartetto dream-gaze che si sta ritagliando uno spazio tra le new sensation più interessanti del sottobosco musicale italiano. Il loro sound intreccia influenze alt-rock, dream pop e shoegaze, muovendosi tra muri di chitarre, melodie vocali eteree e testi che sembrano cartoline da luoghi che non esistono più.
L’album d’esordio del quartetto esce per la ruspante label indipendente italiana Dear Gear Records., specializzata in sonorità alternative e shoegaze.
ROPE – “For all the marbles”
[Jungle Noise Records]post punk, post hardcore
“For all the marbles” è il nuovo album dei torinesi Rope, granitico quartetto attivo dal 2019 formato da ex membri di The Ponches e Tutti I Colori Del Buio, con l’idea di suonare un mix di hardcore punk, noise rock e grunge sulla linea tracciata da Drive Like Jehu, At The Drive In e Metz. Si tratta della seconda fatica discografica della band a sei anni dall’album d’esordio “Crimson Youth”.
7 tracce infuocate per un’esperienza sonora della durata di 25 minuti. Il tutto in uscita per la label indipendente piemontese Jungle Noise Records, che ha creduto fortemente nel potenziale del progetto. Il nuovo corso dei Rope è influenzato tanto dal post punk inglese quanto dal post hardcore americano. Per scrivere i nuovi brani i ragazzi si sono riempiti le orecchie di The Stone Roses, Quicksand, The Smiths, Ride, Fugazi, Cure e band contemporanee come Title Fight, High Vis e Militarie Gun.
SQUAREPUSHER – “Kammerkonzert”
[Warp]elettronica
Tom Jenkinson, alias Squarepusher, presenta “Kammerkonzert”, un tripudio di riff duri come l’onice e ultraveloci, temi orchestrali diabolici e brusche virate attraverso vari generi di musica progressiva, ambient, elettronica e sperimentale. “Kammerkonzert” mette in mostra la forza di Jenkinson non solo come produttore ma anche come compositore. “Kammerkonzert” – il cui nome dal suono duro riflette la militanza sonora della musica che presenta, pur significando letteralmente “concerto da camera” in tedesco – spinge maliziosamente verso l’interno i confini estremi della composizione musicale stessa.
JUNI HABEL – “Evergreen In Your Mind”
[Basin Rock]indie-folk
“Evergreen In Your Mind”, il nuovo e terzo album della cantautrice norvegese Juni Habel, vive in due mondi contemporaneamente. Le canzoni sono state registrate in angoli tranquilli della sua casa e al pianoforte della scuola in cui lavora, e l’album utilizza il mondo fisico che la circonda per creare le percussioni. Si svolge inoltre, come lei stessa afferma, all’interno di un sogno: un luogo immaginario in cui il suo desiderio di unione reciproca e con il mondo che ci circonda trova finalmente realizzazione. Composto da undici nuove registrazioni, le canzoni qui presenti rimangono delicate, con la voce di Habel che interpreta un ruolo da protagonista elegante – ma ci sono anche delle variazioni. Questi piccoli cambiamenti nel suono di Habel si traducono in un notevole passo avanti. È stata data maggiore attenzione al groove di queste canzoni. È stata abbracciata la giocosità e, forse soprattutto, la pazienza ha svolto un ruolo fondamentale nel plasmare l’album, con tempo e cura dedicati a ogni elemento di queste canzoni. “Puntiamo sempre a catturare la naturalezza, ma il modo per arrivarci è tutt’altro che naturale“, rivela Habel.
LOVE RARELY – “Pain Travels”
[Big Scary Monsters]alternative
Nati nel cuore della fiorente scena alternativa di Leeds, i Love Rarely si sono rapidamente conquistati la reputazione di una delle formazioni math-rock più emotivamente audaci del Regno Unito. Il loro album di debutto, “Pain Travels”, cattura l’immagine più completa di ciò che sono diventati: plasmato nel corso di un anno in camere da letto libere e spazi di registrazione improvvisati, il disco racconta l’esperienza collettiva della band fatta di traumi familiari, contesti domestici tossici e la complessità di affrontare l’età adulta con cicatrici che li plasmano ma non li definiscono più.
TIWAYO – “Outsider”
[Record Kicks]soul
Soprannominato “The Young Old” per la sua voce dal peso senza tempo, il cantante e cantautore soul Tiwayo, nato a Parigi, torna con Outsider, un nuovo potente album prodotto dal vincitore di un Grammy Adrián Quesada (Black Pumas). “Outsider” segna il trionfale ritorno di uno spirito bohémien che ha suonato per strada e viaggiato in tutto il mondo, assorbendo le radici del blues, del soul e del gospel che continuano a plasmare la sua musica. Acclamato da luminari della musica come Norah Jones, Marcus Miller, Tony Visconti e Don Was, Tiwayo si è costruito una reputazione aprendo i concerti di Sting, Seal e Marcus Miller.
WU LYF – “A Wave That Will Never Break”
[L Y F Recordings]alternative
I WU LYF, l’enigmatica band di Manchester, pubblicano il loro attesissimo secondo album. A 15 anni dal loro album di debutto “Go Tell Fire to the Mountain”, questo disco segna un capitolo completamente nuovo per la band, recentemente tornata insieme. Prodotto da Sonic Boom e registrato tra Lisbona e il Galles nel 2025, “A Wave That Will Never Break” cattura il suono dei WU LYF, vasto e intransigente come sempre, con la portata di un sermone pronunciato a tutto volume: musica che si percepisce come fisica, devota e catartica. Laddove un tempo i WU LYF incarnavano l’energia irrequieta della ribellione giovanile, ora canalizzano qualcosa di più raffinato, una fiamma duratura temperata dall’umiltà del tempo. La loro filosofia creativa si è evoluta dalla protesta reattiva a qualcosa di più vicino al wu wei: un’azione senza sforzo, che scivola intorno ai sistemi di controllo piuttosto che affrontarli frontalmente e, così facendo, ispira una rivendicazione del potenziale e della presenza.
WESLEY JOSEPH – “Forever Ends Someday”
[Secretly Canadian]neo soul
Senza filtri, pienamente maturo e totalmente personale: il tanto atteso album di debutto di Wesley Joseph mostra il cantante, autore, produttore e regista nel momento in cui si mostra più vulnerabile e sicuro di sé, esprimendo le molteplici sfaccettature del suo percorso creativo. “Mi sono guardato allo specchio più che mai con questo disco“, dice. “È diventato inaspettatamente un album di formazione. Ho attinto da diversi periodi della mia vita per arrivare al presente: alcune canzoni erano istantanee cinematografiche, altre realtà che fanno riflettere o ricordi idealizzati. Sognare è sempre stato un riparo dalla realtà e realizzare il disco mi ha permesso di elaborare le cose nel mondo reale“. “Ho semplicemente trattato il disco come un contenitore, gettandovi dentro continuamente pezzi della mia vita“, dice. “Catturavo momenti della mia infanzia, della mia adolescenza e a volte parlavo a un Wesley che non esisteva ancora.” Decisamente senza genere, sono la voce e la visione uniche di Joseph a unificare questi brani, passando dall’espressione rap grezza al canto con convinzione soul, sobria e profonda. “Questo disco è un prodotto del mio DNA musicale. Sembra originale perché non cerca di inserirsi in un unico spazio: racchiude tutte le mie influenze contemporaneamente. Sono cresciuto con la musica soul e l’R&B che risuonavano in casa, non ho mai smesso di avere la musica rap intorno a me e, crescendo, ho passato molto tempo con le cuffie a perdermi su Internet – il che mi ha portato ad amare di tutto, dalla musica elettronica ai dischi psichedelici».
MELVINS & NAPALM DEATH – “Savage Imperial Death March”
[Ipecac]metal
Dopo due tour in co-headliner negli ultimi dieci anni, i Melvins continuano la loro lunga tradizione di collaborare con un’altra band su un album. Il prossimo progetto: i Napalm Death! Non si tratta semplicemente di una pubblicazione split in cui ogni band occupa un lato del disco. “Savage Imperial Death March” è una collaborazione a tutti gli effetti, con i Melvins e i Napalm Death che suonano insieme in tutti i brani. Questo album è stato originariamente pubblicato in edizione super limitata su CD e vinile tramite AmRep nel 2025 (solo in tour e nel negozio AmRep). Questa è una versione estesa con 2 brani extra, una copertina inedita di Mackie Osborne e nuove varianti in vinile.
BROWN HORSE – “Total Dive”
[Loose]indie-rock
I Brown Horse tornano con il loro terzo album, “Total Dive”. Il loro lavoro più solido e maturo fino ad oggi mette in luce un nuovo livello di abilità e sicurezza nel lirismo riflessivo e nella musicalità della band di Norwich, nel Regno Unito. Allontanandosi dalla giocosità e dall’eclettismo dei loro lavori precedenti, “Total Dive” vede i Brown Horse addentrarsi nell’oscurità con un cauto ottimismo. Mentre si muovono con sicurezza tra rumori stridenti e delicate riflessioni, si prendono il tempo di notare la bellezza e l’agonia del quotidiano: il rantolo di morte di un distributore automatico, i fari che lampeggiano negli occhi di una volpe investita, il rosa erica di un cielo invernale. Il nuovo album è l’espressione più chiara finora del suono unico dei Brown Horse: a metà strada tra il country rock austero degli Uncle Tupelo, l’intimità cruda della prima Cat Power e i paesaggi inquietanti dei Magnolia Electric Co., pur abbracciando il rumore sicuro di sé dei pionieri dell’alt-rock come i Built to Spill e i The Breeders.
LIME GARDEN – “Maybe Not Tonight”
[So Young Records]indei-rock
Il quartetto di Brighton Lime Garden pubblica il suo secondo album, “Maybe Not Tonight”, tramite la So Young Records. “Maybe Not Tonight” si snoda come una serata intera, tracciando i piaceri e i pericoli del divertimento e delle decisioni impulsive. “L’album parla di una serata fuori, dall’inizio alla fine“, spiega Howard. “Man mano che la notte avanza, ti stai divertendo un mondo, finché il tuo ex non entra con qualcun altro. Odi il tuo aspetto, ma invece di andare a casa, premi il grande pulsante rosso e ti ubriachi ancora di più. Alla fine, torni a casa pieno di malinconia, caos e rabbia.” Scritto all’indomani di un periodo di intenso sconvolgimento personale, descritto dalla band come una “rottura di massa” collettiva, l’album vede i Lime Garden alle prese con il dolore, l’alcol, l’immagine del proprio corpo e l’autostima, mentre si abbandonano a un edonismo condiviso e consapevole. L’incertezza iniziale ha alimentato un’urgenza creativa che attraversa tutte e dieci le tracce.
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HIRO AMA – “Booster Pack” EP
[PRAH Recordings]elettronica
Mentre i suoi lavori precedenti esploravano trame sottili, risonanza emotiva e spazi tranquilli, “Booster Pack” è un tuffo a tutta forza nello slancio, nel groove e nella fisicità. Costruito da zero attorno al ritmo, ai beat e all’energia, l’EP rappresenta una svolta di 180 gradi verso una musica dal ritmo serrato e orientata alla danza, pensata per muovere il corpo tanto quanto la mente. Iniziando ogni traccia con percussioni e groove prima di sovrapporre melodie e armonie, Ama crea un paesaggio sonoro ipnotico ma intensamente cinetico, fondendo tempi insoliti, bassi pulsanti e trame sperimentali in una raccolta coesa e ad alta energia che è allo stesso tempo giocosa, ipnotica e inarrestabile nel suo slancio. “Booster Pack” rappresenta l’ingresso di Hiro Ama in una nuova dimensione fisica della sua arte, una musica che non solo invita alla riflessione, ma spinge al movimento.
MEI SEMONES – “Kurage” EP
[Bayonet]indie-folk
Nessuno è in grado di farlo come Mei Semones, la chitarrista e cantautrice venticinquenne di Brooklyn che fonde jazz, bossa nova e indie-pop. Il suo modo di scrivere canzoni ha una leggerezza specifica e riconoscibile, una disinvoltura nonostante le sue intricate complessità. Il fatto che la sua musica sia così cerebrale, ma con una tale vivacità e accessibilità – un amalgama di linee di chitarra che oscillano dal jazz alla bossa, da ritmi matematici a hook più grunge, con testi che fluttuano tra inglese e giapponese – è una testimonianza della disciplina e della dedizione di Semones alla sua arte chitarristica. Ascoltare una canzone di Mei Semones significa provare gioia e sorpresa ad ogni svolta: è la sensazione di aver incontrato un’artista con un punto di vista melodico davvero unico. In “Kurage”, il nuovo EP collaborativo di Semones, l’orizzonte del suo mondo musicale continua ad ampliarsi mentre presenta tre nuovi brani che spaziano tra relazioni e luoghi.
STEVE GUNN – “Shape of a Wave” EP
[No Quarter]folk
Nel nuovo EP sono presenti 4 brani, due inediti delle session di “Daylight Daylight” e due remix realizzati da Sonic Boom per i brani “Nearly There” e “Another Fade”. Steve Gunn rappresenta da oltre un decennio l’avanguardia del rock chitarristico americano, uno sperimentatore capace di mescolare come un maestro psichedelia, folk e canzone d’autore.
I GINI PAOLI – “Arriviamoci” EP
[Marsiglia Records]indie-pop
Un’estenuante catarsi che racconta la crisi r-esistenziale del nostro tempo, fatta di unioni, divisioni e riconciliazioni. Una dub iperattiva su percussioni tropicali che produce un incoraggiante senso di straniamento.
PIT COCCATO – “Corso Cavallotti 28” EP
[Doc Music]indie-rock
Anticipato dai brani “Fuoco cammina con me” e “Torna a casa Lessie“, “Corso Cavallotti 28″ è il nuovo EP di Pit Coccato e il suo primo lavoro in italiano. Al centro il tema della salute mentale che diventa il fulcro del racconto, affrontata con profondità e intimità, ma senza mai risultare opprimente. Pit Coccato si muove in uno spazio di riflessione, dove la vulnerabilità non è un limite, ma anzi l’essere consapevoli della propria fragilità diventa motivo di valorizzazione di noi stessi. Una presa di coscienza che parte da uno sguardo lucido sulla condizione della generazione contemporanea e delle sue tensioni, date dal sempre presente peso di una retorica del successo, dall’instabilità economica, dallo spettro della guerra, dalla rottura con il mondo degli adulti che sembra incapace di garantire un futuro più solido. Tensioni che incidono profondamente sull’equilibrio emotivo e che rendono la fragilità una condizione condivisa. Al sound di Pit Coccato, dove chitarre elettriche e acustiche si uniscono con arrangiamenti di derivazione prevalentemente anglosassone, ispirandosi a band come Radiohead, Pavement, Pixies e Sparklehorse, è molto rilevante la forza della voce e dei cori di accompagnamento, richiamando i miti della sua adolescenza come Tom Waits e Mark Lanegan nei suoi duetti con PJ Harvey.
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