Cultura

The Weekender: ascolta gli album di Cosmo, Tomora, M.I.A. (e molti altri…) usciti oggi

Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografiche. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente, sospirato, weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.

COSMO – “La Fonte”
[Columbia Records/Sony Music Italy/42Records]indie-pop

Scritto, prodotto e suonato da Cosmo insieme ad Alessio Natalizia – produttore e musicista di base a Londra noto con l’alias Not Waving – il nuovo album “La Fonte” si inserisce nel secondo capitolo del loro percorso condiviso, dando seguito a un sodalizio artistico inaugurato con il disco “Sulle ali del cavallo bianco” (2024) e ormai consolidato.

TOMORA – “Come Closer”
[Fontana]elettronica

Album di debutto, scritto e prodotto a quattro mani da Tom Rowlands (Chemical Brothers) e Aurora. L’album crea un universo unico nel suo genere, fondendo la voce inconfondibile di Aurora con l’ineguagliabile maestria in studio di Tom. Il singolo di punta “Ring the Alarm” è un sound glorioso e meccanico che evoca un contatto alieno, animato da caos, malizia e liberazione.

M.I.A. – “MI7”
[Ohmnimusic]indie-pop

M.I.A. (Mathangi Arulpragasam), rapper, cantante e writer britannica, torna con un disco che sottolinea il suo forte avvcinamento al cristianesimo: “gospel, radicato nella preghiera, nel Libro dell’Apocalisse e nell’Arca dell’Alleanza“. Staremo a vedere come il suo stile fatto di hip hop, reggae, dancehall, elettronica e funk s’incastrerà con questa nuova suggestiuone sonora.

TIGA – “Hotlife”
[Secret City]elettronica

L’icona di Montreal Tiga è tornato con il suo quarto album, “Hotlife”, che segna una nuova era nel suo immortale viaggio techno. Con la partecipazione di Boys Noize, Matthew Dear, Fcukers, MRD, Gesloten Cirkel, Paranoid London, Maara e dei nuovi maghi dello studio della sua città natale, Priori e Patrick Holland, “Hotlife” vede Tiga scagliare fulmini contagiosi da pista da ballo sugli ascoltatori sottostanti: “Quando accendo la Catharsis Machine,” dice il leggendario cantante-produttore, “non importa se sei ricco o povero, perché stai per diventare un uomo libero…

KATHRYN MOHR – “Carve”
[Flenser]experimental folk

“Carve” è il secondo album dell’artista della Bay Area Kathryn Mohr. Scritto nell’arco di cinque anni e registrato nel giro di poche settimane in una roulotte nel deserto del Mojave, l’album è incentrato sull’amore vissuto come una forma di lutto, non come conseguenza di una perdita, ma come condizione stessa dell’intimità. Mohr descrive “Carve” come un album su come la memoria esista al di fuori del corpo, incorporata in luoghi e paesaggi. È plasmato dal suo primo ritorno nel sud-ovest americano dopo un viaggio in auto fatto da bambina all’età di cinque anni, e dall’esperienza di attraversare un territorio che conserva un peso emotivo anche molto tempo dopo che le sue origini sono svanite. Il disco riflette su come si percepisce l’intimità dopo anni di isolamento, e su cosa serva per ritagliarsi una vita che permetta fiducia, presenza e sentimento piuttosto che la mera sopravvivenza. Il progetto ha preso forma dopo un tour difficile che si è concluso a Joshua Tree. Mohr ha puntato la sua auto verso il deserto e ha guidato da sola, attraversando il Mojave su strade sterrate. Mesi dopo, è tornata per registrare l’album, lavorando da sola con una chitarra acustica, un registratore da campo e scorte limitate.

THEY MIGHT BE GIANTS – “The World Is To Dig”
[Idlewild]indie-pop-rock

I They Might Be Giants considerano l’intera storia della musica popolare come un trampolino piuttosto che come un manuale di regole. Come due palline da flipper che rimbalzano l’una contro l’altra attraverso murales musicali che si estendono in un etere vertiginoso, i TMBG si muovono a rimbalzo. Nel loro album “The World Is to Dig”, il duo pluripremiato ai Grammy continua a rimbalzare attraverso il multiverso pop, scavando in qualunque cosa trovino con giocoso zelo. John Linnell e John Flansburgh continuano a scambiarsi idee come particelle in un esperimento di moto perpetuo, dove ogni collisione produce una nuova angolazione, una nuova svolta melodica, dando vita a brani ricchi di riferimenti esoterici, dettagli maliziosi e deviazioni inaspettate. Libero da tendenze, immune alla nostalgia e ugualmente pronto ad attingere sia alla teatralità di Tin Pan Alley che ai riferimenti alla cultura pop contemporanea, “The World Is to Dig” è il suono di una band decisamente in movimento; non alla ricerca di rilevanza, ma che la genera secondo i propri termini.

CLEVER SQUARE – “Flicker and Fade”
[Double Laziness]indie-rock

Dopo oltre vent’anni di attività, i Clever Square continuano a riapparire in nuove forme, ostinatamente vivi. Nel corso del suo lungo percorso, la band ha continuato a gravitare attorno alla variegata costellazione dell’indie rock americano, assorbendola e rimodellandola, ancora una volta, in un linguaggio tutto suo. Il disco si muove attraverso flash di luoghi incerti, figure ai margini dell’inquadratura, dettagli che indugiano mentre tutto il resto svanisce. Una tensione silenziosa attraversa le canzoni: non proprio nostalgia, non proprio disagio: piuttosto una sottile linea di malinconia che scorre sotto ogni cosa, come il retrogusto di qualcosa che c’era ma che ora è fuori portata. “Flicker and Fade” non offre spiegazioni. Lascia invece dei frammenti: immagini brevi, scintille fugaci che rimangono da qualche parte nella tua mente molto tempo dopo che l’ultima nota è svanita. Tracce piccole, ma persistenti — proprio come gli stessi Clever Square.

PENNY ARCADE – “Double Exposure”
[Tapete]alternative

“Double Exposure” non rappresenta necessariamente una svolta, ma questo nuovo album contiene alcuni dei suoni più grezzi e destrutturati che James Hoare – dei Veronica Falls, degli Ultimate Painting e dei Proper Ornaments – abbia mai registrato. Innanzitutto, e per la prima volta, le chitarre passano in secondo piano. Non si tratta affatto di un concept album “senza chitarre”; è semplicemente il modo in cui il tutto ha preso forma. Sarebbe inoltre inappropriato suggerire che le chitarre siano state bandite del tutto, specialmente dopo il doppio assolo a sei corde che squarcia gli altoparlanti nel potente brano di apertura dell’album, “Regrets”. Non è necessariamente “Skynyrd”, ma è sicuramente un’esperienza da brividi. “Double Exposure” è una raccolta di canzoni senza fronzoli. L’album si colloca a metà strada tra la sperimentazione inquieta di Syd Barrett e le innovazioni analogiche disinibite di Tim Presley nei panni di White Fence. È proprio quello che è. “Il disco è stato registrato su un registratore a nastro a 16 tracce, e gran parte di esso è stato catturato istantaneamente poiché suonava proprio come doveva in quel preciso momento“, ricorda James.La maggior parte delle canzoni presenta vecchie drum machine e organi molto semplici; cercare di ricrearne qualsiasi aspetto è come cercare di imbottigliare il fumo“.

EAVES WILDER – “Little Miss Sunshine”
[Secretly Canadian]indie-pop

Eaves Wilder pubblica il suo attesissimo album di debutto, “Little Miss Sunshine”. Il disco segna un notevole salto evolutivo per la cantautrice del nord di Londra, che si era fatta notare per la prima volta nel 2020, all’età di 16 anni, con “Won’t You Be Happy”, brano registrato in proprio durante il lockdown. Eaves ha iniziato a lavorare a “Little Miss Sunshine” dopo un periodo di riflessione in cui si è chiesta se sarebbe riuscita, in definitiva, a rendere giustizia alla musica che aveva in mente. L’ascolto dell’album rivelerà dieci canzoni che guardano ai cicli della natura per spiegare e celebrare il clima emotivo che ci rende umani. “Nel momento più buio“, ricorda Eaves, che a un certo punto ride persino mentre ricorda come aveva deciso di rinunciare del tutto alla musica con l’intenzione di entrare in convento: “Volevo solo essere inumana, insensibile e impassibile. Come una montagna o un albero. O il cielo. Sono tutte cose che hanno uno scopo, ma io non sapevo quale fosse il mio. E così quello che dovevo fare era capirlo, canzone dopo canzone“. Nel corso di due anni, Eaves ha lavorato instancabilmente per perfezionare ogni singolo verso, ritornello, pre-ritornello e bridge di Little Miss Sunshine prima di entrare in studio con il co-produttore dell’album Andy Savours (My Bloody Valentine, The Killers, The Horrors). Questo è un album in cui ogni singolo dettaglio si è guadagnato il diritto di esserci, a testimonianza della visione musicale unica della sua creatrice.

JESSIE WARE – “Superbloom”
[EMI]pop

Jessie Ware torna con il suo nuovo album “Superbloom” che esplode in un tripudio scintillante di groove-pop dalle influenze dello Studio 54. L’album amplia il corpus artistico sempre più euforico di Ware, mentre l’artista esplora il nostro desiderio comune di contatto fisico, piacere, intimità e connessione.

ACCESSORY – “Dust”
[Love Song Dance]indie-rock

Accessory è il progetto solista di Jason Balla (dei Dehd), cantautore e artista multidisciplinare con sede a Chicago. Il suo lavoro ruota attorno al conflitto tra ottimismo e malinconia, sostenendone il peso apparentemente infinito con uguale equilibrio e grazia, mettendo in luce la loro corrispondenza attraverso esperienze melodiche curiose e complesse che imitano la tensione tra il mondo naturale e quello digitale. Il suo album di debutto, “Dust”, è il punto d’incontro tra il celeste e il molecolare. Angeli, stelle cadenti e fulmini dialogano con sangue, serotonina e calcio. In un’era di dolore trasmesso in diretta streaming e di apatia travolgente, Balla ha composto queste canzoni per mettere ordine nel proprio mondo, per arrivare al cuore umano di tutto ciò, elaborando il decadimento per sé stesso e per chiunque altro provi il dolore del pessimismo e della disperazione.

TEEN SUICIDE – “Nude Descending Staircase Headless”
[Run For Cover]indie-rock

Il settimo LP dei Teen Suicide è pubblicato dalla Run For Cover Records. L’album segna la prima uscita discografica completa della band dopo tre anni. Formatisi originariamente nel 2010 come progetto parallelo di Sam Ray, i Teen Suicide si sono gradualmente evoluti pur rimanendo un’iniziativa guidata dalla passione. Dal 2017 la formazione include Kitty Ray e nel 2022 la band è diventata ufficialmente un progetto a tempo pieno con l’aggiunta del batterista Niko Wood. Insieme, il trio ha iniziato a scrivere e registrare il loro ultimo LP, “Nude Descending Staircase Headless”. Descritto da Sam Ray come il “momento clou della carriera della band fino ad ora“, “Nude Descending Staircase Headless” esplora l’infinita ricerca della realizzazione attraverso la creazione, intrecciando motivi di morte e rinascita con temi di gioia accolta sulla scia di un’immensa perdita. L’album ridefinisce il sé non come un oggetto isolato, ma come un singolo filo all’interno di una rete più ampia e interconnessa. Tra i brani di spicco figurano “Idiot”, che si avvale di una narrazione diretta e letterale, e “Spiders”, con Kitty Ray alla voce solista, che introduce una corrente femminista oscura nella narrazione più ampia dell’album. Musicalmente, la band trae ispirazione da artisti come Nirvana, Radiohead, Shellac e Helmet, canalizzando l’intensità e la sperimentazione dell’heavy rock della fine degli anni ’80 e degli anni ’90.

SENZA COLORANTI AGGIUNTI – “Cercare nelle crepe”
[Costello’s]indie-rock

Una crepa segna ciò che si è rotto ma è anche un varco, un punto da cui può entrare la luce. “Cercando nelle crepe” è il nuovo LP dei Senza Coloranti Aggiunti: un disco che attraversa fragilità, cadute e ritorni, senza mai nascondere le fratture, scegliendo invece di viverle. L’album ti prende subito per mano.“Introvalibile” ti sbatte in faccia energia e ritmo, batteria e chitarre ti trascinano in un mondo compatto e ruvido. Poi arrivano “Torino” e “Casa mia”, abbracci urbani e identitari che consolidano un suono alternativo e riconoscibile. “Pezzi di vita tra le rughe” trasforma le cicatrici in oro, un canto di bellezza che nasce dopo l’urto. “Domande” resta sospesa, sospinta dall’elettronica, prima di esplodere in un rock graffiante che cerca risposte anche dove il soffitto sembra cedere. Tra binari emotivi e paesaggi più oscuri, “Regionale Veloce 26354″ corre veloce tra ricordi e tensioni, mentre “Nella nebbia di due lacrimogeni” mescola pulsazioni quasi techno e chitarre alternative per raccontare un amore che si perde prima ancora di trovarsi. “Parlami di te” resta sospesa nello sguardo, mentre “Aconitum” si apre in una ballad che cresce fino a una lunga deriva strumentale prog: sette minuti immersi tra macerie, tensione e liberazione. Chiude “Buio”, la promessa che anche l’inverno interiore, prima o poi, si ritira. “Cercando nelle crepe” non cerca di riparare ciò che si è rotto. Lo osserva, lo abita, lo trasforma. Perché dove c’è frattura, c’è sempre spazio per diventare altro.

MARTY WILDE – “Let’s Rock This place”
[Cherry Red]rock n roll

Il nuovissimo album della leggendaria icona del rock ‘n’ roll Marty Wilde. Realizzato insieme a Darrel Higham, grande fan di Wilde, chitarrista di lunga data in tour con Imelda May, musicista con Chrissie Hynde e Jeff Beck e membro dei The Kat Men insieme a Slim Jim Phantom. Insieme hanno dato vita a un’esperienza musicale coinvolgente, emozionante e fresca, che comprende alcuni successi classici abbinati a rivisitazioni uniche.

THE CLEOPATRAS – “Heart Pieces”
[Blackcandy Produzioni]punk-garage-rock

Il nostro ultimo lavoro rappresenta per noi un’evoluzione reale, sia dal punto di vista musicale che dei contenuti. Il tono ironico che ci ha sempre accompagnato non è semplicemente scomparso ma in queste canzoni affiora con minore forza: i tempi, d’altronde, sono troppo bui anche per noi. Questo non significa però che abbiamo perso il gusto per il divertimento. Nei live quella dimensione resta centrale, perché crediamo ancora che suonare insieme, ballare e stare nello stesso spazio sia un modo necessario per esorcizzare le ansie di questo complicato presente e di un futuro sempre più incerto.” Accanto ai brani di critica sociale e politica trovano spazio canzoni che affrontano dipendenze emotive, vulnerabilità e desiderio di protezione. “Abbiamo chiamato il disco Heart Pieces – pezzi di cuore – perché per la prima volta, accanto ad alcuni brani di critica sociale e politica, abbiamo sentito il bisogno di esporci di più anche sul piano intimo e personale. Canzoni come “Amore Narcotico” o “Deep Night (Lullaby)” raccontano, senza filtri e senza maschere, fragilità, dipendenze emotive, bisogno di protezione e di tregua. È questa la novità più grande del disco: tenere insieme rabbia e tenerezza, disincanto e bisogno di conforto.” Dal punto di vista musicale, “Heart Pieces” attraversa territori differenti, tra punk rock, garage, psichedelia moderna e influenze del punk italiano. A tenere insieme le diverse anime del disco resta però la cifra stilistica sviluppata dalla band nel corso degli anni.

WINSTON HIGHTOWER – “100 Acre Wood”
[K Records]alternative

La vita di Winnie non è sempre stata facile. Alcuni dicono che avrebbe potuto diventare famoso, ma ci sono state delle complicazioni. Ha sfiorato il successo, ma la vita gli ha messo i bastoni tra le ruote. «Alcune persone ci tengono troppo. Credo si chiami amore». Così è toccato a Winston Hightower afferrarlo, trattenerlo e farsi sentire. Un uomo innamorato del sound lo-fi americano. Un pianoforte meccanico che non sa suonare il pianoforte e traspone le sue melodie sulla chitarra. Toni piacevoli intrecciati con dialoghi con se stesso. Quando si guarda allo specchio, cosa vede questo Ohio Player? Nudge Squidfish? Daniel Johnson? Le compilation Oldies della Studio One? Dopo oltre 126 canzoni registrate su nastro, stiamo ancora cercando di capirlo.

SOFIANE PAMART – “Movie”
[PIAS]modern composition

Sofiane Pamart presenta il suo quarto album da solista, il suo progetto più ambizioso fino ad oggi. Venti brani potenti ma delicati danno vita a un’opera fondamentale nella carriera del pianista di fama mondiale. Un album magistrale in cui collabora con l’Orchestra Filarmonica di Praga, composta da oltre 70 musicisti, e con il suo coro di 24 cantanti. Si tratta di un’impresa senza precedenti per un artista che si è affermato come figura chiave in pochi anni. Quattordici artisti ospiti di fama internazionale (da annunciare) arricchiscono questo ambizioso lavoro, composto in California e registrato a Los Angeles, New York, Bruxelles, Parigi, Londra e Praga.

CHONCY – “Trademark”
[Feel It Records]punk-rock

10 brani di punk rock sinuoso e intricato come solo un gruppo del Midwest sa fare, ma con accenni di punk anni ’70 che fanno capolino attraverso melodie in stile Buzzcocks. Se vi piacciono i Gang of Four, i Pylon, gli Uranium Club, i Black Flag, i Clash, i Parquet Courts e le band che suonano con un vigore che a molti manca…questo LP fa per voi. “Trademark” è il terzo LP del quartetto punk di Cincinnati Choncy. All’interno di generi che sono stati riciclati, rivitalizzati e spinti al limite per oltre cinquant’anni, il gruppo danza costantemente attorno al proprio sound caratteristico. I riferimenti a motivi della musica alternativa, che spaziano dalle frenetiche megalopoli britanniche ai quartieri arrugginiti del Midwest, mostrano il desiderio dei Choncy di suonare musica punk, rifiutandosi però di scegliere un’epoca da cui attingere.

TRIMMO – “Arizona”
[Heaven Recordings]psichedelia, folk, indie

Questa raccolta di brani presenta lo stesso stile sperimentale, emotivamente aperto e genuino dei The Microphones, dei The Gerbils, dei primi Animal Collective e dei Dylan Moon, profondamente sottovalutati. Trimmo è lo pseudonimo di Sean McFarlane, un polistrumentista ventunenne che vive a Eugene, nell’Oregon. Originario della San Francisco Bay Area, Sean ha iniziato a suonare strumenti all’età di nove anni e da allora ha pubblicato 20 LP sotto vari nomi. È noto per il suo sound eclettico, che attinge da folk, elettronica, noise e afropop. “Arizona” rappresenta il lato più diretto e strutturato di Trimmo, pur mantenendo quelle qualità oniriche, mistiche e spirituali che si sono sempre più affermate nel suo lavoro nel corso degli anni. Attingendo da una vasta gamma di generi e suoni dissonanti, i suoi album recenti sono accomunati da una forte sensibilità melodica e da un evidente debito verso il folk tradizionale e l’indie degli anni ’90.

THE COSMIC DEAD – “Beyond The Beyond”
[Heavy Psych Sounds]space rock

“Beyond The Beyond” è il tanto atteso decimo album in studio degli esploratori interdimensionali The Cosmic Dead; l’album accompagna gli ascoltatori in un viaggio di quattro brani nel cosmo più profondo della band. Registrato al Dystopia Recording Studio di Glasgow, “Beyond The Beyond” presenta la sezione ritmica dai riff travolgenti di Tommy Duffin alla batteria e Omar Aborida al basso, affiancata dalle acrobazie del violino di Calum Calderwood e dai suoni elettronici di Luigi Pasquini ai sintetizzatori, il tutto caricato di wah-wah e con i phaser impostati per distruggere. Accendete, sintonizzatevi e immergetevi nel suono dei The Cosmic Dead.

PUSH BUTTON GENTLY – “Oh My”
[Waddafuzz! Records]indie-rock

“Oh My” è il sesto album dei Push Button Gently, un disco che bilancia cambiamento e continuità. Dieci brani selezionati da un lavoro più ampio, dove ogni traccia possiede una propria dimensione emozionale e sonora. Piano e synth creano connessioni sottili tra i pezzi, tessendo un filo narrativo che attraversa l’intero album. A differenza del precedente “Black Pop” (2022), composto e registrato quasi in contemporanea, “Oh My” nasce da un processo più dilatato. La band ha scelto di lavorare senza imposizioni di tempo o obiettivi predefiniti, trovando da subito un’alchimia naturale con la formazione rinnovata. Il risultato è una montagna russa sonora ed emotiva. I Push Button Gently affondano le radici nell’indie e alternative rock di fine anni ’90. Il loro sound è eclettico: groove persistenti, loop psichedelici, chitarre distorte e incursioni noise si intrecciano mantenendo sempre una sensibilità pop di fondo.

THE SPOILED – “When It Rains”
[Avant!]post-punk

The Spoiled è un progetto post-punk guidato da Giovanni Santolla, che fonde ritmi elettronici, synth distorti e chitarre ricche di riverbero in un sound cupo, romantico e nostalgico. Il nuovo album “When It Rains”, in uscita per Avant! Records, espande la visione artistica dei The Spoiled concentrandosi su paesaggi sonori intensi e romantici che scavano in profondità nell’intimità umana e nelle relazioni interpersonali. Abbracciando una direzione sonora più calda e personale, il disco fonde elementi di indie rock e musica electrogaze che arricchiscono e rivitalizzano la tavolozza oscura e malinconica che ha definito i lavori precedenti del progetto. Pur rendendo omaggio ai padri fondatori del genere come Clan of Xymox, The Sound e Pink Turns Blue, “When It Rains” apre la strada verso nuovi paesaggi sonori, esplorando territori emotivi più ampi pur conservando la profondità atmosferica e il tono introspettivo che sono diventati il suo marchio di fabbrica.

VANESSA CARLTON – “Veils”
[Liberman]indie-pop

“Veils” è il settimo album in studio di Vanessa Carlton prodotto da Dave Fridmann. Il disco include 10 brani, tra cui i singoli “Animal” e “Great House”, ed esplora temi legati allo stoicismo e alle sfaccettature della personalità.

CRIMSON GLORY – “Chasing The Hydra”
[BraveWords]prog-metal

Questo è il primo nuovo album dei Crimson Glory dopo 26 anni. I Crimson Glory sono un’istituzione dell’heavy metal americano, formatasi nel 1983 a Sarasota, in Florida (USA). La formazione classica comprendeva il cantante Midnight, i chitarristi Jon Drenning e Ben Jackson, il bassista Jeff Lords e il batterista Dana Burnell. Con questa formazione, hanno raggiunto la fama internazionale a metà degli anni ’80 e sono stati considerati uno dei pionieri del movimento progressive metal americano, insieme a band come Queensrÿche, Dream Theater, Fates Warning e Watchtower. Con i 3/5 della formazione classica ancora intatti, e ora affiancati dal nuovo acclamato cantante Travis Wills, la band ha tenuto un’intensa attività di concerti nell’ultimo anno…rendendo questo album una delle uscite più attese del 2026 nella scena heavy metal!

ABRAMS – “Loon”
[Blues Funeral]post-hardcore

Con l’idealismo americano e l’unità sociale in fiamme, l’atmosfera eterea degli Abrams di Denver è stata pervasa da una rabbia vibrante e pronta a esplodere. Il loro album del 2024, “Blue City”, un disco trascinante e travolgente, era ricco di trame accattivanti e nostalgiche. Ma questo non è più il mondo di quell’album. La straziante disperazione e il caos di questi tempi hanno infuso negli Abrams l’intensità devastante dei Converge. Urgente e abrasivo, “Loon” è caustico, stufo e pieno di una furia polverizzante. Le melodie malinconiche si trasformano in dissonanza e aggressività. La bellezza cristallina è pervasa da amarezza e rabbia. I ritornelli istintivi della band non sono scomparsi, e momenti di speranza brillano a intermittenza. Ma è chiaro che gli Abrams, come molti di noi, sono incazzati.

BHAJAN BHOY – “Meditations”
[Cardinal Fuzz]sperimentale, acid folk

In “Meditations”, Bhajan Bhoy presenta quattro composizioni di ampio respiro e profondamente coinvolgenti che si aprono e si dispiegano lentamente nel corso dell’album. La durata qui è secondaria; ciò che conta è l’esperienza d’ascolto nel suo insieme. Questi brani si snodano con pazienza e grazia, trascinando l’ascoltatore in un viaggio interiore e benedetto. Il risultato è un disco straordinario, al tempo stesso cinematografico, intimo e riccamente evocativo. Attingendo alle tradizioni folk, alla sintesi ambient, al lavoro etereo della chitarra e alle pratiche di ascolto profondo, “Meditations” crea un mondo di profondità materica e meraviglia microscopica. L’ampia strumentazione dell’album – fisarmonica, pianoforte, yangqin, sintetizzatori, chitarra e basso, banjo e arpa – mette in risalto l’approccio compositivo fantasioso e indagatore di Bhajan Bhoy. Ogni suono sembra posizionato con cura, lasciando che lo spazio, la risonanza, e l’atmosfera guidino il peso emotivo della musica.

SEAN SOLOMON – “The World Is Not Good Enough”
[Anti]alternative

Il musicista e animatore Sean Solomon nutriva grandi aspettative, ma quando le sue speranze di un mondo prospero si sono scontrate con una realtà spietata, ha deciso di non provare più nulla. Per un certo periodo, il cantautore e fumettista/animatore nato e cresciuto a Los Angeles si è arreso al vuoto, ma l’espressione artistica può essere una valvola di sfogo, un modo per comprendere il mondo e costruire una comunità, ed è esattamente ciò che Solomon fa nel suo album di debutto da solista “The World Is Not Good Enough”. La copertina dell’album presenta la rivisitazione ironica di Sean di una copertina di un libro di Richard Scarry e rispecchia la dissonanza cognitiva che pervade l’album, che passa senza soluzione di continuità da una chitarra acustica essenziale a una cacofonia in stile Neutral Milk Hotel di tamburi in marcia e squilli di corno. “Stavo pensando a quei libri e a come mostrano una versione idilliaca del mondo“, dice Sean.Ho pensato che fosse piuttosto divertente: il contrasto tra il titolo e le immagini. Ad esempio, sulla quarta di copertina c’è un cane che porta a spasso un altro cane, un elefante che beve da una tazza di caffè con la proboscide. È stato divertente studiare questi libri per bambini e pensare a quale sarebbe stata la mia versione“.

TILLY VICKERS WILLIS – “Silver Halide Film”
[autoprodotto]indie-folk. art-pop

Per realizzare una fotografia analogica, i cristalli di alogenuro d’argento vengono sospesi nella gelatina ed esposti alla luce, creando un’immagine composta da argento metallico. Il bellissimo e suggestivo album di debutto della musicista di Melbourne Tilly Vickers Willis, “Silver Halide Film”, che esplora le profondità del distacco e la sublimità dell’incarnazione, è composto da elementi simili. C’è il sapore brillante e gelido del trip-hop, scintillanti tocchi di art pop e la voce fumosa di TVW, che tiene insieme l’intero album. Qui, ogni traccia è come una fotografia appena sviluppata, un mondo a sé stante, misterioso, nero come l’inchiostro e umido al tatto, pieno di splendide texture granulose.

FABRIC – “Until We Are Free”
[Four Flies Records]funk, soul

“Until We Are Free” nasce dall’esigenza di urlare quello che non si può più rimandare: diritti, libertà, rispetto, amore, fratellanza, pace. Non una semplice frase, ma una dichiarazione d’intenti. Una promessa e insieme una resistenza a tutto ciò che comprime e divide. La lotta non potrà fermarsi, finché ognuno di noi vorrà essere libero. Il filo conduttore del lavoro è la convinzione che musica e impegno civile possano convivere senza didascalismi. L’album è stato anticipato dai brani “Taste This Sound”, “Fight!” e “Feel It”, subito finiti su KEXP. L’album fonde funk, soul e afrobeat con un’attitudine urbana decisa e contemporanea, dando vita a un sound che funge al tempo stesso da forma di resistenza sonora e da invito alla pista da ballo. Si inserisce in una tradizione che va da Fela Kuti e ESG a The Comet Is Coming, Sault e Jungle.

SHAPES LIKE PEOPLE – “Under The Rainbow”
[Subjangle]indie-pop

Sulla scia del successo di “Ticking Haze” del 2025, il secondo album degli Shapes Like People, “Under the Rainbow”, supera i confini del tradizionale jangle pop, evolvendo il genere grazie alla fusione di elementi dreampop e shoegaze nelle sue dodici tracce. Senza mai ripetersi, i brani si incastrano perfettamente tra loro, dando vita a un album coeso e ricco di ritornelli accattivanti. Il mix di brani uptempo e altri più lenti e profondi si fonde per creare questo album distintivo. Un po’ più cupo in alcuni punti rispetto al primo, ma nel complesso impeccabile e edificante. Sempre presenti sono la voce sensuale e le armonie di Kat, che suonano più sicure che mai e in ottima forma. Sentiamo anche di più Carl alla voce, il che fa sembrare qualche brano una canzone perduta dei The Shop Window, specialmente quando le chitarre sono in piena modalità jangle!

ADRIAN YOUNGE – “Younge”
[Linear Labs]funk
, hip-hop

“Younge” è il capolavoro di Adrian Younge: un album orchestrale concepito dal punto di vista di un produttore hip hop e un disco hip hop composto con la rigore della musica classica e cinematografica. Ispirato da compositori come Lalo Schifrin, David Axelrod, Ennio Morricone, Galt MacDermot e Geoff Barrow dei Portishead, l’album attinge da una tradizione di musica ricca di emozioni e lungimirante che, decenni dopo, ha silenziosamente plasmato l’hip hop attraverso il campionamento.

MADAME – “Disincanto”
[Sugar Music]pop

A tre anni dall’ultimo disco, Madame torna con un concept album frutto di un percorso di crescita artistica e personale: descrive nuove consapevolezze, tanto nei testi quanto nel gusto e nelle scelte musicali. “Disincanto è essere capaci di dubitare di tutto: dei propri modi di pensare, di dire, di vestire, di fare. Il disincanto è capire cos’è importante per te e non per gli altri. É la ricerca costante della propria verità. Non è sinonimo di disillusione, ma di libertà: siamo liberi di mettere in discussione tutto quello che abbiamo imparato per costruirci una realtà personale“. Una presa di coscienza che distrugge ma ricostruisce, accettando la realtà per quella che è ma non limitandosi ad essa. In questo senso, viene rifiutata la visione romantica secondo cui “certe cose non hanno prezzo”, poiché tutto, anche i valori più astratti e personali, sono frutto di un costo pagato, non necessariamente solo con i soldi.

NINE INCH NOIZE – “Nine Inch Noize”
[The Null Corporation]elettronica

Ecco il lavoro che unisce l’industrial rock dei Nine Inch Nails all’elettronica targata Boys Noize. La scaletta segue la traccia del live di Coachella, con nuove versioni rielaborate e più elettronichedi alcuni brani dei NIN e la cover di “Memorabilia” dei Soft Cell.Il risultato è stato così divertente che abbiamo pensato valesse la pena ampliarlo e formalizzarlo in qualche modo. L’album è stato registrato un po’ ovunque, tra parti dal vivo, studio, hotel, aereo. Ci siamo divertiti molto a tornare su questi brani e speriamo che vi piaccia.

THE POST SEASON – “Songs For The Sound Guy”
[Waddafuzz Records / RocketMan Records / Scuderie Ducali Records]indie-rock

La formazione nasce dall’incontro di musicisti già attivi nella scena indipendente, con esperienze in realtà come i Glass Cosmos, i Panamas e i Lowinsky, tra gli altri, dando vita a un progetto che unisce background diversi sotto un’unica visione sonora. I Post Seasons si muovono tra sonorità indie e punk rock, alla maniera dei Paddingtons, costruendo brani diretti, intensi e carichi di emotività. Il loro percorso artistico si distingue per un approccio sincero e senza filtri alla scrittura, capace di unire urgenza espressiva e autenticità. La band racconta così la propria identità: “Tipo i New York Dolls, ma senza lustrini e con più Braulio, i Post Seasons sono solo dei veterani indie che non hanno ancora imparato a suonare in silenzio. Troppo tardi per essere i The Replacements, troppo cinici per essere i Jets to Brazil, e probabilmente troppo testardi per smettere“.

TRUST THE MASK – “ITCH”
[Costello’s]elettronica

“ITCH” è un album che osserva il presente senza protezioni. Non mette in scena una ribellione romantica, bensì il momento in cui ci si accorge di essere immersi nello stesso meccanismo che si vorrebbe criticare. Tra il desiderio di indossare una divisa per sentirsi intoccabili, sogni trasformati in merce e bugie quotidiane che tengono in piedi il sistema, il disco attraversa una società che ha normalizzato l’assurdo. L’ambizione diventa aggiornamento continuo, la produttività una discesa a spirale, la guerra un rumore costante a cui ci si abitua. “We can’t eat gold” resta la constatazione più semplice e più brutale: il profitto non nutre. La scrittura alterna ironia feroce e ripetizione ossessiva. L’infanzia appare come detonatore più che come rifugio: fuochi accesi per noia, giardini di vetro finto, scadenze che comprimono il tempo fino a togliergli ossigeno. L’autorità non è carisma, ma messa in scena del controllo; il successo, un upgrade permanente che non sazia. Il suono è teso e stratificato. L’elettronica costruisce pressione, il violino incide come un nervo scoperto, la voce si espone fino a incrinarsi. Non c’è consolazione, né morale finale. “ITCH” registra un’irritazione collettiva e la amplifica: qualcosa sotto la pelle continua a muoversi, anche quando sorridiamo.

MIRCO PASSIONE MARIANI – “Canzoni In Solo”
[Brutture Moderne]sperimentale, cantautorato

Per la prima volta, l’artista romagnolo si presenta come Mirco Passione Mariani. Una scelta di identità profonda che affonda le radici nella storia familiare: “Sono Passione fin da piccolo, il mio soprannome da sempre“, racconta Mirco. “Si chiamava così mio nonno Guido e sono il solo ad averlo ereditato. Ne vado molto fiero perché mi rappresenta e vorrei che accompagnasse il mio futuro“. Il disco è definito dall’autore come un insieme di “arrampicate musicali in solitaria“, un viaggio intergalattico compiuto idealmente in sella a un trattore. Le melodie sono nate così, fischiettate durante il lavoro nei campi e catturate immediatamente sul cellulare. In “Canzoni in Solo” convivono: Improvvisazione e Restauro: Dare senso al non senso; Destrutturazione: Perdersi in melodie esistenti per ritrovarsi in suoni nati istantaneamente; Filosofia del viaggio: La partenza è una riflessione sull’arrivo, e l’arrivo è la trasformazione della partenza.

LOLO – “god forbid a girl spits out her feelings!”
[Fearless Records]alternative

“God Forbids a Girl Spits Out Her Feelings!” di LØLØ è un album essenziale e intimista che abbraccia il caos dell’essere umani. Con nient’altro che una ragazza, la sua penna e la sua chitarra, LØLØ racconta con radicale onestà il processo di apprendimento, le perdite, l’innamorarsi e il crollare. Estremamente sensibile e emotivamente coraggiosa, trasforma i pensieri invadenti e i momenti di dubbio in canzoni catartiche e intime che fanno proprio il sentimento di provare “troppo”.

FROG – “Frog For Sale”
[Tapewormies]folk rock, americana

I Frog pubblicano il loro ottavo album in studio, “Frog for Sale”. Si tratta della continuazione della serie iniziata nel 2025 con “1000 Variations on the Same Song” e proseguita sei mesi dopo con “The Count”. In queste dodici canzoni i fratelli traggono ispirazione da cantautori come Paul McCartney e Buddy Holly. Da quando Daniel Bateman è tornato dopo quattro anni di assenza dai Frog (con l’aggiunta del fratello minore Steve alla batteria) per pubblicare l’acclamato “Grog”, la band è stata incredibilmente prolifica. “Frog for Sale” è il loro terzo album in soli 14 mesi, mentre la band è stata in tour in Nord America con numerosi concerti sold-out, oltre a sessioni per emittenti come KEXP, WFMU e WFUV. “Questo è un album su come a volte il denaro si frapponga all’amore“, dice Daniel. Opportunamente, mentre i Frog continuano a sfrecciare in avanti con un pubblico in crescita al seguito, la copertina dell’album, un’immagine d’infanzia di Daniel che tiene in braccio Steve da bambino, offre ai fratelli l’occasione di guardare indietro.

CRIPPLED BLACK PHOENIX – “Sceaduhelm”
[Season Of Mist]prog-rock

Un album intenso e introspettivo che sposta l’attenzione dallo sconvolgimento collettivo all’erosione emotiva, alla stanchezza e alle conseguenze morali, segnando una netta evoluzione all’interno della discografia della band. Scritto tra il 2023 e il 2025, “Sceaduhelm” si presenta come un paesaggio emotivo unitario piuttosto che come un tradizionale concept album, privilegiando la moderazione, la ripetizione e la tensione irrisolta rispetto alla catarsi. Le parti vocali condivise da Belinda Kordic, Ryan Patterson e Justin Storms offrono prospettive complementari sul dolore, il burnout, l’intimità compromessa e la violenza istituzionale. Prodotto da Justin Greaves e mixato da Iver Sandøy, l’album abbraccia un’identità sonora grezza e non levigata che privilegia la chiarezza senza cercare il comfort.

SKINDRED – “You Got This”
[Earache]metal

Gli Skindred, il soundsystem reggae-metal di Newport, erano già famosi per i loro esaltanti concerti dal vivo, ma l’album “Smile” del 2023 ha cambiato le carte in tavola. Il disco è schizzato al secondo posto nelle classifiche britanniche, seguito da un concerto da headliner tutto esaurito alla Wembley Arena, e li ha portati a diventare gli orgogliosi vincitori del premio come Miglior Artista Alternativo ai MOBO Awards. Ma come si può superare tutto questo? Per gli Skindred e l’album “You Got This”, la risposta era semplice. Si torna alla carica con un set essenziale, tutto hit e niente riempitivi, che distilla tutto ciò che il pubblico ama di loro: brani potenti e incisivi, ritornelli incredibilmente coinvolgenti, elementi di soundclash che restano impressi nella mente e vibrazioni dancehall destinate a infiammare festival e concerti in tutto il mondo.

LA JUNGLE – “An Order Of Things”
[Hyperjungle Recordings]elettronica-indie-rock

LA JUNGLE passa alla terza marcia e si concede una corsa sfrenata a due batterie. Il duo diventa un trio con il suo settimo album in studio, “An Order Of Things”. Nove brani scritti a sei mani a Mons, sulle rive della Trouille — fiume inquietante — e registrati nei boschi della Normandia. Nel 2026, Roxie, Jim e il loro amico Da propongono un nuovo ordine delle cose dopo 700 concerti e più di 10 anni di tour dal vivo. Doppia cassa, doppio rullante, tripla trance. Danza, sempre.

DISH-IS-NEIN – “Mi Sveglio” EP
[Overdub Recordings]indie-rock

Questo nuovo lavoro discografico dei Dish-Is-Nein segna un punto di convergenza tra passato e presente, unendo la rilettura di due brani storici dei Disciplinatha (“Crisi di Valori”, ora “I Valori della Crisi” e “Ultima Fatica”) ad un inedito, “Mi Sveglio” che ne raccoglie l’eredità concettuale, aggiornandola ed arricchendola con elementi legati alla contemporaneità dei “tempi moderni”. I tre brani compongono un percorso che attraversa la crisi dell’individuo ancora prima del mondo che lo circonda, la stanchezza, la consapevolezza, per le poche menti lucide, di essere “carne da cannone”. Un EP che non offre soluzioni, ma invita all’ascolto critico, ponendo una domanda che resta sospesa: tu cosa fai?

BLOOD WIZARD – “Lucky Life” EP
[Sad Club]indie-rock

“Lucky Life” fa seguito al secondo album dei Blood Wizard del 2024, “Grinning William”. Il nuovo lavoro, registrato principalmente nel sud di Londra, vede i Blood Wizard abbracciare un approccio più sperimentale e collaborativo, allontanandosi dall’essere un progetto prevalentemente solista del cantante Cai Burns. Parlando dell’album, la band commenta: “Lucky Life sembra un punto di svolta per il progetto e non vediamo l’ora di condividere ciò che verrà dopo“.

EDOQUARTO – “Free Fall, Summer Tales” EP
[autoprodotto]indie-pop-R&B

Edoquarto si presenta all’ascoltatore con un progetto di 10 tracce, volutamente essenziale. La maggior parte dei brani è stata scritta e registrata su Fender Rhodes o chitarra con voce trattata con autotune, abbracciando una qualità grezza, quasi da demo. Non ci sono featuring né produttori esterni. L’album è stato scritto, registrato e prodotto interamente in modo indipendente nell’arco di due anni a Milano. Il suono si muove tra texture R&B minimali e strutture di canzone sperimentali, bilanciando fragilità e modernità. Rhodes e voce. Chitarra e voce. Arrangiamenti essenziali che resistono alla sovrapproduzione. Piuttosto che inseguire un’estetica mainstream levigata, il disco sceglie la semplicità come dichiarazione.

CAPOCOTTA – “Rette Parallele”
[The Cave Studio]alt-rock

Un lavoro che si presenta come un vero e proprio manifesto di resistenza artistica: in un tempo dominato da ascolti veloci e formule replicate, la band agrigentina sceglie la via della sincerità, costruendo un punto d’incontro tra cantautorato d’autore e alternative rock, dove la parola conserva il suo peso e il suono si muove lungo traiettorie non convenzionali. “Rette parallele” è un viaggio senza filtri dentro l’urgenza di esprimersi, un racconto che attraversa disincanto, rabbia e speranza, mantenendo sempre quella sottile ironia che permette di osservare il mondo con lucidità. Le canzoni diventano spazi emotivi in cui ciò che resta ai margini trova finalmente voce, in un equilibrio continuo tra tensione e apertura. «Questo progetto discografico nasce dal bisogno di fermarsi e dire qualcosa di vero, – racconta la band – senza adattarsi alle logiche della velocità. Abbiamo cercato di costruire un lavoro che fosse diretto, umano, imperfetto nel modo giusto: un disco che non abbia paura di mostrare fragilità, contraddizioni e desideri. È il nostro modo di resistere, restando fedeli a ciò che siamo».

GIARGO & BAIA ZAIANA – “Vacanze di Massa del Genere Umano”
[Futures Label e Woodworm Publishing]jazz

Giargo è il progetto musicale di Giorgio Michele Longo, artista foggiano classe ‘98 naturalizzato bolognese. Al suo fianco Baia Zaiana, ensemble di musicisti poliedrici, con cui si esibisce dal vivo e arrangia i suoi brani. Insieme, mirano a reinterpretare in chiave moderna il bel cantautorato italiano dalle atmosfere smooth di fine anni ‘70 / inizio anni ‘80, proponendo sonorità che ondeggiano tra l’easy listening funk, il jazz ed il cantautorato mediterraneo. Ritmi incalzanti mutuati dal mondo Jazz-Funk (in particolare quello brasiliano), si fondono con le avvolgenti melodie del Belpaese, a suon di metriche rilassate e testi scanditi dal dialetto foggiano. Ogni brano, che rappresenta una sorta di personaggio in cerca d’autore, interseca in un’unica e poetica postilla: non è la fine a doverci spaventare, ma quale traccia della nostra esistenza vogliamo lasciare impressa in un nuovo possibile inizio. ”L’EP racconta le assurdità, i desideri e le tentazioni di un mondo contemporaneo che potrebbe essere (come non essere) alla fine dei suoi giorni”.

SEETHER – “Beneath The Surface” EP
[Concord Records]indie-rock

L’EP viene presentato dai Seether come un’espansione del loro ultimo album “The Surface Seems So Far” (2024). Conterrà quattro brani, fra i quali due inediti provenienti dalle session di registrazione del disco e le versioni live di “Lost All Control” e “Judas Mind” registrate durante una esibizione per SiriusXM Octane.

I GINI PAOLI – “Arriviamoci” EP
[Marsiglia Records]indie-pop

“Arriviamoci”, il nuovo lavoro de I Gini Paoli, è un’estenuante catarsi che racconta la crisi r-esistenziale del nostro tempo, fatta di unioni, divisioni e riconciliazioni. Una dub iperattiva su percussioni tropicali che produce un incoraggiante senso di straniamento. “Arriviamoci” non è un concept album e non chiede di esserlo. È un inno alla stanchezza che parla di potere, di lavoro e della calma che abbiamo perso attraverso continue intercettazioni, come se ci trovassimo su un campo di battaglia del secolo XX. L’EP de I Gini Paoli racconta il momento preciso in cui si sta per perdere tutto e, colti dalla disperazione, si ascoltano le parole di un improbabile Cryptoguru che ci vende l’illusione di poter rompere il sistema dall’interno. I brani sono urgenti, nervosi, leggermente incazzati e schizofrenici. La tracklist nasce da jam session disinvolte,, tra aperitivi al mercato e integratori di magnesio e potassio. Nessuna filologia, nessun rispetto dei confini.


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