Cultura

The Subways – Live @ Circolo Magnolia (Segrate, 08/12/2025)

Credit: Fabio Campetti

Una della ultime band nel nostro paese, prima della fine dell’anno sono i Subways, che passano da Milano, dal tendone del Magnolia, per celebrare il loro debutto “Young for eternity”, che, ai tempi, catturò non poche attenzioni da una certa critica di settore e da un pubblico sempre più ampio.

Due decadi esatte da quel disco e una carriera poi altalenante, nulla di male nel riconoscerlo e, senza girarci intorno, il succitato quanto festeggiato album d’esordio, rimane la loro cosa migliore, una carriera appunto che poteva essere anche qualcosa di diverso, in termini di riscontro e di considerazione.

Il loro disco d’esordio, rimane, invece, un piccolo riferimento di genere, un cosiddetto crossover tra punk e indie-rock, sorta di incrocio, che spopolava ai tempi, ritmi forsennati e più che valide melodie tradotte in una manciata di brani, che, ancora oggi, fanno la differenza, catturano.

Aprono la serata The Livelines, giovanissima band tedesca, ospite di tutto il tour europeo, in cassaforte, per ora, un ep e una manciata di singoli, sound che si avvicina agli stessi Subways, una bella scrittura, tradotte in melodie dal sapore di già sentito, ma ficcanti e piacevoli.

Nella dimensione live, nonostante ci siano buoni brani in agenda, diventano a tutti gli effetti un’entertenment band abile e arruolabile per fare quel ruolo, quindi direi di sorvolare, come dire: non sono la mia cup of tea.

I Subways, al contrario, fanno un ottimo set, come se il tempo si fosse fermato al 2005, giusto qualche capello bianco in più, ma la riot giovanile rimane inalterata, un’ora e venti di performance all’insegna del divertimento, della voglia di condivisione, quindi un repertorio che si difende benissimo anche a due decadi di distanza, quando volente o nolente, tutto è cambiato, assi della manica che brillano ancora di luce propria. Da “0h yeah” in apertura, passando per una tiratissima “Holyday”, la bellissima “With You” sul finale (davvero grande pezzo), prima della loro hit per eccellenza, “Rock’n’roll Queen”, che ha quella verve da inno assodato, ci sta anche, nel mucchio, un’ottima “Kalifornia” dal secondo disco.

Non il pubblico delle grandi occasioni, saremo stati, così ad occhio, circa 150, ma caloroso quanto affezionato tra sing-a-long continui e abbracci veri.

Un bel ritorno, come dire: ce ne fossero…


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