Cultura

The Others – When In Doubt

A meno di un anno di distanza, la band guidata da Dominic Master si ripropone sul mercato discografico, con una prolificità inedita per il progetto (c’è anche un altro album del 2023, quindi siamo a tre in quattro anni). Spesso, due pubblicazioni sulla lunga distanza così ravvicinate risultano molto simili tra loro, ma non è questo il caso, perché, rispetto alla veste post-punk e all’approccio intransigente che caratterizzano il disco dell’anno scorso, qui abbiamo brani decisamente più immediati, melodici e di facile ascolto.

Credit: press

Alcune delle caratteristiche che si notavano nel disco precedente, e che avevamo messo in luce nella nostra recensione, sono comunque ancora presenti e contribuiscono in misura determinante all’ottima riuscita di questo lavoro. Parliamo, nello specifico, dell’intensità esecutiva, del dinamismo negli arrangiamenti e della varietà. Ciò significa che le canzoni sono sì più semplici, ma non risultano mai banali e, anzi, sono in grado di catturare subito l’attenzione dell’ascoltatore grazie alla loro qualità e non solo all’immediatezza.

L’iniziale“Never Thought It Would Be So Difficult” porta subito in alto i giri del motore grazie soprattutto a un riff di tastiera particolarmente incisivo, e in altri episodi, come in “Chattering Classes”, la band mette in mostra un suono arioso e un songwriting lineare, con un arrangiamento pieno e ben stratificato tra chitarre e fiati che rende il risultato brillante senza togliere nulla alla scorrevolezza complessiva. A brani come questi se ne alternano altri, nei quali i toni si incupiscono leggermente e, in alcuni casi, l’intensità ritmica si affievolisce, ma il tasso di adrenalina rimane sempre molto alto, anche perché la sopra menzionata varietà contribuisce a far sì che ogni episodio risulti un centro pieno, senza eccezioni.

Tra una “I Don’t Mind” che può essere definita come una versione indie di Billy Idol (riferimento che già faceva capolino nello scorso album), una “The Battle Of Menotomy” che graffia e travolge e una “Don’t Have To Be Alone” tanto saltellante quanto controllata, si arriva alla seconda metà del disco, inaugurata dal singolo anticipatore “Met You In A Bar”, più essenziale rispetto alle canzoni che la precedono e capace comunque di mantenere un forte impatto sonoro e emotivo. Rispetto alla prima metà, qui le melodie sono quasi sempre meno definite e si punta maggiormente sulle suggestioni date dall’intensità dei suoni e del cantato. Come detto sopra, comunque, non si scende mai di livello, sia perché la band mantiene fino alla fine l’idea di proporre soluzioni ogni volta diverse e allo stesso tempo contigue tra un brano e l’altro, che perché, semplicemente, le canzoni sono tutte impeccabili, fatte bene e cariche di urgenza e genuinità. Questo vale anche quando si evade verso tonalità morbide e ai limiti dell’introspezione, ovvero in “Wanted To Be” e nella conclusiva “All The Things You Said”.

I testi si declinano in perfetta coerenza con la parte musicale e vocale. La tematica generale è l’insofferenza verso ciò che ci viene imposto, sia dall’autorità che dalle convenzioni sociali, ed essa è trattata non sotto forma di invettiva, modalità che porta sempre con sé il rischio di cadere nella retorica, ma con rappresentazioni oneste e senza filtri di stati d’animo dovuti allo sconcerto di fronte a difficoltà inaspettate, alla frustrazione che deriva dall’obbligo di stare fermi quando si vorrebbe prendere iniziative, al senso di necessità nell’accettare che la vita non sarà mai come ce l’eravamo sognata, e via così. Viene molto facile empatizzare con le parole cantate da Dominic Master, perché sono sempre molto centrate, realistiche e veicolo di concetti espressi in modo limpido e inequivocabile.

Se vi piace il rock realmente indipendente e capace di mettere insieme al meglio schiettezza e abilità compositiva e produttiva, non potete perdervi questo gioiello di disco, perché contiene tutto ciò che cercano gli ascoltatori più esigenti e, allo stesso tempo, ha le carte in regola per far innamorare di sé qualunque appassionato.


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