The Orielles – Only You Left
Con “Only You Left”, i The Orielles trasformano la loro leggerezza indie in qualcosa di più ambizioso. Linee di basso funky, tastiere ambient e improvvise chitarre post-punk convivono in un paesaggio sonoro fluido.
La voce di Esmé Dee Hand-Halford galleggia dentro queste texture con un malinconico tono da diario
C’è infatti una malinconia diffusa nel disco. Tutto sembra ruotare attorno al fascino della tristezza.

Alcuni brani sono descritti come delicati intrecci di chitarre e voci sussurrate, molto più intimisti rispetto alla fase indie-pop iniziale della band.
Alcuni pezzi, come quelli usciti come singoli, sono lenti crescendo che spingono gli Orielles verso territori più cinematici e sperimentali.
“Three Halves” apre il disco ed è stato anche il primo singolo. È frammentario e ricco d’atmosfera, costruito su organi simili a droni, chitarra e violoncello. Si può considerare il manifesto estetico dell’album. “Tears Are” è un incrocio tra grunge scuro e dream-pop psichedelico. Parte con un riff pesante e torbido, poi si dissolve in una sezione molto più fragile e sussurrata.
È il momento in cui emerge meglio il lato oscuro e malinconico del disco. “Embers” è molto interessante per l’aspetto ritmico e sperimentale. Echi di krautrock e Radiohead. “You Are Eating a Part of Yourself” è oscuro e ipnotico, con loop di chitarra e una crescita lenta verso un potente climax. Una sorta di “euforia oscura” costruita su feedback e glitch.
È uno dei brani che evidenzia l’influenza post-rock e noise del disco.
“To Undo the World Itself” chiude il disco con un crescendo catartico emozionante.
Dopo l’espansione psichedelica di “Disco Volador”, da me adorato, la band trova qui un disco luminosamente nostalgico, pieno di deviazioni strumentali e groove sospesi. Il disco punta molto su texture, ambientazione sonora e costruzione emotiva, più che su singoli immediatamente memorabili.
È un lavoro immersivo, ricco di strati, che rivela più di una ricompensa nascosta.
Source link




