The Niro – La Nascita
Molta voglia di mettersi in gioco nel nuovo disco di Davide Combusti in arte The Niro, undici brani cantati in italiano e inglese cercando un punto di confine tra uomini e mondi senza porsi limiti né aderire a schemi precostituiti, riflettendo sulla strada percorsa e gli errori fatti, un invito a osare invece di restare fermi.

Nuovi inizi e rinascite per il cantautore romano qui impegnato anche nel ruolo di produttore. Suona tutti gli strumenti, si affida all’elettronica ma “La Nascita” mantiene un’indole curata e fortemente artigianale, con una grande attenzione ai dettagli, agli arrangiamenti e ai testi all’insegna di spontaneità e esperienza.
“Ogni canzone è la fotografia di un momento che ho vissuto, quasi sempre in prima persona” rivela The Niro raccontando la genesi di un album raffinato come dimostra la title track, inizio in sordina e crescendo leggero, parole poetiche che accompagnano in un viaggio delicato. Il ritmo resta morbido in “Nessun Rimpianto”, nell’infinita ricerca della perfetta armonia col mondo.
Il falsetto di “So Odd”, “Bergman” accorato lamento sulla mancanza di empatia, l’isolamento sperimentato in “My Desires” sono il lato più vulnerabile de “La Nascita”. “Tarantola” è il momento rabbioso e noir, “I Have A Dream” quello speranzoso ispirato a Martin Luther King, in “Borderline” anti – inno che si scaglia contro chi sa solo negare l’evidenza il ritmo si alza con un ritornello molto rock.
Conforta il The Niro de “La Nascita”, dà il meglio proprio nel finale con “Amsterdam” nata nel quartiere a luci rosse della città olandese, “Ulisse” (“Tra sirene e sogni clandestini / Senza un porto cosa resta di me“) e “Rainy Days” che raccontano avventure sognate e vissute in un disco intimo e introspettivo, che pone l’umanità nuovamente al centro del discorso musicale.
Source link




