Cultura

The Just Joans – Romantic Visions Of Scotland

Noi appassionati di indie-pop amiamo moltissimo, tra le altre cose, l’approccio DIY delle nostre band preferite e gongoliamo all’idea che quelle canzoni che ci toccano così tanto il cuore siano state registrate in modalità artigianali, senza il coinvolgimento di studi, produttori, mastering e altri fattori che ci sembrano appartenere a un mondo mainstream che sentiamo più lontano che mai. Ad esempio, il fatto che tutte le canzoni degli scozzesi Just Joans fossero state registrate, a detta di loro stessi, in luoghi casalinghi come camere da letto, soggiorni e, alcune volte, anche in toilette, non ha impedito ai devoti del pop di nicchia di trasformare la band guidata dai fratelli David e Katie Pope in uno dei nomi più di culto degli ultimi 10-15 anni. Basti pensare che gli Spook School, altra band amatissima in questo circuito, chiudeva i concerti del tour d’addio proprio con una cover dei Just Joans, l’ormai mitologica “What Do We Do Now?”.

Credit: Bandcamp

Adesso, però, dopo sei anni di assenza dal mercato discografico, i Just Joans tornano e, stavolta, c’è uno studio di registrazione, un produttore (Paul Savage dei Delgados), un altro che ha curato il mastering, e insomma, addio realizzazione artigianale. E attenzione, contrariamente ai dogmi di cui sopra, questa svolta non ha creato un risultato poco spontaneo e/o troppo lavorato, ma è stata la scelta giusta per un vero e proprio salto di qualità per il progetto. Incredibile, vero? Quelle maledette diavolerie dell’industria a volte possono anche portare del buono, e in questo caso lo hanno fatto eccome. Rispetto al passato, infatti, queste nuove 11 canzoni suonano più compiute, colorate e dinamiche che mai e, allo stesso tempo, nulla si perde in termini di genuinità e personalità.

Tutti i pregi, infatti, che hanno portato i Just Joans a essere così amati, seppur da una ristretta cerchia di fan, sono ancora ben presenti e risaltano ottimamente anche in questo contesto musicale più ricco di suoni e di dettagli. Lo stile melodico è ancora perfettamente riconoscibile; le interpretazioni vocali dei due fratelli risultano carismatiche e intriganti come sempre; le tonalità sonore riescono, anche stavolta, a creare quel peculiare equilibrio fra ambientazioni plumbee tipiche della loro terra di provenienza e un’ironia leggera e pungente; i testi continuano a rappresentare l’ironia appena menzionata in un continuo dentro-fuori tra introspezione e disincanto.

E, come detto, tutte le soluzioni ideate in studio non fanno che valorizzare questo impianto, contribuendo in maniera decisiva alla realizzazione di canzoni splendidamente trascinanti e coinvolgenti. Ogni brano ha una propria caratteristica sonora che valorizza al meglio lo scheletro della canzone, a partire dall’iniziale “Think Fast, Make Conversation”, la cui apertura di fiati che precede il primo ritornello è una rappresentazione plastica di quanto sia un po’ imbarazzante, ma anche un po’ divertente, quando incontriamo qualcuno che sappiamo di conoscere ma non ricordiamo esattamente chi sia. Lo stesso si può dire per gli arrangiamenti sgargianti e l’ampio uso di seconde voci della successiva “Here Come The Rugby Boys”, che fanno letteralmente vivere all’ascoltatore l’ambivalenza di sensazioni di chi ci tiene a praticare uno sport di squadra che però richiede una grinta che non riesce a emergere, o di “Oh Veronica, How Right You Are” e i suoi luminosi suoni di chitarra associati a un timbro vocale rotondo e intenso di Katie, scelte perfette per mettere in luce quanto possano essere superficiali certi commenti stereotipati su una presunta maturità emotiva di una persona, come musicista e come essere umano.

Non mancano, comunque, i momenti più squisitamente introspettivi, anche qui ottimamente realizzati grazie all’impeccabile combinazione tra impianto musicale e idee compositive. “Drinking On A Weeknight” è commovente per come mette in mostra senza filtri quei momenti che abbiamo vissuto un po’ tutti nei quali l’unico rifugio per sfuggire ai momenti difficili sembra essere rappresentato da un bicchiere (o qualcuno in più), mentre “The Day We Missed The Train” e i suoi arpeggi di piano ci fanno lanciare uno sguardo accondiscendente alla nostra gioventù nella quale il tempo sprecato era molto di più rispetto a quello usato per fare qualcosa. Se vi state chiedendo se il titolo non sia un richiamo a un famoso brano degli Ocean Colour Scene, il “oh oh, la la” sul finale vi toglierà ogni dubbio e ravviverà ancora di più i ricordi del vostro passato, assieme a quel paio di versi cantati sulla melodia di “Champagne Supernova” degli Oasis.

“Romantic Visions Of Scotland” è, in definitiva, un album ricchissimo di idee, spunti, suggestioni e sentimenti. Rappresenta un ascolto appagante e che non può lasciare indifferenti. In un mondo giusto, è un disco che dovrebbe portare i Just Joans da culto di una specifica nicchia a nome sulla bocca di tutti gli appassionati di musica. Chissà se succederà. Intanto chi gli darà una chance non smetterà tanto presto di ascoltarlo a ripetizione.


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