The Dream Syndicate – Live @ Locomotiv Club (Bologna, 22/01/2026)

The Dream Syndicate, dopo una battaglia legale con la Universal, avevano riottenuto i diritti sul loro sophomore “Medicine Show”, uscito nell’ormai lontano 1984.
La band californiana, una dei pionieri della scena Paisley Underground, ha ripubblicato il disco totalmente rimasterizzato e, dalla fine dello scorso anno, la sta celebrando con un tour prima negli Stati Uniti e ora in Europa.
Steve Wynn e compagni (incluso il loro amico e collaboratore di vecchia data Chris Cacavas alle tastiere) sono appena atterrati nel vecchio continente e hanno suonato ieri sera all’Hiroshima Mon Amour di Torino, prima di trasferirsi oggi al Locomotiv Club di Bologna, senza dimenticarsi della tappa a Parma per il pranzo, diventata ormai una tradizione consolidata per i californiani ogni volta che passano nel nostro paese.
Il locale situato nel Parco Del Dopolavoro Ferroviario del capoluogo emiliano è già sold out da qualche giorno, segno del notevole apprezzamento per il gruppo statunitense dalle nostre parti: l’età media dei presenti oggi è piuttosto elevata e non possiamo che essere lieti di vedere fan che hanno passato anche i 70 anni.
Come già successo negli Stati Uniti, anche i concerti del loro tour europeo saranno divisi in due parti, una prima dedicata a qualche estratto dai loro lavori post reunion (dopo il 2017 quindi) e un’altra che, invece, comprende tutti gli otto brani del loro secondo LP.
C’è ancora una discreta coda di persone che sta ritirando la tessera AICS quando entriamo nella venue sapientemente diretta da Giovanni Gandolfi e l’inizio del live viene quindi posticipato di qualche minuto (intorno alle 21.10) per poter permettere a tutti di ascoltare ogni canzone presente oggi in setlist.
Wynn e soci – come accennavamo poco sopra, in formazione a cinque con l’aggiunta di Chris Cacavas – arrivano sul palco ed è “Where I’ll Stand”, unico estratto oggi dal loro ottavo e più recente album “Ultraviolet Battle Hymns And True Confessions” (2022), ad aprire la serata: dopo un inizio scampanellante, sono le chitarre a rendere l’atmosfera più pesante e rock, mentre la passione non manca nella voce di Steve.
Poco più avanti “Out Of My Head” ci mostra un volto ancora più energico ed elettrizzante della band californiana, grazie anche alla potenza delle sei corde di Wynn e del sempre trascinante Jason Victor.
“Black Light”, invece, ha un tono più cupo e decisamente più psichedelico con la forza delle tastiere di quel piccolo grande mago chiamato Chris Cacavas, mentre “Like Mary” ammorbidisce l’atmosfera delicata grazie ai suoi tocchi più calmi e a una graziosa melodia.
“Glide”, infine”, chiude il primo set di nuovo con trame psichedeliche, adrenalina rock e ancora una volta la magia delle tastiere di Chris.
Dopo una pausa di oltre un quarto d’ora, il gruppo originario di Los Angeles ritorna sul palco per riproporre “Medicine Show” nella sua interezza, ma – come terrà a sottolineare Wynn poco dopo – non in rigoroso ordine: “non vogliamo essere come l’intelligenza artificiale“, spiegherà il frontman nel corso del secondo set.
No, caro Steve, voi non sarete mai come l’intelligenza artificiale, perché al contrario dell’AI, sapete perfettamente regalare emozioni ai vostri fan che riascoltano molto volentieri dal vivo tutte le canzoni di un album davvero bello e importante.
“Still Holding On To You” apre il secondo set ed è fantastico ritrovare questa canzone con quelle chitarre pulite, i vocals ricchi di passioni e un tocco particolare che la rende assolutamente made in USA.
“Burn”, con quelle sue bellissime tastiere e quella sua adrenalina sembra influenzata da una tradizione springsteeniana, mentre i riff di “Armed With An Empty Gun” sono più sporchi, cattivi e rumorosi e c’è spazio per numerosi assoli chitarristici, sostenuti come sempre dal piano di Cacavas.
Una infinita “John Coltrane Stereo Blues” chiude il mainset tuffandosi appunto in territori bluesy, regalando toni saltellanti e adrnalina e ottenendo perfino un handclapping da parte del sempre caldissimo pubblico emiliano.
Dopo pochi attimi ecco di nuovo Chris con il solo piano, prima che rientri tutta la band per un encore davvero suggestivo: prima una doppietta dal loro debutto “The Days Of Wine And Roses” (1982), composta da quei due piccoli meravigliosi gioielli chiamati “Tell Me When It’s Over” e “That’s What You Always Say”, poi una cover di “Let It Rain” di Eric Clapton, rivisitata dai Dream Syndicate che aggiungono ulteriore energia e adrenalina.
Davvero non si poteva chiedere di più a Wynn e compagni che, con questa ottima performance, ci hanno regalato un nostalgico tuffo in un passato lontano, ma allo stesso tempo hanno dimostrato ancora una volta il loro grande valore. Inossidabili!
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