Cultura

The Darkening Green: Il verde più scuro nel cemento urbano :: Le Recensioni di OndaRock

Quattro anni sono passati dal precedente “A Sky Without Stars”, che segnava il secondo debutto ufficiale di Eliza Sophie Caird, prima Eliza Doolittle e da qualche tempo solamente Eliza. Quattro anni trascorsi pubblicando prima i remix del lavoro precedente (“ASWS: Sketches & Remixes”, 2023), poi il disco live (“Live At RAK”, 2023), quindi la collaborazione con Bicep (“CHROMA 008”, 2025) e i singoli che hanno preparato il terreno per il nuovo album.

“The Darkening Green”, coprodotto con Phiro e EMIL, conferma la svolta intrapresa nel lavoro precedente e con il cambio di nome: un R&B oscuro e introspettivo, ipnotico e onirico, in cui la voce ancora lampeggia tra i beat trip-hop e downtempo. Ma là dove il punto di partenza era di base electro, qui è dagli strumenti acustici che si sceglie di partire, alcuni anche inconsueti come il flauto bansuri, o percussioni casalinghe, in ossequio a un approcio più tattile e naturale. E così ecco rim shots su rullanti modificati artigianalmente, colpi su oggetti domestici o superfici naturali e percussioni minimali come hi-hat sommessi o shaker improvvisati.
Questa scelta è coerente rispetto al nucleo tematico dell’album, che porta l’autoriflessione e il discorso sulla società all’interno della riflessione ecologica, del rapporto tra spazio urbano e natura, tra il grigio del cemento post-industriale e i verdi delle piante. 

Tra le nove tracce, “For The Hell Of It” apre con il suo andamento languido e ipnotico; “Anyone Else”, già singolo, è una canzone d’amore, con echi di r’n’b nineties, sonorità condivise con le successive “Fever Dreams” e con “Cheddar”, sull’alienazione e lo sfruttamento. “Major” medita sull’amore di sé, mentre fa capolino il bansuri. Uno stacco lo segna “Pleasure Boy” con il suo groove disco sensuale, capace di accennare a Prince; “Spiral” ha un approccio più afro, che si stempera nel ritornello; non si stempera però la rabbia sociale, come le conclusive “Because We Can” e “Zombie-Like” stanno a dimostrare.

Come nell’album precedente, le canzoni si susseguono senza soluzione di continuità, annoiando e attraendo l’ascoltatore con la medesima forza; da questo punto di vista, è un vero album ambient al tempo dello streaming, in cui la noia può essere tanto forte quanto l’interesse per l’atmosfera capace di evocare e mantenere. 

12/04/2026




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