Cultura

The Beths – Straight Line Was A Lie

I Beths hanno firmato con la prestigiosa Anti- Records e a fine agosto hanno realizzato questo loro quarto LP, che arriva a esattamente tre anni di distanza dal precedente, l’ottimo “Expert In A Dying Field“.

Credit: Lindsey Byrnes

La press-release ci racconta che il gruppo di Auckland ha capito che nella vita non si procede mai in linea retta. Il senso di vertigine esistenziale è il tema centrale del loro quarto album. La band suggerisce che l’unico modo per andare avanti è attraversare e che anche dopo esperienze difficili e trasformative si può avere la sensazione di essere tornati al punto di partenza. È destabilizzante rendersi conto che la vita e la crescita personale sono cicliche e continue, che un capitolo non si chiude sempre con la pace e l’accettazione. Il vero impegno sta nel continuare a provarci, a esserci.

La frontwoman Elizabeth Stokes nel frattempo ha iniziato una cura a base di antidepressivi che, se da una parte l’ha fatta stare meglio sia a livello mentale che fisico, dall’altra ha bloccato la sua scrittura, con le canzoni che faticavano a uscire.

Proprio nella title-track “Straight Line Was A Lie”, che apre il disco, la Stokes discute di questo suo problema e delle sue cure, ma allo stesso tempo riesce a creare ottime melodie indie-pop chitarristiche.

Facciamo qualche passo avanti e troviamo “Metal”, uno dei pezzi indie-pop più belli degli ultimi anni con quegli arpeggi così cristallini che ne puoi vedere la purezza, mentre i vocals di Elizabeth risultano più riflessivi: un tuffo nelle memorie smithsiane o, se vogliamo rimanere local, nella Flying Nun.

I toni dolci-amari del recente singolo “Mother, Pray For Me”, basato quasi esclusivamente sulla leggerezza della chitarra della frontwoman e sui toni gentili della sua voce, ci portano su territori decisamente meditativi e più spogli a livello di sonorità.

“Take”, pur mantenendo una certa bellezza melodica, ha un suono più sporco che si avvicina al post-punk, mentre il basso di Benjamin Sinclair romba e tiene il ritmo piuttosto elevato.

Nella conclusiva “Best Laid Plans”, invece, le percussioni e le chitarre dissonanti aggiungono un tocco art-rock, oltre che un tocco dancey alla canzone.

Nonostante una certa malinconia che lo pervade, “Straight Line Was A Lie” riesce comunque a portare luminosità e rimane senza dubbio un lavoro indie-pop davvero piacevole, variegato e con numerosi spunti interessanti.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »