Cultura

The Besnard Lakes – Live @ Rotondes (Lussemburgo, 06/02/2026)

Credit: Heartonastick (CC BY-NC-SA 2.0)

Lo scorso ottobre, via Full Time Hobby, The Besnard Lakes hanno pubblicato il loro settimo LP, l’eccellente “The Besnard Lakes Are The Ghost Nation“: il disco, spiega la band canadese, “parla della morte delle nazioni. C’è il desiderio di essere lasciati in pace, di lasciare che le comunità siano comunità, tutte quelle cose che sembrano essere sotto assedio.”

Il gruppo di Montreal è in questi giorni in Europa a presentarlo e stasera fa tappa al Rotondes di Lussemburgo, capitale dell’omonimo minuscolo e gradevolissimo granducato.

Il Rotondes, situato proprio dietro alla stazione dei treni della città, è un centro culturale che ospita attività di vario genere e che già conoscevamo per la qualità dei suoi concerti: sono le nove e mezza, quando e soci salgono sul palco della venue lussemburghese, stato in cui suonano oggi per la prima volta.

Olga Goreas, bassista e moglie di Jace suona seduta perché, come racconterà durante il live, verso la fine del loro tour negli Stati Uniti a dicembre, è scivolata sul ghiaccio mentre stavano ricaricando gli strumenti dopo un concerto e si è fratturata una caviglia, ma ciò non l’ha fermata da partire per il vecchio continente per suonare insieme alla sua band.

Ad aprire il set ci pensa una canzone a cui chi scrive è veramente molto affezionato, “Like The Ocean, Like The Innocent”, estratta dal loro terzo album, “The Besnard Lakes Are The Roaring Night” (2010): diviso in due parti, il lunghissimo pezzo, dopo l’intro strumentale, inizia con il falsetto di Lasek per poi lasciare spazio a cavalcate chitarristiche, portandoci a fare un viaggio incredibile in un mondo ultraterreno con il supporto delle tastiere e di una continua aggiunta di strati strumentali. Le emozioni sono davvero uniche.

Nonostante il set si concentri soprattutto sul loro lavoro più recente, si trova spazio anche per qualche piccolo ricordo preso da tutti i loro LP (salvo dal loro debutto “Volume One” del 2003) e quindi subito dopo riascoltiamo molto volentieri anche “Devastation” da “The Besnard Lakes Are The Dark Horse” (2007), una continua e rumorosa progressione, ricca d’intensità e cattiveria , accompagnata dai vocals acidi di Jace.

E’ poi la volta di “Calling Ghostly Nations”, dove la voce della Goreas ci trasporta verso panorami sognanti e ultraterreni, a cui si aggiunge poi il falsetto del marito e, mentre la ricchezza strumentale è in continuo aumento, l’emotività diventa qualcosa di difficile da descrivere talmente è forte.

In “Raindrops” non mancano belle linee di basso, potenti synth e intense chitarre, ma è ancora una volta la voce di Jace, che cambia facilmente il suo tono nel giro di pochi attimi, a farci emozionare con quella sua pur malinconica dolcezza che sa trasformarsi anche in qualcosa di poppy.

Un altro passo indietro e un altro colpo al cuore di quelli che non si scordano: stiamo ovviamente parlando di “Albatross”. Dopo quel magico intro in continua progressione disegnato con chitarre e synth, ecco la morbida voce di Olga che ci fa sognare e quelle armonie angeliche che sembrano volerci trasportare in un mondo lontano e senza confini tra poesia, calore e psichedelia. Un viaggio unico che spazia tra rumore e spazi sonori, invece, più puliti, il tutto farcito da melodie incredibili. Magia pura e lacrime agli occhi per chi scrive.

Torniamo al presente con “Chemin De La Baie”, quella che i Besnard Laked hanno definito come “la loro canzone shoegaze”: dopo un intro disegnato con due synth, ecco atmosfere sognanti e psichedeliche, delicatezza e melodie pulite, prima di lasciare spazio a chitarre vorticose e a una notevole ferocia nella sua parte finale.

“Tungsten 4: The Refugee” ci presenta una faccia più rumorosa e intensa della psichedelia della formazione di Montreal con le sei corde ancora una volta in grande evidenza, pur senza dimenticarsi di mostrare una certa sensibilità a livello melodico.

Ci pensa poi “And You Lied To Me” a chiudere il mainset: malinconico, ma vibrante allo stesso tempo, il brano è capace di crescere sia dal punto di vista dell’intensità strumentale che di quella emotiva.

C’è ancora lo spazio per un breve encore prima della fine del concerto dopo circa centodieci minuti: erano parecchi anni che non vedevamo dal vivo i Besnard Lakes, ma questa breve trasferta nel piccolo Granducato ci ha permesso di gustare nuovamente la loro psichedelia ricca di emozioni e capace ancora una volta di farci volare verso territori ultraterreni, mentre conferma la loro solidità e qualità strumentale.


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