Scienza e tecnologia

Tesla minaccia gli utenti che hanno sbloccato illegalmente le loro auto

Negli ultimi mesi sono comparsi dispositivi non ufficiali che promettono di sbloccare Full Self-Driving (Supervised) di Tesla in paesi dove la funzione non risulta ancora disponibile (sì, anche in Italia). L’idea di attivare subito la guida assistita più avanzata, dopo averla magari già pagata, visto che è nei pacchetti disponibili all’acquisto, attira molti proprietari, soprattutto in mercati bloccati dalla burocrazia.

Dietro questa scorciatoia, però, si nascondono rischi pesanti: Tesla ha iniziato una vera e propria stretta contro chi usa questi accessori, e in alcuni casi entrano in gioco anche le autorità nazionali, con conseguenze che vanno ben oltre la semplice disattivazione del servizio.

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Come funzionano i dispositivi per “sbloccare” FSD

Questi accessori, spesso venduti intorno ai 500 euro, si presentano come chiavette o piccoli moduli che si collegano direttamente al CAN bus dell’auto, la rete interna che gestisce comandi come sterzo, freni e finestre. Intercettando e modificando i segnali su questa rete, i dispositivi aggirano i blocchi software e la geolocalizzazione che limitano l’uso di FSD in certe aree.

Il caso più evidente riguarda la Corea del Sud: FSD (Supervised) è arrivato ufficialmente solo su Model S, Model X e Cybertruck prodotti negli Stati Uniti, mentre chi possiede Model 3 e Model Y costruiti in Cina, pur avendo pagato oltre 6.000 dollari per il pacchetto, non può ancora utilizzarlo per via di ritardi nelle certificazioni locali. È proprio questa frustrazione che alimenta il mercato grigio dei dispositivi di “jailbreak”.

La risposta di Tesla: avvisi, responsabilità e garanzia

Tesla ha iniziato a inviare email di massa e notifiche in app agli utenti, chiarendo che l’azienda è consapevole di questi trucchi e pronta a intervenire. Nel messaggio, il costruttore sottolinea che chi utilizza dispositivi non autorizzati per modificare FSD diventa completamente responsabile di eventuali incidenti.

L’avvertimento va oltre: Tesla si riserva il diritto di rifiutare riparazioni in garanzia, anche se il danno non risulta direttamente causato dal dispositivo di sblocco. In pratica, collegare questi accessori può trasformare qualunque problema futuro in una spesa a carico del proprietario, con un impatto economico ben superiore al presunto risparmio iniziale.

Vale poi la pena ricordare che in caso di incidente l’assicurazione potrebbe non coprire il danno, vista la modifica al veicolo.

L’intervento del governo coreano e i rischi legali

In Corea del Sud per esempio la questione non resta confinata al rapporto tra cliente e costruttore. Il Ministero di Territorio, Infrastrutture e Trasporti (MOLIT) ha diffuso un proprio avviso ufficiale, classificando l’uso di questi strumenti come una vera e propria violazione penale.

Secondo la normativa locale, modificare in modo arbitrario il software del veicolo viola la Legge sulla gestione degli autoveicoli e può portare fino a 2 anni di carcere oppure a multe fino a 20 milioni di won (circa 13.200 dollari, poco più di 12.000 euro). Tesla, dal canto suo, definisce questi dispositivi anche una minaccia alla cybersicurezza, perché potrebbero aprire vulnerabilità sfruttabili da hacker per prendere il controllo di alcune funzioni dell’auto.

Espansione ufficiale di FSD: cosa sta arrivando

Mentre cresce la tentazione di affidarsi a scorciatoie, Tesla continua a lavorare sul percorso ufficiale per portare FSD (Supervised) in più Paesi.

L’azienda sta affrontando la consueta burocrazia regolatoria, con l’obiettivo di ottenere le prime autorizzazioni europee a partire dai Paesi Bassi, dove l’ok è atteso per aprile.

Un via libera in Olanda potrebbe aprire la strada a un rilascio progressivo nel resto dell’Unione Europea, mentre in Corea del Sud l’accesso a FSD dovrebbe estendersi gradualmente al resto della flotta con hardware 4 (HW4). Nel frattempo, il software continua a ricevere aggiornamenti con l’obiettivo dichiarato di arrivare, un giorno, a una guida “non supervisionata”, anche se i tempi reali dipenderanno dalle autorità e dai test sul campo.

Alla luce di questi elementi, puntare su un dispositivo non autorizzato per anticipare di qualche mese l’accesso a FSD significa mettere sul piatto garanzia, sicurezza e perfino la fedina penale: un compromesso che, guardando ai rischi concreti, difficilmente regge il confronto con l’attesa della soluzione ufficiale.

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