Scienza e tecnologia

Tesla in crisi? Calano vendite e produzione: cosa sta succedendo

Il 2026 non sta andando nel modo più semplice per Tesla. I numeri del primo trimestre mostrano una leggera crescita rispetto a un anno fa, ma dietro questa apparenza positiva emergono segnali di debolezza che riguardano sia le auto elettriche, sia il resto del business.

Il contesto è tutt’altro che tranquillo: tra le polemiche legate alle uscite pubbliche di Elon Musk, le proteste contro il marchio e una concorrenza sempre più aggressiva, soprattutto in Europa, la casa americana si trova a dover ripensare il proprio ruolo nel mercato.

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Numeri in crescita… ma solo rispetto a un anno fa

Nel primo trimestre Tesla ha aumentato le consegne di auto di circa il 6% su base annua. Un dato che, preso da solo, potrebbe sembrare incoraggiante.

Il problema è che il confronto con l’inizio del 2025 è poco significativo: in quel periodo le vendite erano crollate di circa il 13%, complice un mix di scandali, proteste e incertezze che aveva frenato gli ordini. Dopo un tonfo di quella entità, una piccola ripresa era quasi scontata.

Per capire davvero lo stato di salute del marchio, gli analisti guardano al confronto con il trimestre precedente, e qui il quadro cambia in modo netto.

Consegne e produzione in calo rispetto al trimestre precedente

Nel trimestre Tesla ha consegnato 358.023 veicoli, circa il 14% in meno rispetto all’ultimo trimestre del 2025. Un calo che indica una domanda meno vivace, nonostante i tagli di prezzo e le promozioni viste negli ultimi mesi.

Anche la produzione rallenta: l’azienda ha costruito 408.306 veicoli, il 6% in meno rispetto al trimestre precedente. In pratica Tesla sta producendo e vendendo meno auto di prima, in linea con un trend negativo che dura ormai da due anni.

In Europa la situazione appare ancora più delicata: il marchio ha perso quasi metà della quota di mercato, complice l’avanzata dei costruttori cinesi e l’effetto delle posizioni politiche sempre più radicali di Musk, che non aiutano l’immagine del brand presso il pubblico europeo.

EV in frenata e incentivi ridotti

Il rallentamento non riguarda solo Tesla.

A livello globale, le vendite di auto elettriche mostrano segni di affaticamento, soprattutto nei mercati dove gli incentivi sono stati ridotti o cancellati.

Negli Stati Uniti l’eliminazione del credito d’imposta federale da 7.500 dollari ha colpito Tesla e molti altri costruttori: per chi valuta il passaggio all’elettrico, l’assenza di questo sconto rende l’acquisto meno conveniente.

In questo clima di incertezza, diversi modelli elettrici sono stati cancellati o rimandati da varie case automobilistiche, segnale che il settore sta rallentando gli investimenti sui veicoli a batteria di massa e rivede i piani di lancio.

Meno auto, più robotaxi e robot umanoidi

Mentre le vendite di auto rallentano, Elon Musk spinge un messaggio chiaro: Tesla non vuole restare solo un costruttore di automobili. L’obiettivo dichiarato è trasformare l’azienda in un colosso di robotaxi, robot umanoidi e intelligenza artificiale.

All’inizio del 2026 Tesla ha interrotto la produzione dei suoi modelli storici Model S e Model X, che per anni hanno rappresentato il vertice della gamma.

Lo spazio liberato in fabbrica dovrebbe servire alla produzione su larga scala di robot.

Un dirigente di alto livello ha spiegato che Tesla andrebbe ormai vista come un’azienda di “trasporto come servizio”, più che come un semplice costruttore di auto. Musk, dal canto suo, ripete che non servono nuove auto di massa perché in futuro tutte le vetture saranno autonome. È una visione ambiziosa, ma al momento resta lontana dalla realtà quotidiana di chi compra e guida un’auto.

I conti: auto in calo, altri business in crescita ma con ombre

Nel 2025 Tesla ha registrato 94,8 miliardi di dollari di ricavi, di cui 69,5 miliardi (circa il 73%) provenienti dalle vendite di automobili. Proprio questa voce, però, è in caduta: i ricavi automotive sono scesi di circa il 10% anno su anno.

Le altre attività – energia (generazione e accumulo) e servizi – stanno crescendo e pesano sempre di più sul bilancio. Ma anche qui emergono segnali da non sottovalutare: nell’ultimo trimestre Tesla ha installato 8,8 GWh di sistemi di storage energetico, in calo rispetto ai 10,4 GWh del primo trimestre 2025.

In sostanza, le due aree chiave oltre alle auto – energia e servizi – non stanno compensando in modo lineare la frenata del business principale, almeno non ancora.

Sotto le attese di Wall Street

Su quasi tutti i fronti, Tesla ha chiuso il trimestre sotto le previsioni degli analisti. Per le consegne di veicoli, il mercato si aspettava circa 370.000 unità, contro le 358.023 effettive. Anche sul segmento energia il divario è netto: le stime parlavano di 14,4 GWh di sistemi di accumulo installati, ben oltre gli 8,8 GWh comunicati.

Nonostante questi numeri, Musk continua a presentare Tesla come un’azienda alla vigilia di un grande salto nell’IA e nella robotica, con l’idea di diventare un punto di riferimento globale in questi settori. Per gli investitori, però, resta il nodo del presente: oggi Tesla guadagna ancora soprattutto dalle auto, e proprio lì i numeri non stanno andando nella direzione sperata.

A complicare il quadro c’è anche il fatto che l’attenzione di Musk sembra concentrarsi sempre di più su SpaceX, in vista di una quotazione pubblica che molti considerano storica.

Dopo la fusione con xAI, l’azienda spaziale ha raggiunto una valutazione di circa 1.250 miliardi di dollari, una cifra che rende le difficoltà di Tesla quasi marginali rispetto al potenziale guadagno personale del suo fondatore.

Per chi guarda al mercato auto, però, Tesla dovrà dimostrare di saper gestire la transizione da costruttore di elettriche a piattaforma di servizi, robotaxi e robot, senza perdere per strada quella base di clienti che, almeno per ora, cerca ancora soprattutto una buona auto da guidare.


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