Umbria

Terni commossa per Ilaria Sula: «Se toccano una, rispondiamo tutte»


di Chiara Putignano

«Lui si è finto Ilaria mentre mandava messaggi alle sue amiche con le stesse mani con cui l’ha uccisa». Il dolore di un’amica di Ilaria Sula, studentessa 22enne ternana, uccisa dall’ex fidanzato Mark Antony Samson a Terni diventa un dolore collettivo. La piazza si indigna, fa rumore e si commuove, condannando l’ennesimo femminicidio. Una folla, almeno mille persone in piazza della Repubblica per la manifestazione organizzata da Casa delle donne e Terni donne, grida: «Se toccano una, rispondiamo tutte». 

VIDEO «Ilaria avrà 22 anni per sempre per colpa di un uomo e del patriarcato»

La piazza a Terni Dopo le manifestazioni a Roma e Bologna, a Terni sono pochi gli interventi, ma tanta la rabbia. «Se domani sono io, mamma, se non torno domani, distruggi tutto. Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima». La piazza ascolta in silenzio la lettura della poesia di Cristina Torre Cáceres. Rompe la commozione con il rumore, poi le i mazzi di chiavi vengono sollevati a mezz’aria e spezzano definitivamente il silenzio. Poi l’intervento di un’amica di Ilaria Sula, studentessa 22enne ternana, uccisa dall’ex Mark Antony Samson. «Ieri ho scoperto che Ilaria era stata pugnalata a morte dal suo ex fidanzato. Lui si è finto Ilaria mentre mandava messaggi alle sue amiche con le stesse mani con cui l’ha uccisa. Poi è andato con la famiglia alla polizia fingendo preoccupazione e tristezza dopo la scomparsa. È stata uccisa, chiusa in una valigia e buttata in un dirupo. Il corpo è stato ritrovato ieri mattina, dopo una settimana dalla scomparsa».

Femminicidio Ilaria Sula «Non sono qui per rendervi tristi – prosegue -. Sono qui per testimoniare le atrocità a cui noi donne siamo sottoposte. Ilaria era la mia migliore amica da quando avevamo 14 anni. Si è trasferita a Roma per l’Università e lì nella capitale si sentiva libera. Ilaria era intelligente, dolce e molto indipendente. Ha deciso di non farsi sostenere economicamente dalla famiglia e di lavorare part-time in un Mc Donalds. Lì dove purtroppo ha conosciuto il mostro che le spezzò la vita un anno e mezzo dopo. Sono qui per dare un volto e un’anima ai nomi che leggiamo ogni giorno sui giornali: Ilaria, Sara, Laura, Sabrina e tutte le altre vittime di femminicidio. Ilaria avrà 22 anni per sempre – sostiene con forza la sua amica – per colpa di un uomo ma anche per colpa di una società basata sul patriarcato. Durante le manifestazioni, pochi erano gli uomini presenti, guardatevi intorno quanti ce ne sono?», interroga la piazza. «Troppe donne sono state martirizzate per questo e troppi pochi uomini stanno imparando dagli errori passati. Sono qui per parlare per Ilaria, non staremo in silenzio. Dopo tutto Ilaria non è una vittima. È e sarà per sempre una combattente. Ti vogliamo bene Ilaria, speriamo tu stia bene ovunque tu sia».

Roma La risposta alla tragedia arriva anche dalla capitale con grande partecipazione di tutta l’università La Sapienza. «Il dolore e lo sdegno che attraversa la Comunità Sapienza di fronte al femminicidio della nostra Studentessa Ilaria Sula sono profondi e pervasivi – scrive la rettrice Antonella Polimeni -. leri si sono radunate di fronte all’edificio di Statistica migliaia di studentesse, studenti, docenti, colleghe e colleghi del personale tecnico, amministrativo e bibliotecario. Oggi, altrettante studentesse e studenti si sono mobilitate in Ateneo per manifestare sgomento e rabbia, per Ilaria e per tutte le vittime di un inaccettabile fenomeno che continua ad alimentare una scia di dolore e rabbia. Riteniamo importante e significativa una mobilitazione le cui motivazioni sono da tutte e tutti noi condivise». Tuttavia la manifestazione romana è stata sporcata dal vandalismo. «Di fronte alla statua della Minerva, nel piazzale di cui è prossimo il termine del restauro, dopo anni di attesa delle autorizzazioni necessarie e un significativo impegno economico a carico dell’Ateneo, un gruppo di manifestanti ha sfondato l’area cantiere, per imbrattare e deturpare lo scalone monumentale, la vasca di fronte alla Minerva e la statua stessa. L’imbrattamento è successivamente continuato in altri luoghi della Città Universitaria. I danni stimati, stando a una prima valutazione dei tecnici, sono ingenti. La nostra domanda è: perché? Perché affrontare un tema condiviso con modalità divisive? Perché caratterizzare con il vandalismo di un bene pubblico la lotta contro una delle più orribili forme di violenza, il femminicidio? Perché onorare la memoria di una vittima della cultura patriarcale deturpando luoghi che lei ha frequentato e probabilmente amato? Perché Minerva e tutta la Sapienza devono subire ulteriori violenze?».

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