Umbria

Terni, Bandecchi torna davanti al giudice. Rischio sospensione? «C’è il vicesindaco»


di Mar. Ros.

Stefano Bandecchi è stato rinviato a giudizio per accuse relative a minacce, resistenza a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio, oltre a un’accusa di evasione fiscale relativa alla sua attività imprenditoriale in campo universitario.

In particolare, in qualità di sindaco di Terni, è chiamato a comparire davanti al giudice Ersilia Agnello, del locale Tribunale, per i fatti risalenti al consiglio comunale dell’agosto 2023, quando fu necessario l’intervento degli agenti di polizia locale per evitare che il primo cittadino arrivasse, presumibilmente, al contatto fisico con il consigliere comunale di FdI, Marco Cecconi, dopo un acceso scontro verbale che ha coinvolto in qualche misura anche il consigliere Orlando Masselli. A procedere per vie legali, dopo l’episodio, era stato proprio il sindaco sporgendo denuncia, ritrovandosi poi rinviato a giudizio, mentre le posizioni dei due esponenti di centrodestra sono state archiviate e, anzi, Cecconi si è costituito parte civile nel procedimento a carico di Bandecchi. La prima udienza è calendarizzata per il prossimo 22 gennaio e oltre ad aver già  sfidato la magistratura in vista dell’appuntamento, il leader di Alternativa popolare, giusto lunedì, in sala consiliare, si è lasciato scappare un commento con evidente riferimento al richio che corre rispetto alla sua carica elettiva.

In un caso, tramite un video social, ha detto di rischiare una condanna fino a 7 anni per un Pm cieco e un giudice non vedente; nell’altro, riferendosi a quelle che ritiene mancanze istituzionali da parte della Regione Umbria, ha richiamato la presidente Stefania Proietti a coinvolgere il Comune di Terni nelle scelte che riguardano il territorio, in particolare il nuovo ospedale; e il monito è stato: «Se il sindaco se ne dovesse andare, grazie alla magistratura, qua resterebbe il vicesindaco (Riccardo Corridore, ndr), quindi sarebbe il caso di parlare col Comune perché per altri due anni è mezzo c’è da “ciucciarsi” questo di Comune». Il primo cittadino di Terni, in effetti, rischia la sospensione dalla carica. In base alla cosiddetta legge Severino, a seconda dei casi, una condanna non inferiore a due anni, anche non definitiva, comporterebbe la sospensione dalla carica.

Nello specifico, essendovi tra i reati contestati al sindaco anche quello di minaccia a pubblico ufficiale, una condanna definitiva in tal senso potrebbe comportare conseguenze in termini di incandidabilità, ineleggibilità e decadenza da cariche elettive o incarichi pubblici. Ma il condizionale è più che doveroso. Tra le strategie difensive dei propri legali, le richieste della Procura e le valutazioni del giudice, saranno dunque determinanti i tempi della giustizia rispetto al mandato Bandecchi, eletto nel 2023. Un’eventuale sospensione da parte del Prefetto avrebbe effetto 18 mesi. Cessa di produrre effetto decorso il periodo ma è estendibile di ulteriori 12 mesi se l’impugnazione per responsabilità viene rigettata anche in appello.

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