Liguria

Termovalorizzatore, la Regione Liguria gela Amiu e Tursi: “Nessuna proroga sul bando”


Genova. Sul termovalorizzatore la Regione Liguria gela Amiu, il Comune di Genova e la sindaca Silvia Salis. “Nessuna proroga dei termini dell’avviso esplorativo per la ricerca di operatori interessati all’affidamento in concessione della realizzazione e gestione dell’impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti, previsto dalla pianificazione regionale vigente” si legge in una nota diramata nel tardo pomeriggio di oggi, mercoledì 21 gennaio.

La Regione Liguria ha così risposto alla richiesta di Amiu: la nuova governance dell’azienda, in accordo con l’amministrazione comunale genovese, aveva chiesto tre mesi di proroga per poter partecipare eventualmente al bando non escludendo, ma neppure dando per scontata, l’ipotesi della realizzazione di un impianto all’interno della discarica di Scarpino. Ma con una comunicazione di De Ferrari, punto su punto, si evidenziano le ragioni della decisione.

“Ribadendo la legittimità, correttezza e coerenza con il quadro normativo nazionale ed europeo dell’operato dell’Ente e di Arlir – scrivono dalla Regione Liguria – orientato alla tutela dell’interesse pubblico alla realizzazione di un sistema impiantistico adeguato, efficiente e conforme agli obiettivi della pianificazione regionale vigente”.

Regione Liguria esprime “perplessità” sulla richiesta di proroga, “in cui Amiu non solo collega erroneamente all’avviso esplorativo a un futuro bando di gara”, ma non esprime neppure alcuna volontà su una possibile partecipazione alla futura procedura di affidamento o project financing“.

“Perplessità – si legge ancora nella nota – anche rispetto al ricorso presentato al Tar dalla stessa azienda e notificato ieri a Regione Liguria e Arlir, senza alcuna richiesta di sospensiva dei termini dell’avviso. Regione ritiene infondato il ricorso, di cui non si capiscono le finalità e ha già intrapreso i passaggi per la costituzione in giudizio a difesa degli atti impugnati”.

“La posizione di Regione Liguria rimane dunque ferma e salda: l’impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti è fondamentale per i cittadini e per questo bisogna realizzarlo nel più breve tempo possibile nel pieno rispetto delle procedure di legge”, conclude la nota.

Cosa prevede l’avviso per l’impianto di chiusura del ciclo

Nero su bianco, quindi, ecco i numeri di quello che sarà l’impianto di chiusura del ciclo in Liguria ovvero una taglia minima di 220 mila tonnellate di rifiuto trattato all’anno (centomila in meno della quota ipotizzata all’inizio dell’iter). La cifra, inferiore di un centinaio di migliaia di tonnellate rispetto a quella ipotizzata all’inizio del percorso, rimette in gioco l’area della discarica di Scarpino che, secondo alcune stime, mai avrebbe potuto sostenere una struttura da oltre 240mila tonnellate.

L’impianto, dunque, dovrà disporre di una “capacità complessiva minima di 220mila tonnellate annue, che consenta la chiusura del ciclo dei rifiuti urbani a livello d’ambito regionale, e fino a circa 320mila tonnellate all’anno nel caso possano essere dimostrate sinergie positive, anche in termini di sostenibilità economica, con flussi di rifiuti speciali liguri ora destinati in discarica o a termovalorizzazione fuori regione”.

Le manifestazioni di interesse per l’impianto, che con tutta probabilità sarà un termovalorizzatore, devono arrivare entro 60 giorni dalla pubblicazione dell’avviso, quindi entro l’inizio di marzo.

Un nodo per il campo largo

Che il tema sia spinoso per il campo largo che è maggioranza in Comune a Genova non è una novità: già in maniera piuttosto chiara alleati come Avs e M5s hanno dichiarato la loro contrarietà all’ipotesi di un termovalorizzatore, anche il Pd si è detto fortemente critico, e in consiglio regionale lo stesso campo largo ha presentato una proposta di legge sull’economia circolare che boccia gli impianti termici e chiede di puntare su quelli intermedi, come il Tmb.

Al contrario, a offrire una sponda alla sindaca, in un’eventuale partita pro termovalorizzatore, è stato il centrodestra, non è chiaro se per reale convinzione o per servire una polpetta avvelenata. Resta il fatto che Salis ha chiarito che serve “pragmaticità” e che il “problema di Scarpino, che comunque dovrà essere gestito anche dopo la chiusura, va risolto”.

Campora (Vince Liguria) a Salis: “Richiesta di rinvio? Tatticismo politico”

“L’amministrazione comunale scopra le carte e dica in modo chiaro e definitivo se intende o meno rispondere con l’azienda partecipata Amiu all’avviso esplorativo pubblicato da Arlir per la ricerca di operatori interessati all’affidamento in concessione della realizzazione e gestione dell’impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti. Oggi invece Tursi si nasconde dietro ad Amiu, che prima con la richiesta di proroga, addirittura di sei mesi, dei termini dell’avviso e poi addirittura con un ricorso al Tar, del tutto infondato e pretestuoso, sta cercando in ogni modo di rinviare il più possibile una scelta che rischia essere profondamente divisiva all’interno dell’attuale maggioranza guidata dalla sindaca Salis. Bene ha fatto Regione Liguria a respingere la richiesta di proroga e a intraprendere i passaggi necessari per la costituzione in giudizio a difesa degli atti impugnati con il ricorso al Tar”.

Così il consigliere regionale e capogruppo di Vince Liguria Matteo Campora, ex assessore ai Rifiuti nella giunta Bucci in Comune e che nelle prossime settimane potrebbe ricevere una delega, sempre da consigliere regionale, relativa ai progetti di chiusura del ciclo del rifiuti.

“È evidente – prosegue Campora – che le mosse di Amiu sono dettate da Tursi per ragioni squisitamente politiche, con l’unico obiettivo di dilatare i tempi e rinviare la decisione sulla partecipazione o meno alla manifestazione di interesse, pur sapendo perfettamente che l’avviso pubblicato da Arlir ha natura puramente ricognitiva e non costituisce l’avvio di una procedura di affidamento né di project financing in senso proprio”.

Serve l’ok di un Comune

L’assenso dell’amministrazione locale, d’altronde, rimane indispensabile nel bando: la scelta è stata quella di incardinarlo dopo che sarà conclusa la ricognizione per rilevare l’interesse da parte dei soggetti privati, che dovranno indicare nei loro progetti anche il luogo in cui vorrebbero realizzare l’impianto, preferibilmente tra quelli indicati come maggiormente idonei dallo studio Rina. È previsto infatti che l’adesione formale dell’amministrazione comunale interessata, propedeutica alle valutazioni su eventuali compensazioni, rappresenti in questa fase un elemento premiante della proposta di partenariato pubblico-privato in esito ai risultati dell’Avviso esplorativo.

Sempre sulla localizzazione, nel bando che recepisce la delibera regionale, si legge che l’impianto dovrà essere “preferibilmente” (ma non obbligatoriamente) localizzato in una delle cinque macroaree regionali individuate dall’agenzia dei rifiuti sulla base dello studio del Rina: Genova Scarpino, Valle Scrivia, Cairo Montenotte, Cengio, Vado Ligure.




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