Basilicata

Teorema, spunta la bozza della contabilità delle tangenti alla Provincia di Crotone

Operazione Teorema, rinvenuto foglio manoscritto con la contabilità parallela delle tangenti alla Provincia di Crotone


CROTONE – Spunta la bozza di contabilità del presunto sistema di tangenti alla Provincia di Crotone, scoperchiato nei giorni scorsi con l’operazione Teorema. Quando i finanzieri installarono le microspie negli uffici della Sinergyplus, trovarono anche un manoscritto, composto da più fogli, con cifre, percentuali e importi correlati ai nomi dei componenti del presunto giro di mazzette. “Rosaria”. “Giacomo”. “Sinergy”. “Luca”. Su alcuni fogli compariva il nome “Fabio”. Il manoscritto era sulla scrivania di Fabio Manica, ex vicepresidente della Provincia e principale indagato. Si tratta di uno degli elementi che, secondo il procuratore Domenico Guarascio e la sostituta Rosaria Multari, giustificano le misure cautelari chieste per cinque indagati, tra cui quella in carcere per il noto esponente di FI, che intanto si è dimesso sia da consigliere comunale che provinciale. La gip Assunta Palumbo si pronuncerà il prossimo 7 aprile.

IL METODO

Non era solo un sospetto, sempre secondo l’accusa, ma un vero e proprio “metodo” codificato. L’inchiesta che sta scuotendo le fondamenta della Provincia di Crotone si basa anche su un elemento considerato decisivo dagli inquirenti. Il ritrovamento di una vera e propria contabilità parallela. Non solo faldoni e determine, ma un sistema di rendicontazione dei “ritorni” economici che, secondo l’accusa, serviva a spartire le tangenti derivanti dagli affidamenti illeciti di lavori pubblici. Da qui il pericolo di inquinamento probatorio, secondo la Procura, perché quei nomi corrisponderebbero, oltre che a quello di Manica, anche ai coindagati Giacomo Combariati, ritenuto collettore di tangenti, e ai professionisti Luca Bisceglia e Rosaria Luchetta, destinatari di affidamenti diretti attribuiti con determinazioni fiduciarie da parte della Provincia.

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LE CAUTELE

Il meccanismo di retrocessione, secondo l’accusa, prevedeva una prima fase in cui la Provincia affidava gli incarichi a consulenti. Questi avrebbero poi chiesto consulenze fittizie a Sinergyplus. Le fatture emesse avrebbero avuto quale unico scopo quello di giustificare pagamenti dei periti in favore di Sinergyplus. La percentuale era corrispondente, sempre per l’accusa, agli importi degli affidamenti. Insomma, una società costituita ad hoc, anche se, lo ribadiamo ancora una volta, si tratta di accuse tutte da verificare. Tra le esigenze cautelari viene annotato anche il fatto che, dopo il blitz di luglio 2005 alla Provincia, Manica evitasse di frequentare la sede della società.

DOPO IL BLITZ PAGAMENTI BLOCCATI

Il pericolo di inquinamento probatorio, sempre ad avviso dei pm, sarebbe rafforzato dal quadro relazionale che ruota intorno a Manica. Gli inquirenti desumono, alla luce di alcune conversazioni intercettate, un’«incisiva capacità di condizionamento» dei funzionari coinvolti nelle procedure di affidamento. E rilevano anche che, in seguito alle acquisizioni documentali dei finanzieri, Manica avrebbe disposto, secondo il funzionario Domenico Zizza «per timore di indagini», il blocco di pagamenti alla Sinergyplus. «Superato tale timore», osservano gli inquirenti, il presidente ad interim dell’ente intermedio avrebbe disposto lo “sblocco”.

POTERE DI INGERENZA

Il potere d’ingerenza di Manica sarebbe anche al Comune di Cirò Marina, poiché avrebbe disquisito di questioni tecniche relative all’appalto del campo sportivo con la ditta esecutrice. Per gli inquirenti è «essenziale» acquisire la testimonianza dell’ex presidente della Provincia ed ex sindaco di Cirò Marina Sergio Ferrari, oggi consigliere regionale, molto vicino a Manica politicamente, al fine di evitare «concertazioni preventive».


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