Tentato omicidio di piazza delle Erbe, l’aggressore alla giudice: “Non volevo ucciderlo, nemmeno lo conoscevo”

Genova. Resta in carcere, Walid Msolli, il 44enne tunisino accusato di tentato omicidio per aver colpito con una pala di ferro un marinaio irlandese di 25 anni, sfondandogli la scatola cranica, ma è pentito e “sconvolto” dal suo gesto che “non pensava avesse avuto tali conseguenze” ha detto nell’interrogatorio di garanzia davanti alla gip Martina Tosetti.
“Non volevo fargli così male, né tantomeno ucciderlo, non lo conoscevo nemmeno” ha spiegato con le lacrime agli occhi Msolli, assistito dall’avvocato Alberto Grondona. E ha raccontato per filo e per segno quello che è accaduto sabato notte, senza omettere la sua responsabilità. “Mi trovavo con altri connazionali in piazza San Donato quando ho visto mio figlio e un suo amico che aveva un ematoma in faccia correre chiedendomi aiuto. Così siamo andati in piazza delle Erbe”.
Proprio lì si è scatenata la notte di follia che ha insanguinato i vicoli una settimana fa, ripresa nitidamente da una telecamera di sorveglianza. Il giovane marinaio viene accerchiato da un gruppo di nordafricani. Uno gli sferra un pugno in faccia che lo fa finire a terra, un altro lo tiene per le gambe. Poi Msolli vede una pala lasciata lì dal proprietario di un locale che la usava per pulire il dehors. La afferra e colpisce il giovane per tre volte: la prima volta in testa, poi sulla spalla e alla schiena. “A quel punto siamo andati via – ha detto alla giudice – e siamo tornati in piazza San Donato”. Il marinaio si era rialzato e si era trascinato verso la zona di Molo Giano dove poi è stato soccorso. E’ stato operato d’urgenza alla testa e gli è stato inserito un mesh al titanio per la ricostruzione dei tessuti. Tuttora si trova in prognosi riservata.
Secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri l’aggressione era stata preceduta da un primo diverbio, trasformatosi in una rissa, circa 20 minuti prima nella zona di Canneto il Lungo tra i due marinai, il figlio di Msolli e un altro giovane magrebino. Non è chiaro se si sia trattato di un tentativo di rapina oppure di una lite per futili motivi tra persone che avevano tutte probabilmente consumato molto alcol.
Per la gip Martina Tosetti, che ha accolto la richiesta di custodia cautelare in carcere formulata dal pm Luca Scorza Azzarà, Msolli – pur incensurato e una regolare attività lavorativa – ha agito con “inaudita violenza” utilizzando “un oggetto potenzialmente letale” e il suo comportamento denota la “assoluta incapacità dell’indagato di contenere la propria indole violenta”.




