Tentato omicidio a Rossano: per Scorza il processo inizia a maggio
Inizierà nel mese di maggio il processo all’imputato Giovanni Scorza accusato del tentato omicidio di Salvatore Morfò a Rossano.
CORIGLIANO-ROSSANO (COSENZA)- Il prossimo mese di maggio segnerà l’apertura di una fase processuale cruciale per la cronaca giudiziaria della Sibaritide, con l’avvio del processo a carico di Giovanni Scorza. Il quarantunenne di Corigliano Rossano dovrà infatti comparire davanti ai giudici per rispondere del tentato omicidio di Salvatore Morfò, il sessantanovenne rimasto gravemente ferito in un agguato che ha scosso profondamente l’area urbana di Rossano.
La decisione è giunta dal tribunale di Castrovillari, dove il gip Orvieto Matonti ha accolto la richiesta di giudizio immediato avanzata dal sostituto procuratore Flavia Stefanelli. Questa procedura, che consente di saltare il filtro dell’udienza preliminare, testimonia la solidità del quadro probatorio raccolto dagli inquirenti nelle settimane successive al fatto di sangue. L’imputato, assistito dal legale Pasquale Naccarato, si trova ora in una posizione delicata. Nonostante la fissazione del rito immediato, la difesa conserva la facoltà di richiedere l’accesso a riti alternativi, come il rito abbreviato, che permetterebbe di definire la vicenda allo stato degli atti beneficiando dello sconto di un terzo della pena in caso di condanna.
RICOSTRUZIONE DEL TENTATO OMICIDIO E DETTAGLI TECNICI
La scelta strategica della difesa sarà determinante, considerando la gravità dei reati contestati che spaziano dal tentato omicidio aggravato alla detenzione e porto in luogo pubblico di un’arma clandestina, fino alla ricettazione della stessa. L’intera vicenda processuale ruota attorno ai drammatici eventi consumatisi lo scorso 15 marzo in via Pietro Romano. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Morfò sarebbe stato richiamato all’esterno di un locale pubblico per quello che doveva apparire come un semplice chiarimento verbale. La Procura sostiene che Scorza abbia estratto una pistola e fatto fuoco da distanza ravvicinata, esplodendo due colpi che hanno raggiunto il sessantanovenne all’addome. Un dettaglio tecnico particolarmente rilevante emerso dalle indagini riguarda la modalità dello sparo: l’arma sarebbe stata azionata mentre era ancora occultata nella tasca del cappotto.
ARRESTO DELL’INDAGATO E TENSIONI NELLA SIBARITIDE
Il ferimento di Salvatore Morfò, figura che le cronache giudiziarie hanno più volte accostato ai vertici del clan Acri-Morfò, ha immediatamente innalzato il livello di allerta sul territorio. Parallelamente ai soccorsi, i carabinieri del Reparto territoriale di Corigliano Rossano, diretto dal tenente colonnello Marco Filippi, hanno avviato una caccia all’uomo che si è conclusa poche ore dopo in un’abitazione del centro. In quella circostanza, Scorza si era barricato per oltre tre ore prima di arrendersi alle forze dell’ordine che avevano ormai cinturato l’intera zona.
INTERROGATORIO DI GARANZIA A SCORZA E LA TESI DIFENSIVA DURANTE IL PROCESSO PER TENTATO OMICIDIO A ROSSANO
Durante l’interrogatorio di garanzia, l’indagato ha fornito una versione dei fatti volta a ridimensionare la portata dell’evento. Scorza ha ammesso l’incontro, sostenendo però che l’appuntamento fosse finalizzato a risolvere alcuni contrasti avuti nei giorni precedenti con il genero di Morfò. Ha negato fermamente qualsiasi premeditazione, asserendo di aver iniziato a girare armato solo perché si sentiva minacciato da persone non identificate che si erano presentate al suo cospetto con il volto travisato. Questa tesi della “difesa preventiva” non ha però scalfito l’impianto accusatorio, che vede nell’agguato una chiara manifestazione di violenza inserita in un contesto di tensioni criminali latenti nella Sibaritide.
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