Tentano di truffare una nonnina di 86 anni, ma i carabinieri ascoltano la telefonata e li fermano mentre stanno per farsi consegnare i soldi

Hanno tentato di truffare una donna di 86 anni di San Vito Chietino con il classico trucco del finto incidente, per spillarle denaro al fine di evitare l’arresto della figlia. Ma il tempestivo intervento dei carabinieri è riuscito a evitare che l’anziana cadesse nella loro rete e consegnasse 500 euro in contanti.
Così i due malviventi, un giovane di 18 anni residente ad Aprilia e un uomo di 34 di Salerno sono stati arrestati in flagranza di reato per tentata truffa dai carabinieri delle compagnie di Ortona e Chieti.
L’episodio risale a mercoledì 10 dicembre quando i due, a bordo di una Fiat Panda presa a noleggio, sono stati intercettati nel centro di Chieti da una pattuglia in borghese della locale compagnia carabinieri. I militari, insieme ai colleghi della compagnia di Ortona, li hanno pedinati fino a San Vito Chietino.
Proprio nel centro della Costa dei trabocchi i due, in concorso fra loro e con l’aiuto di un terzo complice, il “telefonista”, ancora da identificare, hanno tentato la truffa.
Il complice ha telefonato alla 86enne, raccontandole che la figlia era rimasta coinvolta in un incidente stradale in cui aveva investito una donna e un bambino. Le hanno inoltre riferito che sul posto era presente un avvocato a cui consegnare denaro per riuscire a evitare la denuncia e l’arresto della conducente.
L’anziana, presa dal panico, ha creduto a tutto ciò che le è stato raccontato al telefono e stava per consegnare 500 euro ai truffatori. Ma i carabinieri, appostati nei dintorni, hanno ascoltato in diretta l’audio della telefonata con la donna, attraverso il vivavoce dell’auto parcheggiata nei pressi della sua abitazione. Così, li hanno immediatamente fermati, vista l’imminenza dell’incontro per la consegna del denaro, al punto che la vittima era già sull’uscio della porta di casa pronta a consegnare la somma pattuita.
I due, su disposizione del pubblico ministero di turno presso la procura della Repubblica di Lanciano, sono stati condotti nelle camere di sicurezza della compagnia carabinieri di Ortona e, all’esito del giudizio direttissimo, sono stati sottoposti alla misura dell’obbligo di dimora nei rispettivi comuni di residenza.
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