Telefonata Trump-Walz: “Definito percorso per de-escalation”. Il comandante della border patrol lascerà Minneapolis
Sono ore convulse negli Stati Uniti. Il clima è sempre più incandescente dopo l’uccisione a Minneapolis di Alex Pretti, infermiere di 37 anni, colpito a morte da agenti federali durante un’operazione dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice). L’episodio, il secondo in poche settimane che vede un cittadino statunitense perdere la vita per mano di agenti federali nella stessa città, ha riacceso lo scontro durissimo tra l’amministrazione Trump e le autorità del Minnesota, oltre a provocare proteste di piazza in numerose metropoli americane. Ebbene, di fronte alla pressione crescente – che arriva non solo dai democratici ma anche da una parte dei repubblicani – Donald Trump ha annunciato l’invio in Minnesota di Tom Homan, definito dallo stesso presidente lo “zar dei confini”. “È duro ma giusto, riporterà direttamente a me”, ha scritto Trump su Truth Social, annunciando allo stesso tempo una maxi-indagine da 20 miliardi di dollari su presunte frodi nel welfare statale e accusando la deputata democratica Ilhan Omar di essersi arricchita in modo illecito.
Trump si affida allo zar dei confini
Secondo quanto riportato dal sito Politico, l’invio di Homan a Minneapolis potrebbe segnalare un possibile cambio di strategia dell’amministrazione Trump sull’immigrazione: meno enfasi sui numeri delle deportazioni, più attenzione (almeno nelle intenzioni) a operazioni “mirate” contro immigrati irregolari con precedenti penali.
Curioso l’identikit di Homan, 64 anni, veterano delle politiche di frontiera: ha guidato in passato il ramo deportazioni dell’Ice sotto Barack Obama ed è stato direttore ad interim dell’agenzia durante il primo mandato di Trump, prima di diventare un volto noto dei media conservatori.
La nomina di Homan arriva mentre aumentano i dubbi sulla gestione dell’ordine pubblico da parte del Dipartimento della Sicurezza Interna. Come ricostruito dalla Bbc, i video analizzati da Bbc Verify mostrano Pretti mentre filma gli agenti con il cellulare, senza un’arma visibile in mano, pochi istanti prima di essere placcato e colpito a morte. Le versioni fornite dalle autorità federali e da quelle statali restano in conflitto aperto, con il governatore Tim Walz che accusa Washington di “diffamare” la vittima e di ostacolare le indagini locali, mentre la polizia di Minneapolis denuncia di essere stata bloccata dall’accesso alla scena del crimine.
A proposito di Walz, Trump ha raccontato di averci avuto un colloqui telefonico. “Il governatore Tim Walz mi ha chiamato per chiedermi di collaborare con lui riguardo al Minnesota. È stata un’ottima telefonata e, in effetti, sembrava che fossimo sulla stessa lunghezza d’onda“, ha scritto in un post sul social Truth il presidente statunitense. “Ho detto al governatore Walz che gli avrei fatto chiamare da Tom Homan e che quello che stiamo cercando sono tutti i criminali che hanno in custodia“, si legge nel post, “il governatore, con grande rispetto, ha capito e ne riparleremo nel prossimo futuro. Era felice che Tom Homan stesse andando in Minnesota, e lo sono anch’io! Abbiamo ottenuto un successo straordinario a Washington, D.C., Memphis, Tennessee, e New Orleans, Louisiana, e praticamente in ogni altro posto che abbiamo “toccato” e, anche in Minnesota, la criminalità è in forte calo, ma sia il governatore Walz che io vogliamo migliorare ancora!“.
È in questo contesto che Trump ha lasciato intendere una possibile retromarcia sull’operato dell’Ice a Minneapolis. Intervistato dal Wall Street Journal, il presidente ha detto che la sua amministrazione sta “esaminando tutto” e che, “a un certo punto”, gli agenti federali potrebbero essere ritirati dalla città, senza però indicare una tempistica.
Donald Trump ha delineato il percorso per ripristinare l’ordine in una telefonata con il governatore del Minnesota Tim Walz: lo ha detto la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt nel briefing con la stampa, spiegando che Walz e il sindaco di Minneapolis attueranno le misure, non saranno più necessari gli agenti federali dell’Ice e del Border Patrol.
“Il presidente ha accettato di parlare con il suo Dipartimento per la Sicurezza Interna per garantire che il Minnesota Bureau of Criminal Apprehension sia in grado di condurre un’indagine indipendente, come avverrebbe normalmente. Il presidente ha anche accettato di esaminare la possibilità di ridurre il numero di agenti federali in Minnesota e di lavorare con lo stato in modo più coordinato sull’applicazione delle leggi sull’immigrazione nei confronti dei criminali violenti”: così l’ufficio del governatore dem del Minnesota Tim Walz dopo la telefonata con Trump.
Gregory Bovino, il controverso comandante degli agenti di frontiera del Border Patrol, lascerà Minneapolis a breve, probabilmente entro domani. Con lui lasceranno anche alcuni suoi agenti, che torneranno ai loro incarichi. Lo riporta Cnn citando alcune fonti.
L’Ice nella bufera e la richiesta di indagini
Questa specie di apertura non placa tuttavia le proteste né le critiche bipartisan: diversi senatori repubblicani chiedono un’indagine indipendente e più trasparente, mentre i democratici minacciano di bloccare i finanziamenti al Dipartimento della Sicurezza Interna.
Intanto, le manifestazioni si moltiplicano, coinvolgendo anche New York, Chicago e Los Angeles, e persino grandi aziende del Minnesota invocano una de-escalation immediata. La vicenda di Minneapolis è diventata così il simbolo di una crisi più ampia: quella di un’America divisa sull’immigrazione, sull’uso della forza federale e sulla fiducia nelle istituzioni, mentre la Casa Bianca cerca di tenere insieme linea dura, pressioni politiche e una possibile revisione delle proprie scelte.
“Nessuno alla Casa Bianca, tantomeno Donald Trump, vuole vedere americani feriti o uccisi nelle strade” Usa: lo ha detto la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt nel briefing
con la stampa, criticando però la retorica dem contro l’Ice. Leavitt ha aggiunto che la sparatoria a Minneapolis è sotto indagine da parte dell’Fbi, del dipartimento per la sicurezza interna e della polizia di frontiera.
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