Tel Aviv e quell’attacco che era nell’aria. Israele anticipa le mosse per difendersi – Il Tempo

Foto: Ansa
Tel Aviv. L’attacco all’Iran era nell’aria ma da diversi segnali che arrivavano dall’interno e anche da Ginevra la popolazione israeliana ha capito che si stava avvicinando a grandi passi. Praticamente tutti davano per scontato che i tentativi di Steve Witkoff e Jared Kushner, gli inviati del Presidente Trump, erano destinati al fallimento perché gli iraniani avevano intavolato la trattativa come si fa in un qualsiasi suk arabo e non hanno affrontato con la serietà dovuta temi delicati come il progetto nucleare, i missili balistici a lunga gittata e il finanziamento del terrore. Per Teheran le trattative erano solo un mezzo per guadagnare tempo utile per rinforzare le difese e spostare l’uranio arricchito in siti difficili da raggiungere. Anche la dichiarazione da parte di Mike Huckabee, l’ambasciatore Usa a Gerusalemme che ieri ha detto ai funzionari della delegazione americana che se volevano lasciare Israele quello era l’ultimo momento utile per partire verso qualsiasi destinazione possibile, aveva fatto suonare tutti i campanelli d’allarme. A questo bisognava aggiungere che il dislocamento delle difese antimissilistiche era stato attivato nei giorni scorsi intorno alle grandi città e lungo le linee di confine, anche se si muovevano di notte i mezzi pesanti e i semi trailer militari che trasportavano attrezzature particolari come ad esempio le batterie Iron Dome non potevano passare inosservati.
Considerando tutto questo, quando i rifugi pubblici e condominiali sono stati aperti e attrezzati anche senza ordine diretto del Pikud Haoref, il Comando del fronte interno, o delle autorità municipali e i maggiori ospedali hanno iniziato il trasferimento dei ricoverati in zone protette, nessuno si è stupito più di tanto. Pertanto quando questa mattina, sabato 28 febbraio è arrivato l’avviso di allarme sui telefonini e le sirene hanno iniziato con il loro ululare, nessuno è rimasto sorpreso e come sempre succede in questi casi si scende al rifugio usando le scale aiutando le persone anziane e chi ha bambini, cercando di far mantenere più calmi possibile gli animali domestici. Solo dopo il primo allarme le autorità hanno dato le istruzioni del caso, praticamente le stesse ogni volta che eventi di questo tipo aggrediscono il fronte interno. Bottiglie d’acqua potabile, cibo in scatola e per gli animali, giocattoli per i bambini e soprattutto radio FM che sono le uniche che ricevono il segnale anche se circondate da muri di cemento armato spessi molti centimetri. Ai tempi di internet e social ci sono anche indicazioni precise che riguardano la pubblicazione in rete di notizie che potrebbero essere false o mettere in pericolo chi opera in queste ore concitate. Per esempio è vietato pubblicare qualsiasi informazione priva di fonte attendibile non verificata o sotto censura da parte delle autorità militari. È inoltre severamente vietato indicare i siti eventualmente colpiti da missili iraniani o fornire dettagli operativi perché si tratta di informazioni sensibili che se diffuse possono essere utilizzate dagli iraniani per correggere il tiro perché il nemico osserva e monitora costantemente i canali pubblici. Le scuole rimarranno chiuse come anche tutte le attività non necessarie e mentre arrivano filmati che mostrano i giovani iraniani che ballano nelle strade di Teheran festeggiando in Israele le famiglie continuano a passare molte ore nei rifugi cercando di non far sentire a bambini e anziani la gravità del moment
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