Economia

Tecnologie della transizione green, mercato fino 3mila miliardi al 2035

Con le politiche attuali, il mercato mondiale delle principali tecnologie per la transizione energetica – come auto elettriche, batterie e apparecchiature per le rinnovabili – potrebbe passare da circa 1.200 miliardi di dollari oggi a 2.000 miliardi entro il 2035, un valore paragonabile al mercato globale del petrolio nel 2025. Con politiche più ambiziose, potrebbe sfiorare i 3.000 miliardi.

Sono le stime dell’International Energy Agency, contenute nel rapporto Energy Technology Perspectives 2026, l’ultimo aggiornamento della principale pubblicazione tecnologica dell’Agenzia. Dall’analisi emerge che la geografia produttiva – dominata nettamente dalla Cina – difficilmente cambierà in modo significativo entro la fine del decennio, alla luce dei progetti industriali e minerari già avviati e delle attuali tendenze di mercato.

La novità di quest’anno è l’introduzione di un’analisi di sicurezza delle filiere “N-1”, che simula cosa accadrebbe se il principale fornitore globale venisse meno. Il risultato è che tutte le principali catene di approvvigionamento presentano almeno un passaggio critico in cui, senza gli input cinesi, meno di un quarto della domanda potrebbe essere soddisfatto.

Mercato globale relativo ad alcune tecnologie green, 2015 - 2025

Mercato globale relativo ad alcune tecnologie green, 2015 – 2025 

Le implicazioni economiche variano a seconda delle tecnologie. Un blocco di un mese delle esportazioni cinesi nella filiera delle batterie ridurrebbe la produzione globale di auto elettriche di circa 17 miliardi di dollari, con oltre la metà delle perdite nell’Unione europea. Un’interruzione analoga nella filiera solare comporterebbe una perdita di circa 1 miliardo di dollari al mese nella produzione di moduli fotovoltaici al di fuori della Cina, con il Sud-Est asiatico e l’India a rappresentare oltre il 40% dell’impatto.

In prospettiva, il report analizza anche la crescita delle tecnologie emergenti come l’idrogeno a basse emissioni, la cui diffusione potrebbe avvicinarsi alla “crescita vertiginosa” registrata da solare ed eolico offshore nelle fasi iniziali. Gli investimenti globali hanno raggiunto gli 8 miliardi di dollari nel 2025, in aumento dell’80% su base annua. La capacità globale di elettrolizzatori è passata da 100 MW nel 2009 a 1 GW nel 2023 e dovrebbe aver sfiorato i 5 GW entro la fine del 2025, con la Cina a rappresentare circa il 40% del totale. Sulla base delle decisioni finali di investimento, la capacità globale potrebbe salire a 26 GW entro il 2030, fino a circa 65 GW considerando i progetti con maggiori probabilità di realizzazione: un percorso di crescita analogo a quello osservato nelle prime fasi di sviluppo di solare ed eolico offshore. Includendo anche altre tecnologie di produzione a basse emissioni, come l’idrogeno blu e le soluzioni con cattura della CO2, la produzione globale potrebbe raggiungere 4,2 milioni di tonnellate l’anno dai progetti già finanziati, fino a circa 10 milioni considerando gli impianti più probabili.

Quota della domanda globale, esclusa la Cina, per determinate tecnologie e componenti per l'energia pulita che avrebbe potuto essere soddisfatta senza la Cina, 2024

Quota della domanda globale, esclusa la Cina, per determinate tecnologie e componenti per l’energia pulita che avrebbe potuto essere soddisfatta senza la Cina, 2024 

Per sbloccare questo potenziale, avverte l’Agenzia, i governi dovranno rafforzare il sostegno mirato al settore, stimolando la domanda nelle applicazioni esistenti e sviluppando le infrastrutture necessarie. Restano però alcune criticità: dalla competizione con data center e altri settori energivori per l’accesso all’energia, fino alla disponibilità di capitali per le infrastrutture di supporto.

L’Iea evidenzia infine che l’aumento dei costi degli elettrolizzatori – dovuto a inflazione e tensioni nelle catene di fornitura – potrebbe invertire la tendenza nei prossimi anni grazie alle economie di scala e all’apprendimento tecnologico. Alcune regioni, in particolare la Cina, sono già sulla traiettoria per colmare entro il 2030 il divario tra idrogeno rinnovabile e produzione convenzionale. Anche in Europa, politiche di sostegno adeguate potrebbero ridurre questo gap a meno di 1 dollaro al chilogrammo.


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