Taxi a Roma, il bando delle nuove 1.000 licenze finisce tra tribunali e proteste
Doveva essere la svolta per il trasporto pubblico non di linea, il tassello decisivo per modernizzare la mobilità della Capitale. E invece il bando per le 1.000 nuove licenze taxi si è trasformato in un intricato rebus giudiziario, con il Campidoglio stretto tra le sentenze dei tribunali e la pressione crescente della categoria.
Quella che sembrava una riforma ormai avviata è oggi una partita ancora aperta, segnata da ricorsi, graduatorie contestate e tensioni pronte a esplodere.
Il nodo delle graduatorie
L’origine dello stallo risale a dicembre 2025, quando il Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato da circa 70 aspiranti tassisti.
Sotto accusa è finito il meccanismo della cosiddetta “Opzione 3”, che consentiva ai candidati di concorrere contemporaneamente per licenze ordinarie e per quelle destinate al trasporto disabili.
Secondo i giudici, quella scelta ha finito per penalizzare alcuni concorrenti, relegandoli in fondo alla graduatoria indipendentemente dal punteggio ottenuto. Un criterio ritenuto illegittimo, perché in contrasto con il principio del merito.
La conseguenza è stata immediata: diversi candidati, che avrebbero avuto diritto a una licenza ordinaria, si sono visti scavalcare da altri con punteggi inferiori.
Il tentativo del Comune
Con le licenze ormai già assegnate e i nuovi taxi già in servizio, l’amministrazione ha provato a evitare lo scontro frontale. La soluzione individuata è stata quella di istituire un contingente aggiuntivo di circa quaranta nuove licenze per il trasporto disabili, da destinare ai ricorrenti.
Una mossa pensata per non dover ritirare le autorizzazioni già rilasciate, ma che rischia di aprire un nuovo fronte legale. I ricorrenti, infatti, rivendicano il diritto di scegliere la tipologia di licenza spettante in base alla posizione in graduatoria.
Se la vicenda dovesse approdare a un giudizio di ottemperanza, il Tar potrebbe nominare un commissario con poteri straordinari. A quel punto, lo scenario più temuto diventerebbe concreto: la revoca delle licenze già assegnate e una nuova redistribuzione, con un effetto domino di ricorsi e contenziosi.
I sindacati alzano il muro
In un clima già teso, la reazione della categoria non si è fatta attendere. I sindacati dei tassisti hanno bocciato senza appello l’ipotesi di nuove licenze, sostenendo che il mercato non sia in grado di assorbire ulteriori vetture.
Il timore è quello di una riduzione degli incassi in un contesto che, secondo i rappresentanti dei lavoratori, registra già un calo della domanda. L’idea di aumentare il numero delle auto bianche viene vista come un rischio concreto per la sostenibilità economica del settore.
Il nodo dei ristori
A rendere ancora più incandescente la situazione è la questione dei ristori economici. Il bando prevedeva che una parte consistente degli introiti derivanti dalle nuove licenze fosse redistribuita ai tassisti già attivi.
Si tratta di circa 7.000 euro a testa, somme che però restano congelate. Finché il contenzioso non sarà risolto e la graduatoria definitivamente stabilizzata, il Campidoglio non procederà ai pagamenti.
Un paradosso che alimenta il malcontento: da un lato l’aumento della concorrenza, dall’altro l’assenza dei compensi promessi.
Una partita ancora aperta
Il risultato è una situazione sospesa, dove ogni decisione rischia di innescare nuove conseguenze. Mentre la città attende risposte concrete su uno dei servizi più strategici per la mobilità urbana.
E il rischio, sempre più tangibile, è che il caos delle licenze taxi si trasformi nell’ennesimo caso irrisolto della Capitale.
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