Salute

Tassazione miliardari, Wall Street Journal: ‘Problema per l’economia USA’

Ora lo scrive anche il Wall Street Journal: “Le poche tasse pagate dai miliardari sono un problema per l’economia”

Anche il Wall Street Journal scopre che le disuguaglianze crescenti e l‘ingiustizia fiscale sono un problema urgente. Mercoledì il quotidiano finanziario ha pubblicato un articolo intitolato “La bassa tassazione dei miliardari sta diventando un problema per l’economia“. Catenaccio: L’elusione fiscale dei super-ricchi è un problema economico oltre che politico. L’analisi ha come spunto la raccolta firme in corso in California con l’obiettivo di chiamare i cittadini alle urne per un referendum sulla tassa una tantum del 5% per i miliardari proposta da un sindacato che rappresenta principalmente lavoratori nel settore della sanità. Comparto che i tagli a Medicaid voluti da Donald Trump lasciano in grave difficoltà. Quell’idea sarà difficile da mettere in pratica, prevede il Wsj, ma “uno sguardo a chi paga il conto quando i miliardari lesinano sulle tasse, e a come la concentrazione della ricchezza sta influenzando l’economia in generale, mostra perché il problema non sembra destinato a risolversi”.

“Il dibattito è destinato a montare con il deterioramento della situazione fiscale americana e l’ampliamento del divario di ricchezza”, riconosce l’autrice Carol Ryan. Segue qualche dato non nuovo ma istruttivo: dal 1990 negli Usa solo l’1% più ricco ha aumentato la propria quota di ricchezza complessiva, che ha raggiunto un valore record del 32% nel terzo trimestre del 2025. Si parla di 54,8 trilioni di dollari. Non solo: i guadagni realizzati dai miliardari – lo 0,1% delle famiglie più ricche – hanno eclissato quelli dei super ricchi. La quota di ricchezza netta di quel gruppo “è aumentata negli Usa di quasi 6 punti percentuali, raggiungendo il 14,4% dal 1990”. Nel frattempo, la metà più povera delle famiglie americane ha perso terreno. Nel 1990 avevano il 3,5% della ricchezza, oggi solo il 2,5%. E pure la quota detenuta dal decile di famiglie benestanti che si colloca appena al di sotto dell’1% più ricco “si è leggermente ridotta”

Il motivo di queste performance stellari? “Il sistema fiscale potrebbe essere uno dei motivi per cui le famiglie miliardarie hanno avuto un vantaggio così grande rispetto ai semplici milionari”, si legge. I super-ricchi – a differenza dei comuni cittadini – hanno infatti infiniti modi per evitare le tasse: per esempio, ricorda l’articolo, evitano di percepire redditi e preferiscono invece i compensi in azioni, in modo da vedersi tassare le plusvalenze solo nel caso le vendano. E per finanziare il loro stile di vita utilizzano denaro preso in prestito usando azioni o altri beni come garanzia: gli interessi sul debito sono niente in confronto a una tassa sulle plusvalenze e i loro portafogli azionari possono così continuare ad accumulare guadagni. Non solo: “Un terzo dei miliardari americani ha ereditato il proprio patrimonio. Gli ultra-ricchi possono utilizzare strutture come i trust per proteggere i propri beni dalle imposte di successione per generazioni”. Risultato: i miliardari versano meno tasse in percentuale rispetto ai lavoratori dipendenti. Uno studio del National Bureau of Economic Research ha rilevato che l’aliquota fiscale effettiva per i 400 individui più ricchi degli Stati Uniti è del 24%, rispetto al 45% per i redditi da lavoro più elevati.

La concentrazione della ricchezza ha effetti visibili anche sui consumi, con i marchi di lusso destinati ai super-ricchi che registrano impennate di vendite mentre quelli destinati alla classe media perdono terreno. Con il rischio che “l’economia statunitense diventi sempre più dipendente da un ristretto gruppo di famiglie molto ricche, la cui spesa è legata all’andamento del mercato azionario”. Che può sempre riservare sorprese negative.


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