Cultura

Targhe Tenco 2026: al via un’edizione ricca di album di qualità. A pochi giorni dal voto ecco i titoli più meritevoli

Si avvicina il 16 giugno, data ultima in cui i giurati delle Targhe Tenco dovranno indicare le proprie preferenze fra gli album pubblicati tra il 1°giugno 2025 e il 31 maggio 2026, tenendo conto delle varie categorie nelle quali rientrano.

Al di là che io stesso quest’anno mi sia attardato nell’esprimermi, la funzione di questo articolo non è certo quello di dare indicazioni di voto, giacchè ritengo che ogni collega, arrivati a questo punto, abbia ormai sciolto le riserve, bensì quello di offrire all’appassionato ascoltatore una panoramica su quei titoli che ritengo i più meritevoli e degni di attenzione.

Anno dopo anno sono sempre di più i dischi inseriti in piattaforma, chi dagli uffici stampa, chi dagli artisti stessi, con grande spazio dato anche agli indipendenti, senza che vi sia una sorta di scrematura iniziale. Tuttavia in contesti simili va sempre cercata la qualità della proposta, sia essa pubblicata da un’etichetta, grande o piccola che sia, o realizzata completamente in proprio.

Va da sé che ogni giurato dovrebbe quanto meno conoscere bene la materia e ascoltarla durante tutto l’anno e non farsi una sorta di full immersion negli ultimi mesi spesso e volentieri pungolati (talvolta pure “stalkerizzati”) dagli addetti ai lavori o dagli stessi musicisti coinvolti, però rimane il fatto che la grande quantità di album potenzialmente candidabili comporta che qualcosa possa comunque sfuggire dai radar e quindi vale la pena sempre continuare ad ascoltare e mantenere intatta una certa curiosità.

Detto di un regolamento che in questa prima fase consente di indicare fino a tre preferenze per ogni categoria – dopodichè i cinque album più votati andranno al ballottaggio finale dove usciranno i nomi dei vincitori delle varie sezioni – passo quindi in rassegna i titoli che maggiormente mi hanno colpito, scusandomi fin da ora per qualche eventuale dimenticanza.

MIGLIORE ALBUM IN ASSOLUTO

È indubbiamente il riconoscimento più prestigioso, ottenuto nel corso della storia delle Targhe Tenco dai più grandi artisti che il nostro Paese abbia mai espresso nel campo della canzone d’autore: da Fabrizio De André a Franco Battiato, da Francesco De Gregori a Ivano Fossati, da Francesco Guccini Vasco Rossi, da Samuele Bersani a Vinicio Capossela, da Carmen Consoli a Enzo Jannacci, aprendosi via via negli anni a forme musicali che un tempo sembravano lontane da certi palcoscenici, come nel caso del rap portato in alto da Marracash nel 2022 e prima ancora del funambolico Caparezza, vincitore nel 2014.

Se negli ultimi due anni la giuria ha dato una sterzata premiando (a mio avviso meritatamente) per la prima volta due artisti molto differenti fra loro ma entrambi in qualche modo ancora alla ricerca della piena affermazione su vasta scala, come il compianto Paolo Benvegnù e il folletto Lucio Corsi, l’impressione è che anche quest’anno la Targa per il Migliore Album in assoluto possa andare a chi ancora si trova la bacheca vuota ma sul cui riconosciuto valore ci sia ben poco da eccepire.

Ritengo infatti che un artista sui generis come Andrea Laszlo De Simone abbia tutto per aggiudicarsi la Targa più ambita e non perché “Una lunghissima ombra” debba raccogliere i frutti di un percorso che da sempre si è dimostrato personale e intrigante, ma perché è un lavoro di prim’ordine, che ti entra sotto pelle senza far rumore, grazie unicamente alla potenza delle immagini evocate e alle atmosfere di cui è permeato.

Un altro album che mi ha colpito sin dal primo ascolto è “Un posto sulla terra” della mia corregionale Erica Boschiero, ma direi tranquillamente che il fattore geografico non incide nel mio giudizio, visto che si tratta di un’opera intima, delicata e profonda, in grado di regalare delle buone vibrazioni.

Altro artista che seguo con interesse dalla sua prima pubblicazione, quando ancora si esprimeva in inglese, con Jeff Buckley come nume tutelare, è il cantautore romano The Niro (alias Davide Combusti) che con “La nascita” – notevole anche la singola canzone eponima – sembra ormai essersi pienamente appropriato della nostra madrelingua senza smarrire le sue peculiarità musicali.

Non prevedo invece, a differenza di quanto successo in edizioni recenti, grandi “quote sanremesi” in orbita Tenco; è vero che un anno fa Lucio Corsi aveva sfondato prima all’Ariston per poi trionfare anche alle Targhe (aggiudicandosi quella per il Migliore Album in assoluto e per la Migliore canzone singola) ma si trattava pur sempre di un cantautore molto affine con la rassegna d’autore, sia per stile che per background.
Degli artisti visti all’opera pochi mesi fa al Festival di Sanremo forse la sola Ditonellapiaga (che vinse ai tempi del suo esordio la Targa per la Migliore Opera prima) ha qualche chance di arrivare in cinquina ma onestamente il suo album non mi pare possedere le stimmate del vincitore.

Tra i nomi più in vista di questa sezione e che immagino possano avere degli ottimi riscontri ci sono sicuramente quelli di Mauro Ermanno Giovanardi (autore di un album ispiratissimo come “E poi scegliere con cura le parole”), Dimartino (tornato solista dopo la felice esperienza in duo con Colapesce) con il recente “L’improbabile piena dell’Oreto”Mannarino con “Primo amore”, un album più accessibile rispetto ai suoi precedenti e Max Gazzè, il cui “L’ornamento delle cose secondarie” appare forse un po’ ostico ma indubbiamente affascinante.

Ci sono poi quegli artisti con una carriera consolidata che album dopo album non smarriscono la propria vena “d’autore”: penso a Bungaro con “Fuoco sacro”, Pippo Pollina con “Fra guerra e pace”, Umberto Maria Giardini con l’evocativo “Olimpo diverso”Patrizia Laquidara con “Flòrula” o gli Zen Circus con “Il male”, e altri emergenti che non passano di certo inosservati, potendo contare su proposte originali, incisive, con un linguaggio assolutamente personale. Penso in particolare a Miglio con “Traumfabrik Again”, Lamante, il cui “Non dico addio” amplifica le ottime intuizioni del suo disco d’esordio, Svegliaginevra con “La fine della guerra”, Emanuele Colandrea con “Due” Simona Norato con “Enigmistica”.

Si mantengono ad alta quota artisti dal talento finissimo quali Piotta (“Si riparano ricordi”), Gerardo Balestrieri (“Canzoni di rabbia e di guerra”), Massaroni Pianoforti (“Tempi anomali per un recinto di polli”), Carolina Bubbico (“Vocàlia”), Michele Bitossi (“Tutte difese”) e Alessandro Grazian (“Grazian”).

Ci sono poi degli outsiders che, se realisticamente credo avranno poche chances di accedere nella cinquina dei finalisti, ci tengo comunque a citare in questa sede: Paolo Pieretto con uno stile inconfondibile in “La gente vuole pezzi semplici (comizi musicali)”, AKA5HA (“Rifiorirai”), Rare? (“Sincero!”), Evocante (“Tempi moderni”), Sandri (“Animalerie”), Pier Adduce (“I funamboli”), Kublai – sotto cui si cela il valente cantautore Teo Manzo -, che suggella il suo percorso con “Lezioni di canto”, i Carrobestiame col loro funambolico folk di “Nel tempo in cui le cose erano fatte per durare” e i Klippa Kloppa, confermatisi alla grande con il variopinto “Bijoux”.

Ho tenuto infine per ultimi due nomi che, dal mio punto di vista, hanno realizzato quanto di più vicino io associ alla musica d’autore propriamente detta, sia da un punto di vista musicale che concettuale/narrativo. Si tratta di Marco Cantini che con “Fermi così” aggiunge un ulteriore tassello di qualità al suo già prestigioso percorso artistico e i baresi Fabularasa, tornati con lo splendido “Atlante” dopo un’assenza discografica di ben tredici anni.

MIGLIORE ALBUM IN DIALETTO

Una categoria che rappresenta la ricchezza vera del panorama musicale italiano, laddove ogni regione, col proprio retaggio storico e culturale, è capace di ispirare dischi di assoluto valore. Nel corso degli anni sono stati premiati fior di lavori tutti differenti fra loro, dove la parola commistione non è detta a caso ma si riferisce facilmente anche a quei titoli più legati alla tradizione.

Pure quest’anno non mancano gli artisti che hanno ottime carte da giocarsi in questa sezione, da Lino Rufo con “Molise my home” a Roberto Colella con “Ce sta sempre na via”, dalla raffinata Chiara Raggi con “Zenta” a Francesca Incudine con “Radica”, da Canio Loguercio con “2025″ al progetto “Anime delle Due Sicilie”, che porta le prestigiose firme di Patrizio TrampettiAlfio AnticoJennà Romano e Amedeo Ronga.
Mi è piaciuto molto anche il tono intimista di Luca Di Martino con “U pisu di nenti” e quello invece più dinamico e coinvolgente del Canzoniere Grecanico Salentino con “Il mito”.

Senza voler tralasciare l’importanza e l’impatto di un album come “Amuri luci”, dove per la prima volta Carmen Consoli si è misurata in un lavoro interamente interpretato nel dialetto della sua amata Sicilia (e che prevedo possa sbaragliare la concorrenza in questa categoria), mi piace infine sottolineare altri titoli che ritengo particolarmente interessanti per come utilizzino il dialetto in contesti sonori ricercati e contaminati. Da Leo Pesci con “Unsapiens” Banadisa con “Inumana canicola padana”, dai Nuhara con “Rama” a Massimo Silverio che si conferma alla grande con l’intenso “Surtùm”, tutti hanno realizzato album originali e dalla forte identità.

MIGLIORE ALBUM DI INTERPRETE

Ammetto di essere rimasto piacevolmente sorpreso, per non dire spiazzato, dalla quantità di opere di rilievo appartenenti a questa categoria. Non che negli anni precedenti siano mancati dei dischi degni di nota, ma stavolta la scelta si profila – almeno per me – molto difficile, sia per la bellezza intrinseca di alcuni progetti, sia per il valore degli artisti che sono stati riscoperti e omaggiati per l’occasione.

C’è chi è stato più fedele agli originali, chi invece ha cercato di far avvicinare il modello oggetto di studio al proprio mondo musicale di riferimento, altri invece che si sono limitati, per così dire, a interpretare nel migliore dei modi alcuni brani significativi per la propria vita, e scusate se è poco.

Sia quel che sia, è impossibile non restare ammaliati da Simone Avincola e il suo “Avincola canta Carella”, Olden che rivede imprimendo il suo mood“Fanigliulo, l’artista”, i P.A.O. che in “Le radici e la luna” si accostano ad alcuni brani imperdibili della dorata scena rock tricolore degli anni novanta, Franco Simone che si cimenta in canzoni che gli hanno dato tanto in termini di emotività (“Dio come amo queste canzoni!”) e da Tosca che con “Feminae” ha realizzato l’ennesimo album di spessore di una carriera straordinaria.

Mi ha colpito molto anche il progetto dei lucani Renanera (“Ti parlo dei Sud. Canzoni di Pino Aprile”) e per finire in bellezza non posso che dedicare qualche riga allo splendido “Dduje Paravise”, lavoro condiviso da due talenti autentici come Gnut e Alessandro D’Alessandro, in grado di rileggere in maniera mirabile alcuni classici della canzone napoletana impreziosendoli con la loro classe innata.

MIGLIORE OPERA PRIMA

Tra i più importanti riconoscimenti in questa sede ho sempre considerato la Targa per la Migliore Opera Prima, poiché proprio da qui hanno spiccato spesso e volentieri il volo artisti e gruppi poi diventati salienti per la musica italiana. Certo, rileggendo l’Albo d’oro della manifestazione, un po’ come succede negli sport giovanili, non tutti hanno confermato gli iniziali exploit, di alcuni si sono anzi perse le tracce, però rimane il fatto che aggiudicarsi questa categoria possa dare la giusta visibilità per ampliare il proprio pubblico.

Premesso questo, non mi sembra che quest’anno vi siano nomi “forti”, pronti a sbaragliare la concorrenza prevalendo nettamente sugli altri concorrenti in lizza. Certo, è già parecchio chiacchierata la giovane Francamente ma, a scanso di equivoci, non ritengo abbia le carte in regola per lasciare il vuoto dietro di sè, un po’ come fece Anna Castiglia un anno fa. Essendo il roster dei giurati molto ampio, è probabile però che raccolga tante preferenze, d’altronde l’hype può incidere anche qui ma a mio avviso c’è chi può vantare una proposta più accattivante.

Penso ad esempio all’elegante Sara Gioielli con “Gioielli neri”, al tormentato Spina con “Il mio posto migliore”, alla giovane band Santamarea con “Anime storte”, al magnetismo di Roshelle con “Mangiami pure” e alla potenza espressiva di Ennio Salomone che bene emerge in “Terra e caos”.

C’è poi il caso de Lostatobrado, ensemble molto originale nelle liriche e non facilmente etichettabile sul piano musicale, il sognante esordio targato Satantango, duo cremonese dedito a un convincente shoegazer in lingua italiana e la proposta molto suggestiva di Rosendorf – pseudonimo di Enrico Nanni – che potrebbero ambire alla cinquina finale col suo “Non ci vuole poi molto a scrivere una canzone”.

Rientrano fra le opere prime anche l’album omonimo di Thruppi, nato dalla collaborazione tra Giovanni Truppi e il gruppo Thru Collected, “YDLAM” dei TekCiervo, già apprezzati dalla critica specializzata nell’esperienza precedente a nome Osso Sacro, e “Sta registrando audio…” che segna il debutto da solista di Piji dopo tantissimi anni di esperienze a più titoli e collaborazioni,
Meritano una citazione anche Baltimora, ex vincitore di X Factor, il quale ha confezionato un disco d’esordio (“In tasca”) dai suoni freschi e assai piacevole all’ascolto.
Molto convincenti anche “Rive”, che segna il debutto solista di Ilaria Graziano, in possesso di una personalità musicale ben definita e l’esordio omonimo di Lula, autrice che punta su contenuti dal forte impatto emotivo.

MIGLIORE CANZONE SINGOLA

Avendo già citato parecchi album meritevoli nelle varie categorie, vien da sé che in alcuni di questi siano presenti anche singole canzoni che più di altre spiccano per il loro valore innato. Tuttavia la canzone presa da sola, di più rispetto a un intero album, si presta ad essere percepita, “vissuta” in maniera molto soggettiva a seconda di chi ascolta.
Prendo l’esempio di un album come “Una lunghissima ombra” di Andrea Laszlo De Simone, chiaramente non pensato per promuovere singoli: ecco, a me suscita forti emozioni un brano come “Colpevole” ma non saprei dire con certezza se questo sia il migliore dell’opera. Lo stesso vale per il disco di Mauro Ermanno Giovanardi o di Marco Cantini, il cui lavoro presenta le classiche caratteristiche di un concept.

Ci sono però dei brani che mi piace citare per il significato che si portano dietro: uno è “Palestina, terra di dolore” del “supergruppo” formato da Moni OvadiaMichele Gazich e Giovanna Famulari (nel contesto di un album comunque lodevole come “Yiddish Blues”); “50 mila morti”, toccante e potente brano di Gerardo Balestrieri interpretato magistralmente da Pierpaolo Capovilla;“Canto e canterò ancora”, scritto da Canio Loguercio per le voci di Moni Ovadia e dell’attore Luigi Lo Cascio; “Mondo parallelo” da un album intriso di spiritualità e amore come “Preghiere contemporanee” e “Lo straniero” di Bianca d’Aponte, da un’opera più complessa (“Ensemble per Bianca d’Aponte”) che mira a metterne in luce una volta di più le enormi potenzialità rimaste ahimè inespresse a causa di un tragico destino.
Segnalo inoltre un brano di peso, ottimamente scritto, quale “La rivoluzione” degli Area765 e il riuscito duetto tra Simone Cristicchi Piotta (“Più a fondo”) tratto dal già citato disco di quest’ultimo “Si riparano ricordi”.

Potrebbero poi esserci delle sorprese provenienti da un’area più mainstream che, specie negli ultimi anni, è stata comunque tenuta in considerazione dai giurati, cosicché non escluderei di pronosticare singoli già noti come “Stupida sfortuna” di Fulminacci, “Ma’” di Blanco o “Che fastidio!” di Ditonellapiaga.

MIGLIORE ALBUM A PROGETTO

Numericamente poco rappresentata questa categoria rispetto anche solo a un anno fa, può comunque contare su un lavoro composito e di grande valore artistico come “Il segreto di Penelope” del Collettivo S.B.A.M., a mio modo di vedere il vero candidato alla Targa in oggetto. A ideare e dirigere il tutto c’è quella mente poliedrica e mai sazia di musica di Flavio Ferri.
I suoi principali competitor sono il progetto “Pigri” di Artisti Vari che rileggono il magnifico repertorio di Ivan Graziani e “Noi, Piero” del Collettivo Jambona, nato da un’idea di Antonio Castiello e dedicato al grande cantautore livornese Piero Ciampi.

Ancora pochi giorni quindi prima di concludere la tornata di votazioni al primo turno e poi saranno resi noti i nomi dei cinque finalisti che si contenderanno le Targhe al ballottaggio.


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