Tajani: “Sulla Groenlandia legittime le preoccupazioni di Trump, ma non siamo d’accordo che si risolva con un’invasione”
Il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, durante il ‘Question Time’ al Senato sulla Groenlandia ha parlato di “legittime preoccupazioni americane” sull’area artica. Lasciando Palazzo Madama proviamo a chiedere se sia davvero così o se, invece, ci sia una mira statunitense sulle materie prime rare. Il ministro non gradisce il contraddittorio: “Qua non è che dobbiamo parlare, io ti sto facendo un discorso rispondendo a quello che ho detto io in Aula che è quello che dicevo nel 2012”. Dunque ascoltiamo senza replicare oltre. Tajani spiega che nel 2012 da vicepresidente della Commissione Europea è “andato in Groenlandia a fare un accordo sulle materie prime sostenendo la stessa preoccupazione che oggi sostengono gli americani perché c’era una forte presenza cinese”. Quindi oggi ha ragione Trump? Domanda non accolta bene. Ma arriva al punto. “Le cose che ha detto Trump erano giuste (il timore sulla presenza russa e cinese al largo della Groenlandia, ndr), lasciamo perdere la questione dei problemi che esistono, sul resto della questione abbiamo preso una posizione molto chiara – continua – Il destino della Groenlandia è nelle mani del popolo della Groenlandia e in qualche modo della Danimarca visto che c’è l’unità della Corona”. “Il tema sulle materie prime e sulla sicurezza internazionale che ha posto Trump non è sbagliato, non siamo d’accordo sul fatto che si debba risolvere con un’invasione“, conclude infine il vicepresidente.
Altri cronisti chiedono del ‘Board of Peace’ ed il titolare della Farnesina conferma la linea tracciata ieri dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulle problematiche “in materia costituzionale legate all’articolo 9 e all’articolo 11 della Costituzione”. E sull’assenza nel ‘Board’ dei maggiori paesi europei Tajani polemizza: “Prima vediamo cosa succede nel Consiglio Europeo, se aderiscono cinque invece di quattro, tre, quali. I periodi ipotetici non servono, vediamo cosa discutono i Paesi europei”. Ma Trump è un partner affidabile visto che cambia spesso idea? “È il presidente degli Stati Uniti d’America poi ognuno dà il giudizio che vuole”, conclude il Ministro.
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