Taglio delle accise prorogato, ma il diesel non scende sotto i 2 euro. “Serve tavolo di crisi”

Il taglio della accise, che sarebbe scaduto il 9 aprile, è stato prorogato fino al 1° maggio 2026. La misura ha ottenuto il via libera del consiglio dei ministri che si è tenuto questa mattina. Tuttavia, il sollievo per gli automobilisti e per le aziende non è stato finora così tangibile come si sperava. A sottolinearlo sono i dati diffusi da Federconsumatori Emilia-Romagna, che dipingono un quadro a tinte fosche per il mercato dei carburanti
Nella giornata di venerdì 3 aprile la media regionale ha raggiunto i 2,099 euro al litro, in netto rialzo rispetto ai 2,043 euro registrati solo una settimana fa
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La mappa dei rincari: Carpi e Modena da record
La corsa al rialzo ha praticamente azzerato le stazioni di servizio economiche. I dati dell’associazione indicano che su 1.625 distributori presenti in regione, appena 47 (meno del tre per cento) offrono ancora gasolio self-service al di sotto dei due euro al litro
L’osservatorio di Federconsumatori si concentra poi sui picchi massimi, rivelando che quattro impianti in Emilia-Romagna, tutti fuori dalla rete autostradale, hanno sfondato il tetto dei 2,3 euro al litro per il self-service
La situazione diventa ancor più allarmante se si guarda al servizio “servito”, dove una coppia di distributori situati nelle città di Modena e Ferrara detiene l’amaro record regionale proponendo il diesel alla cifra vertiginosa di 2,639 euro al litro
L’appello per un tavolo di crisi
Dietro ai freddi numeri dei tabelloni luminosi si nasconde un dramma economico che preoccupa fortemente l’ente a tutela dei cittadini. L’impennata del diesel non rappresenta solo un salasso immediato per chi si reca a fare rifornimento, ma innesca un pericoloso effetto domino su tutta la catena logistica
L’obiettivo primario, spiega Federconsumatori, deve essere quello di misurare con precisione anomalie ed eccessi, spingendo contestualmente il Governo ad adottare al più presto iniziative strutturali per scongiurare i disastri economici che si profilano all’orizzonte
Trasporto pubblico sul filo del rasoio
Le associazioni del trasporto passeggeri ANAV, ASSTRA e AGENS sollecitano il Governo a varare interventi rapidi contro l’aumento dei costi dei carburanti, lamentando la totale assenza di misure di sostegno per il proprio comparto all’interno del recente decreto legge. Le sigle di settore evidenziano una situazione divenuta estremamente critica, spiegando che “le quotazioni odierne del prezzo del gasolio registrano l’ennesimo rialzo, un +21% rispetto all’inizio del conflitto in Medio Oriente che impone al settore maggiori costi per oltre 40 milioni di euro mensili e quasi 500 milioni di euro su base annua”. Si tratta di un onere che mette a repentaglio l’equilibrio dei contratti e dei bilanci di un servizio essenziale, il quale garantisce la mobilità di miliardi di cittadini e vede proprio nel carburante la seconda principale voce di spesa aziendale.
Le attuali politiche governative vengono giudicate del tutto inefficaci per risolvere le problematiche specifiche della categoria. Le associazioni, infatti, sottolineano apertamente che “il taglio temporaneo delle accise appena prorogato fino al 1° maggio ha un impatto nullo per le imprese del settore che utilizzano gasolio commerciale soggetto ad accisa ridotta”. Per tutelare i conti aziendali e scongiurare interruzioni in un servizio fondamentale per le famiglie, ANAV, ASSTRA e AGENS invocano quindi “misure urgenti di contenimento del prezzo del gasolio”, domandando nello specifico “che con immediatezza vengano estese a tutte le imprese del trasporto pubblico locale soggetto ad obblighi di servizio pubblico e del trasporto commerciale di linea e di noleggio le misure di recupero dei maggiori sostenuti per l’acquisto di carburanti già adottate per il settore dell’autotrasporto merci”.
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