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Taglio accise carburanti: il decreto da 25 centesimi ha portato solo 12 centesimi di sconto | Il Fatto Quotidiano

Quanto è rimasto in tasca agli italiani dello sconto da 25 centesimi di euro – quasi 500 milioni di costo complessivo – che il governo Meloni ha varato lo scorso 18 marzo dopo settimane di tentennamenti e contorsioni verbali? Poco, a ben vedere: 12 centesimi scarsi al litro (0,117 euro per l’esattezza). E non solo per la fluttuazione del petrolio, il cui prezzo ha oscillato nei dintorni dei 100 dollari al barile da una settimana a questa parte, dopo le fiammate a 115 e oltre. Da un lato infatti, a comprimere il beneficio contribuisce il meccanismo stesso. A differenza di quanto avviene in altri Paesi dove eventuali sconti vengono applicati al cliente al momento del pagamento – banalmente il principio dei saldi – lo sconto del governo viene applicato a monte sulla formazione del prezzo. Questo lascia a compagnie e impianti la libertà di adeguarsi mentre l’onere di controllare in capo alla guardia di Finanza è quantomeno ingrato, visto che in libero mercato non c’è un parametro univoco a cui fare riferimento, se non l’ampiamente criticato meccanismo del prezzo medio nazionale.

Se poi si va a guardare nel dettaglio, dai numeri del Mimit emerge un fattore rilevante, la italica attitudine a fregare il prossimo. È sufficiente analizzare statisticamente i dati pubblicati ogni giorno dal ministero per riconoscere qualcosa di più di un indizio. Su oltre 92mila prezzi censiti (numero delle stazioni di servizio x tipo di carburante x servito/self), oltre 41mila sono le pompe che hanno registrato e comunicato un cambio di prezzo sia il giorno 18 – quando il decreto è stato varato – che il giorno 19, quando il decreto è entrato in vigore. Su 41593 variazioni registrate a cavallo dei due giorni, sono ben 23.226 quelle in su. Cioè pompe in cui il prezzo del carburante era aumentato nel giorno dell’entrata in vigore del decreto. Poi, come lo stesso ministero di Urso ha giustamente comunicato, il giorno 20 è arrivata la raffica di riduzioni forzose da parte di (più o meno) tutti.

Solo che nel frattempo il prezzo era stato aumentato. Di quanto? La media è apparentemente trascurabile: 2 centesimi al litro. Ma non è difficile andare a vedere che questi due centesimi sono distribuiti in maniera molto disomogenea. Tra chi si è prontamente adeguato il 19 marzo e i tanti che lo hanno fatto con ritardo, c’è anche chi – e sono molti, talvolta afferenti alla stessa compagnia – ha buttato lì aumenti monstre nottetempo, dai 15 fino ai 48 (sì, quarantotto) centesimi nell’arco di una notte per poi serenamente applicare per difetto lo sconto riconosciuto dall’esecutivo. Ecco alcuni casi anonimi sul gasolio: nella prima colonna la variazione tra 18 e 19 marzo. Nella seconda la somma delle variazioni successive.

Non serve qui fare nomi di singole stazioni di servizio o compagnie. A disposizione dei lettori pubblichiamo questa mappa aggiornata all’ultimo dato che riporta il prezzo nei tre giorni presi in esame, la variazione media per carburante, il prezzo medio e persino la possibilità di trovare il distributore più conveniente nel proprio Comune.

Non è ozioso peraltro ricordare che mentre il decreto è finanziato con soldi pubblici – cioè nostri, e senza andare a incidere sui ricavi dei benzinai – gli eventuali aumenti sono margine che entra in tasca al privato. Fatta la lunga spiegazione si torna alla domanda iniziale. Quanto è rimasto in tasca ai cittadini? Gli 0,117 euro di media sono calcolati sulle 38mila riduzioni di prezzo registrate dal giorno 19 marzo fino a ieri mattina, ultimo dato disponibile e scaricabile dal ministero. Non è mistero, peraltro, che il beneficio andrà ad assottigliarsi ulteriormente nel tempo per i motivi già descritti e che di qui all’8 aprile il rischio è una lenta crescita che culminerà in una impennata finale.


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