Marche

Svolta per il bullo dei bus, sì alla perizia psichiatrica. «Da martedì sarà in cura»


PESARO Il giovane accusato delle aggressioni alle fermate degli autobus è pronto a entrare in una struttura di recupero. Davanti al giudice l’udienza per il caso del 29enne marocchino che per alcune settimane, tra settembre e novembre, è stato protagonista di una serie di episodi nella zona di Borgo Santa Maria.

Tutto era iniziato con una denuncia a seguito di spinte e sputi a due ragazzine, costrette in un angolo della banchina d’aspetto della fermata dell’autobus di via Parco Dei Tigli. Poi altre segnalazioni e casi di strattonamenti ai giovani in attesa dei pullman e anche all’interno dei mezzi pubblici. Episodi ripetuti tanto che i genitori dei ragazzini avevano sollevato la questione con il Quartiere e il Comune, rilevandone una pericolosità sociale.

Il primo arresto

Il 29enne era stato arrestato per resistenza una prima volta il 22 ottobre per aver reagito in malo modo alle forze dell’ordine che dovevano consegnargli dei documenti. Era stato anche visto dare testate contro l’insegna della fermata dell’autobus. Qualche giorno dopo aveva avuto un diverbio con un ragazzo pakistano di 16 anni e si era scagliato anche contro i carabinieri e gli agenti della Polizia Provinciale, scalciando e colpendoli. Di qui il secondo arresto di inizio novembre.

Il Tso in psichiatria

Da quel momento il ragazzo era stato portato in psichiatria dove sono continuati i Trattamenti sanitari obbligatori. Il legale Othmane Yassine venerdì ha richiesto una perizia psichiatrica che possa stabilire la sua capacità di intendere e volere al momento dei fatti e la capacità di poter affrontare il processo. Il giudice ha accolto la richiesta e uno psichiatra dovrà valutarne le condizioni. «Parliamo di un caso di disagio sociale: nel 2020 gli è stato diagnosticato un ritardo e una incapacità comportamentale – spiega Yassine -. Era stato cancellato dall’anagrafe del Comune di Pesaro e senza una residenza anagrafica, non poteva essere seguito dagli assistenti sociali. E di conseguenza neppure il dipartimento di salute mentale se n’era fatto carico. Questa situazione è stata sanata. E’ regolarmente iscritto e ha avuto un medico di base».

Ora c’è una svolta importante. «Abbiamo trovato una comunità che da martedì potrà accoglierlo e avviare un percorso di cura, assistenza e recupero, così che possa essere controllato e ristabilire una socialità». E’ stato anche nominato un amministratore di sostegno. Un problema di natura sanitaria, che ha avuto ripercussioni sulla sicurezza pubblica. Per questo si è sempre parlato della necessità di un approccio integrato che coinvolgesse anche i servizi sanitari, l’Ast e il Dipartimento Salute Mentale.




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