Economia

Surgelati, superata la soglia dei 17 kg di consumo annuo pro capite in Italia


Crescono volumi e fatturato dei prodotti surgelati consumati in Italia nel 2023 con un giro di affari che ha toccato i 5,8 miliardi di euro. E cresce il consumo pro-capite che a sua volta supera per la prima volta la barriera dei 17 kg, attestandosi esattamente a quota 17,2 kg per persona. Il “Rapporto annuale sui consumi dei prodotti surgelati in Italia” curato da Iias – Istituto italiano alimenti surgelati, fotografa un 2023 caratterizzato da un ulteriore dinamismo del comparto che dal 2019 ha fatto registrare un balzo di quasi 10 punti percentuali, grazie alle sue caratteristiche di economicità, sicurezza e gusto rispetto al prodotto fresco.

Un vero e proprio comfort food che cresce sia tra le mura di casa che fuoricasa. Nel dettaglio, se i volumi sono rimasti pressoché stabili rispetto al 2022, facendo registrare una crescita di appena lo 0,14%, il consumo pro capite è balzato del 2,4%. Importante la performance del fatturato passato dai 5,4 miliardi di euro del 2022 ai 5,8 miliardi dello scorso anno (+6,5%) con le patate surgelate, che hanno registrato la performance migliore, 110.500 tonnellate acquistate pari al +8% rispetto al 2022. A guidare la classifica dei consumi però, restano i surgelati vegetali con oltre 215.000 tonnellate acquistate (-1,9% rispetto all’anno precedente) con una importante performance positiva per quelli preparati (con 22.380 tonnellate e +3,7% sul 2022). Al terzo posto troviamo invece i prodotti ittici con 92.500 tonnellate, divisi in ittico preparato panato (oltre 33.000 tonnellate) e pesce naturale (59.000).

E ancora, i piatti pronti, ossia primi e secondi piatti, contorni ricettati e alimenti con proteine vegetali, che si attestano su oltre 66.600 tonnellate, le pizze surgelate (63.500 tonnellate), le altre specialità salate (pancake e altri prodotti), che hanno mantenuto quota 33.300 tonnellate, le carni surgelate, con 15.700 tonnellate nel 2023 e pane e paste surgelate, con 5.730 tonnellate. “Come dimostrano i dati del nostro annual report – commenta Giorgio Donegani, presidente Iias – negli ultimi anni, i surgelati hanno dimostrato di essere ottimi alleati dei consumatori in ogni occasione. Tra le ragioni alla base di questo apprezzamento, ci sono anche il gusto e la convenienza economica che questi prodotti garantiscono”.

Come confermano le evidenze di due recenti ricerche condotte quest’anno e per la prima volta con AstraRicerche, continua, “è emerso che per oltre la metà degli italiani, al palato i prodotti surgelati risultano preferiti ai freschi per bontà, consistenza e percezione di freschezza”. E’ il dettaglio di un blind taste test secondo il quale, il gusto del minestrone, del merluzzo e dei fagiolini surgelati è risultato migliore del prodotto fresco rispettivamente del 61, 64 e 66%. “Anche in termini di convenienza economica – aggiunge Donegani – i surgelati hanno abbattuto un vecchio tabù, rivelandosi meno costosi dei freschi. Se si considera il loro valore totale (pari alla somma dei costi d’acquisto, dei tempi di preparazione e del valore dello spreco alimentare, ndr), i fagiolini freschi, ad esempio, costano il 53% in più dei surgelati; i filetti di merluzzo il 60% in più; e per preparazioni più complesse come la paella, si arriva addirittura a una differenza del 246% a favore del prodotto frozen”.

Tra i canali che hanno spinto il comparto dei surgelati, il fuoricasa ha registrato una crescita del 5,3% rispetto all’anno precedente, compensando sia la piccola diminuzione del retail (-1,1%) che quelle più importanti del door-to-door (-8%) e dell’e-commerce (-5%). I consumi tra le mura domestiche restano i più importanti con 644.075 tonnellate, più del doppio del fuoricasa che tocca quota 295.812 tonnellate. Più piccole le quote del porta a porta con 66.971 tonnellate e del commercio elettronico (9.500 t.). Il 2023, conclude Donegani, “è stato un anno di sfide titaniche, dall’approvvigionamento delle materie prime, ostacolato nei primi mesi da eventi climatici estremi come la siccità, alle gravi difficoltà incontrate nella logistica e nei trasporti a livello globale, fino all’implacabile aumento dell’inflazione, particolarmente penalizzante nel comparto alimentare”, ma nonostante tutto questo, “si è chiuso positivamente, grazie soprattutto alla forte spinta data dal fuoricasa, che ha riequilibrato il gap creatosi con il retail, dopo l’uscita definitiva dal biennio dei lockdown che aveva portato a un boom eccezionale dei consumi domestici”.


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