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Super Bowl: i Chiefs battono i 49ers, sarà anno dell’Orso in Borsa?

E’ stato un Super Bowl, una finalissima del campionato di football americano, all’insegna non solo dello sport, della pubblicità e dello spettacolo mediatico, ma anche di politica e finanza. Testimonianza delle tensioni e incertezze che permeano gli Stati Uniti, nell’anno della dura campagna elettorale presidenziale che vede protagonisti Joe Biden e Donald Trump. E di una Borsa che ha scalato nuove vette trainata dall’ottimismo hi-tech e dove però si temono volatilità e cedimenti.

Il successo, ieri notte, della squadra dei Kansas City Chiefs ha decretato il campione del football ma potrebbe non archiviare quest’altra, surreale, partita. Grazie a una serie di infondate formule e teorie che si sono rincorse sull’esito del Super Bowl, per chi nella disperata ricerca di bussole volesse dar credito ad aleatorie profezie di mercato, la consacrazione dei Chiefs potrebbe nutrire premonizioni di correzioni sui titoli. Per chi, in un’atmosfera politica ultra-polarizzata, amasse le teorie complottiste più estreme e iperboliche potrebbe addirittura gonfiare ipotesi di triangolazioni tra i giocatori e….Taylor Swift e Joe Biden.

Una finale combattuta

Riassumiano gli eventi per fare un po’ di chiarezza: la 58esima finale, svoltasi a Las Vegas, ha visto i campioni in carica dei Chiefs battere i San Francisco 49ers, al termine di una partita combattuta fino all’ultimo minuto. Si è conclusa ai tempi supplementari, evento raro, con un punteggio di 25 a 22. Tante le note di colore: i Chiefs, favoriti, avevano già vinto l’anno scorso e due degli ultimi cinque campionati, arrivando in finale quattro volte, tanto che ora aspirano a diventare una dinastia regnante nel più popolare e redditizio sport statunitense. San Francisco non vinceva dal 1995. Las Vegas, capitale del gioco d’azzardo, ha ospitato per la prima volta un Super Bowl in una dimostrazione del boom e ormai accettazione completa del business delle scommesse negli appuntamenti sportivi, football compreso.

La partita di Wall Street

Ma il risultato conta forse meno di quel che è emerso attorno allo scontro sul terreno di gioco. Il legame tra la partita e Wall Street è tenue – per non dire, a detta anche di chi lo cita, una mera curiosità. Oggi è tuttavia comunque finito nuovamente sotto i riflettori, nel clima di ansia per i destini delle azioni: l’indicatore di borsa del Super Bowl “vede” un anno di rally, del Toro rialzista tra gli investitori, in caso di vittoria di una squadra della conferenza Nfc (la National Football Conference che tra i suoi team ha San Francisco); mentre anticiperebbe un anno di calo, di Orso ribassista, quando a vincere è una squadra della conferenza Afc (American Football Conference, qui rappresentata da Kansas City).

Una “correlazione” scoperta negli anni Settanta

La casuale correlazione, evidenziata per la prima volta nel 1978 da un giornalista sportivo del New York Times, Leonard Koppett, si è rivelata corretta 41 volte tra le ultime 56. Anche se con discontinuità: prima dell’avvento delle società Internet e del dominio tech, la percentuale era del 90%, poi è scesa al 73 per cento. Il primo Super Bowl nella forma attuale fu giocato nel 1967.


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