Salute

Suicidi, sovraffollamento e isolamento: Nordio minimizza, ma il carcere non rieduca

Sta finendo la lunga estate carceraria, quando il tempo recluso si ferma ancor più che negli altri periodi dell’anno e il carcere è ancor più abbandonato a se stesso. Un bilancio di questi mesi ci dice che a fine estate il numero dei detenuti ha superato la soglia delle 63.000 unità, che i posti letto disponibili sono circa 15.000 in meno, che nei soli mesi estivi i suicidi accertati sono stati 24, cui si aggiungono altre morti per cause ancora da definire.

In pieno agosto il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha sostanzialmente minimizzato il tema, affermando cinicamente che i numeri non sarebbero allarmanti in quanto sotto la media nazionale dell’ultimo triennio. La tragica statistica smentisce le sue affermazioni. I suicidi nelle carceri italiane sono già 58 in questo 2025 e presentano un andamento identico a quello dell’anno precedente. Sfortunatamente non si registra alcun calo.

Il tasso di suicidi nelle carceri italiane è circa il doppio rispetto alla mediana europea. Il dato più allarmante e significativo è quello che ci dice che nelle nostre galere le persone si tolgono la vita circa 25 volte di più rispetto a quanto accade in Italia nella società libera. Ogni minimizzazione è vergognosa. Davanti a questi numeri risulta impossibile ridurre la questione dei suicidi carcerari unicamente a scelte di disperazione individuale, incapaci di mettere in discussione l’etica dello Stato. Piuttosto, essa è una questione sociale, culturale, sistemica.

L’organizzazione della vita penitenziaria non è pensata per accogliere le persone, per comprenderne i problemi, per sostenerle nelle difficoltà. Significativo al proposito è quanto accade al momento dell’ingresso in carcere, un momento critico nel quale si ha grande bisogno di sostegno. In quasi tutte le carceri metropolitane, una persona appena arrestata – e dunque presunta innocente – viene collocata nella sezione cosiddetta dei nuovi giunti, che dovrebbe servire a introdurla nella vita reclusa.

Dovrebbe essere una sezione di accoglienza, dove la persona possa avere opportunità di parlare con un operatore, con uno psicologo, di contattare i propri cari, di conoscere le regole della vita interna, i diritti e i doveri riconosciuti dalla legge. Invece le sezioni per nuovi giunti sono spesso le peggiori, quelle più insane e degradate dell’istituto, le meno protette, le meno visitate dagli operatori. Sono spesso luoghi orribili, dove si costruiscono carriere criminali. Sono il biglietto da visita rivolto ai detenuti, compresi i più giovani e meno strutturati (oggi le carceri per adulti si stanno riempiendo di ragazzini appena maggiorenni). Il messaggio è il seguente: state entrando nell’inferno.

Per farsene un’idea basterebbe dare uno sguardo alla settima sezione di Regina Coeli a Roma. I media dovrebbero chiedere di poterla visitare. Dovrebbero raccontare a tutti questo manifesto dell’indegnità della pena che abbiamo oggi in Italia. Altro che umanità e rieducazione di cui all’articolo 27 della Costituzione.

Se la fase iniziale della carcerazione è particolarmente a rischio di suicidio, lo stesso va detto del tempo trascorso nei reparti di isolamento. Celle spesso sottratte a ogni sguardo. Tanti, troppi suicidi nelle carceri italiane sono avvenuti in celle di isolamento. Così come tanti, troppi atti di violenza. Antigone ha in corso una campagna a livello globale per il superamento di questa pratica pre-moderna e pericolosa.

Anche quest’estate è finita e il carcere è un luogo sempre più indegno. Il ministro Nordio minimizza il problema dei suicidi, mentre il suo compito dovrebbe invece essere quello di rivoluzionare la vita in galera, di chiudere le sezioni indecenti come la settima di Regina Coeli, di riempire il carcere di operatori e di attività, di proibire l’oscurità dei reparti di isolamento, di dare un segnale di legalità profonda contro tutte le violenze.

A breve si aprirà il procedimento penale per le presunte torture subite dai ragazzini reclusi nell’Istituto Penale per Minorenni Beccaria di Milano. Preannunci la costituzione di parte civile da parte del Governo, così come dovrebbero fare le autorità locali e i Garanti nazionali dell’infanzia e dei diritti delle persone private della libertà. Non si può giocare con i numeri sottraendosi alle responsabilità istituzionali, politiche e morali.

L’articolo Suicidi, sovraffollamento e isolamento: Nordio minimizza, ma il carcere non rieduca proviene da Il Fatto Quotidiano.


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