Su Netflix, il buddy movie di Paul Feig in cui Melissa McCarthy mette in ombra Sandra Bullock
Quando The Heat – Corpi da reato, disponibile su Netflix, arrivò nelle sale nell’estate del 2013, prometteva di essere la risposta femminile alle classiche buddy cop comedy dominate da testosterone e inseguimenti ad alta velocità. Sandra Bullock nei panni di un’agente FBI pedante e Melissa McCarthy come poliziotta di Boston dalla lingua tagliente: sulla carta, una coppia destinata a funzionare. Ma cosa dissero davvero le recensioni all’epoca, e perché questo film diretto da Paul Feig continua a dividere gli appassionati di commedie anche a distanza di anni. Il film ci presenta Sarah Ashburn, un’agente speciale dell’FBI interpretata da Bullock, il cui talento investigativo è oscurato solo dalla sua capacità di alienarsi ogni collega maschio con cui lavora. Quando il suo capo le offre l’opportunità di una promozione, Sarah deve dimostrare di saper lavorare in squadra: il compito è neutralizzare un spietato boss della droga a Boston.
Il problema? La poliziotta locale assegnata al caso è Shannon Mullins, interpretata da McCarthy, una donna dalla parlantina scurrile e dai metodi poco ortodossi che rappresenta l’esatto opposto dell’impettita agente federale. Paul Feig, reduce dal successo di Bridesmaids del 2011, porta in The Heat lo stesso approccio registico che aveva affinato in serie televisive come Arrested Development e The Office: dialoghi torrenziali, un’improvvisazione apparente che lascia agli attori spazio per brillare, e una predilezione per l’umorismo che nasce dai caratteri piuttosto che dalle situazioni. Non è un caso che il film sembri un compagno spirituale di Bridesmaids, e non solo perché entrambi vedono donne protagoniste e McCarthy nel cast. Ma funziona davvero questa formula applicata al genere poliziesco? La risposta è: dipende. The Heat non raggiunge le vette di comicità e calore emotivo del precedente lavoro di Feig, ma riesce comunque a offrire un’esperienza soddisfacente grazie a una riscrittura al femminile delle convenzioni del buddy movie.
Il merito principale va attribuito a Melissa McCarthy, che letteralmente domina lo schermo con una performance che mette in ombra Sandra Bullock e mescola acrobazie fisiche impressionanti e battute affilate. Feig spesso si limita a tenere la macchina da presa accesa mentre l’attrice sfoggia il suo arsenale comico, dimostrando anche una sorprendente capacità drammatica nei rari momenti sentimentali del film. Sandra Bullock, per quanto competente nel suo ruolo di spalla goffa e intenzionalmente impacciata, finisce inevitabilmente in secondo piano. È una dinamica che la critica notò all’epoca: McCarthy ruba letteralmente la scena in ogni inquadratura condivisa. Questo sbilanciamento, però, non affonda il film proprio perché l’attrice è talmente in stato di grazia da compensare ogni momento in cui la coppia non sembra perfettamente calibrata.
La sceneggiatura di Katie Dippold, co-showrunner di Parks and Recreation, merita un’attenzione particolare. Dippold offre una prospettiva femminile distintiva e rispettosa delle convenzioni del genere, commentando con intelligenza le dinamiche di genere contemporanee sul posto di lavoro. Lo fa attraverso mezzi evidenti, come la gag ricorrente di McCarthy che continua a imbattersi nelle sue avventure di una notte, ma anche con scelte più sottili: notate come nessuno dei due personaggi principali usi mai l’insulto più stereotipato riservato alle donne autoritarie. Il problema, tuttavia, sta nella struttura narrativa troppo lacunosa. Alcune sequenze comiche si trascinano oltre il necessario, e i momenti di tenerezza emotiva sono giustapposti in modo goffo alle scene più demenziali, creando stacchi che minano il potenziale satirico della sceneggiatura. Feig mantiene un ritmo generalmente sostenuto che permette al film di accumulare abbastanza munizioni comiche da far sì che, alla fine, i colpi a segno superino quelli mancati.
The Heat dura 117 minuti e arriva al traguardo con un bilancio misto: risate genuine alternate a occasioni sprecate. Non è una sovversione fantastica della formula buddy cop, ma riesce a dare una scossa al genere senza sembrare una semplice riproposizione generica con donne al posto degli uomini. Gran parte del merito va a Melissa McCarthy, ancora alla ricerca di un veicolo principale all’altezza del suo talento straripante. Identity Thief, uscito pochi mesi prima sempre nel 2013, aveva deluso proprio in questo senso, rendendo The Heat un passo avanti significativo nella sua filmografia. Se siete fan dichiarati dello stile comico di McCarthy, o avete apprezzato le precedenti opere di Feig sul piccolo e grande schermo, in The Heat c’è materiale di qualità sufficiente a giustificare la visione. Il film non reinventa il genere, ma si fa guardare con energia e qualche scintilla di originalità. Le recensioni del 2013 concordavano su questo: un’operazione riuscita a metà, salvata da una protagonista in stato di grazia che trasforma difetti strutturali in momenti sopportabili grazie alla pura forza del suo carisma comico.
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