“Su Cpr numeri sbagliati, nessun legame tra sicurezza e centri per il rimpatrio”

Si riaccende a Bologna il dibattito sulla possibile apertura di un Centro di permanenza per il rimpatrio. A riaprire lo scontro politico è stata l’assessora alla Sicurezza del Comune, Matilde Madrid, che ha duramente criticato alcune dichiarazioni del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sul rapporto tra immigrazione irregolare e criminalità.
L’occasione è stata la presentazione del secondo rapporto sui CPR elaborato dal Tavolo asilo e immigrazione, organizzata sotto le Due Torri con la partecipazione di associazioni e realtà impegnate nel settore, tra cui Arci, ASGI, CGIL e Medici Senza Frontiere. All’incontro era presente anche la parlamentare del Partito democratico Rachele Scarpa.
“Il tema Cpr riemerge perché si avvicina il 2027”
Secondo Madrid, il ritorno del dibattito sul Cpr a Bologna avrebbe anche una dimensione politica. “Se il tema si riapre è perché si avvicina il 2027 e il Governo deve venire qui a mettere una bandierina”, ha affermato l’assessora, facendo riferimento alle prossime scadenze elettorali locali.
L’assessora ha poi criticato il modo in cui il tema sicurezza viene collegato alla presenza di migranti irregolari. A suo giudizio, alcune narrazioni mediatiche e politiche punterebbero a “bombardare le città governate dal centrosinistra”, costruendo un’immagine di emergenza sicurezza per delegittimare le amministrazioni locali.
“Il legame tra Cpr e sicurezza è una balla”
Nel suo intervento Madrid ha messo in discussione l’idea che i centri di permanenza per il rimpatrio possano aumentare la sicurezza urbana.
“Il legame tra Cpr e una maggiore sicurezza è una balla clamorosa sotto tutti i punti di vista, è indimostrabile”, ha dichiarato. Secondo l’assessora, questi centri non solo non risolverebbero i problemi di sicurezza, ma rischierebbero di produrre ulteriore marginalità sociale.
“Una persona che esce da un CPR con problemi psichiatrici e senza una presa in carico dove va? Va nella città, cerca di sopravvivere e rischia di inserirsi in circuiti criminali”, ha spiegato, sostenendo che questo meccanismo finirebbe per aumentare le fragilità sociali nei contesti urbani.
Lo scontro sui numeri dei reati
Il punto più duro dell’intervento ha riguardato le dichiarazioni attribuite al ministro Piantedosi sul rapporto tra immigrazione irregolare e criminalità.
Secondo Madrid, il ministro avrebbe sostenuto che a Bologna esisterebbe una forte correlazione tra irregolarità e reati, citando dati secondo cui il 48% dei reati sarebbe commesso da persone irregolari, rispetto a una media nazionale del 35%.
Per l’assessora, tuttavia, questo modo di interpretare i dati sarebbe statisticamente scorretto. “Dal punto di vista statistico è una castroneria incredibile”, ha affermato, sottolineando che per stabilire un nesso causale tra due fenomeni servirebbero analisi molto più approfondite.
Madrid, laureata in statistica, ha rincarato la dose: “Se fosse uno studente di statistica, Piantedosi sarebbe bocciato al primo esame. Uno studente al secondo anno ride di fronte al modo in cui il ministro racconta i numeri”.
Zone rosse e controlli sugli stranieri
L’assessora ha infine affrontato il tema delle cosiddette “zone rosse”, sottolineando come i dati sui controlli e sugli allontanamenti possano essere letti in modo distorto.
Secondo Madrid, se i controlli si concentrano soprattutto sugli stranieri, è inevitabile che poi la percentuale di allontanamenti che li riguarda appaia molto elevata. “Viene quasi da pensare, malignamente, che i controlli nelle zone rosse vadano mirati sugli stranieri”, ha osservato.
Per l’assessora, questo approccio sarebbe legato anche alla strategia del governo sui rimpatri. A suo giudizio, dopo il fallimento dell’obiettivo di fermare gli sbarchi, l’esecutivo guidato dalla premier Giorgia Meloni avrebbe spostato il focus sull’aumento delle espulsioni.
“Bisogna trovare le persone da espellere”, ha detto Madrid, sostenendo che anche l’uso delle zone rosse potrebbe essere funzionale ad aumentare i numeri dei rimpatri.
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