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Studio e lavoro, in Europa lo fa 1 su 4. Olanda record al 74%, Grecia e Romania in coda: le ultime rilevazioni Eurostat

Il 25,4% dei giovani europei lavora durante gli studi, con un divario abissale tra il 74,3% dei Paesi Bassi e il 2,4% della Romania. Le donne studiano e lavorano più degli uomini tra i 20 e i 24 anni, ma restano più inattive dopo i 25.

In Europa uno studente su quattro riesce a conciliare i libri con un impiego. Secondo gli ultimi dati diffusi da Eurostat il 19 gennaio 2026 e riferiti al 2024, il 25,4% dei giovani tra i 15 e i 29 anni lavora mentre frequenta un percorso di istruzione formale.

La media continentale nasconde però differenze abissali tra gli Stati membri. Nei Paesi Bassi la doppia attività è quasi la norma: il 74,3% dei giovani studia e lavora contemporaneamente. Seguono a distanza la Danimarca con il 56,4% e la Germania con il 45,8%.

Lo scenario cambia radicalmente spostandosi verso il sud e l’est del continente. Il rapporto certifica che “la Romania (2,4%), la Grecia (6,0%) e la Croazia (6,4%) hanno riportato le quote più basse tra i paesi dell’UE”. In queste aree, il modello prevalente prevede un percorso di studi esclusivo, senza sovrapposizioni con il mondo del lavoro.

Disoccupazione studentesca: il paradosso del Nord

Esiste poi una fascia di studenti che vorrebbe lavorare, è disponibile subito, ma non trova occupazione. A livello europeo sono il 3,2%. I dati mostrano una tendenza controintuitiva: i tassi più alti di disoccupazione tra gli studenti si registrano proprio nei Paesi dove la partecipazione lavorativa è più alta.

Eurostat rileva che “le quote più alte di giovani disoccupati nell’istruzione formale, disponibili per l’impiego e attivamente alla ricerca, sono state registrate in Svezia (14,1%), Finlandia (10,0%) e Danimarca (9,6%)”. Al contrario, in Romania, Croazia, Cechia e Ungheria, meno dell’1% degli studenti risulta alla ricerca attiva di un lavoro.

Il sorpasso delle donne e il successivo calo

Le differenze di genere variano notevolmente con l’età. Tra i 15 e i 19 anni, le ragazze tendono a restare fuori dal mercato del lavoro più dei ragazzi (74,4% contro 70,4%), concentrandosi maggiormente sull’istruzione.

Crescendo, la situazione si inverte temporaneamente. Nella fascia 20-24 anni, le studentesse lavoratrici superano i colleghi maschi: “la percentuale di giovani occupati durante l’istruzione era del 19,6% per le donne e del 17,0% per gli uomini”.

Il divario torna a favore degli uomini dopo i 25 anni. Tra i 25 e i 29 anni, l’occupazione maschile sale al 71,9%, mentre quella femminile si ferma al 62,0%. Il documento spiega che “i dati mostrano che le donne tendono a partecipare maggiormente all’istruzione formale rispetto agli uomini”, aggiungendo però che “quando non sono in istruzione, hanno meno probabilità di essere occupate o in cerca di lavoro”, come confermano i tassi di inattività più elevati.


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