Studenti palestinesi, Valditara replica alle accuse: “Nessuna schedatura, applichiamo lo stesso modello usato per l’Ucraina”

Valditara respinge le accuse di schedatura, chiarendo che il monitoraggio degli studenti palestinesi serve esclusivamente ad attivare fondi per l’integrazione scolastica. Il Ministro definisce le polemiche surreali, ricordando che la procedura è identica a quella già adottata per l’emergenza ucraina.
Giuseppe Valditara ha deciso di rispondere in prima persona alle polemiche scaturite dalla richiesta ministeriale di quantificare la presenza di studenti palestinesi nelle scuole italiane. In un video diffuso sui canali social, il Ministro dell’Istruzione e del Merito respinge le accuse di voler creare liste discriminatorie e chiarisce che l’operazione ha l’unico scopo di attivare misure di sostegno, seguendo procedure amministrative già collaudate in passato.
La circolare inviata agli Uffici Scolastici Regionali, pensata per avviare “azioni di supporto, di integrazione, di solidarietà”, è stata accolta da dure reazioni politiche. Alcune voci critiche hanno evocato scenari inquietanti, parlando di “schedatura razziale” e richiamando persino “le infami leggi razziarie del 1938” o il fascismo. Una lettura che il Ministro definisce surreale, avvertendo però sulle conseguenze di toni così accesi: “In queste ore ho ricevuto molte minacce ed insulti” dichiara Valditara, sottolineando con preoccupazione che l’aggressione verbale finisce per “coinvolgere l’intero Ministero”.
Per smontare la tesi della discriminazione, il titolare di Viale Trastevere cita i documenti e i precedenti amministrativi. L’approccio scelto ricalca fedelmente quanto fatto dal governo Draghi per gestire l’emergenza dei profughi di guerra nell’Est Europa. Valditara smentisce chi sostiene che “il modello Gaza sarebbe completamente diverso dal modello Ucraina“: lo definisce “Falso”. A supporto della sua tesi mostra la nota ministeriale del 24 marzo 2022, che autorizzava una rilevazione specifica per “conoscere […] il numero di bambini, alunni ucraini accolti dalla scuola”. Quella procedura serviva a monitorare il coinvolgimento degli istituti per valutare le azioni successive.
Oggi la logica è la medesima. La ricognizione numerica è propedeutica all’utilizzo dei fondi stanziati. Il Ministero ha infatti previsto “uno stanziamento di un milione e mezzo di euro”. Queste risorse serviranno a finanziare interventi concreti come “l’accoglienza scolastica”, la “personalizzazione nei percorsi didattici” e soprattutto il “potenziamento linguistico”, ritenuto fondamentale. Senza dati certi, spiega il Ministro, l’azione amministrativa si blocca: “È ovvio che per realizzare queste finalità dobbiamo sapere quanti sono gli studenti palestinesi attualmente presenti nelle nostre scuole” e dove sono dislocati.
L’intervento si chiude richiamando le dichiarazioni già rilasciate il 15 ottobre 2025, quando il Ministro aveva assicurato l’impegno verso chi ha perso la possibilità di formarsi a causa del conflitto. “Abbiamo accolto i ragazzi ucraini, aiuteremo anche i giovani di Gaza a proseguire il loro percorso di studi”. Valditara invita infine la politica ad abbandonare la “logica della contrapposizione violenta” e della “bugia ricorrente”, avvertendo che trasformare un’iniziativa di solidarietà in scontro ideologico danneggia la tenuta del sistema democratico.




