Studente ucciso a scuola a La Spezia, il CNDDU scrive a Valditara: “Metal detector negli istituti, basta armi in classe”

In seguito alla tragica morte dello studente accoltellato a La Spezia, il CNDDU chiede al Ministro Valditara l’installazione di metal detector nelle scuole per impedire l’ingresso di armi. Parallelamente, l’associazione sollecita investimenti strutturali nel supporto psicologico e nell’educazione alla non violenza per prevenire ulteriori tragedie.
La notizia più temuta è arrivata in serata: lo studente diciottenne ferito all’istituto professionale “Domenico Chiodo-Einaudi” della Spezia non ce l’ha fatta. Alle 20:20 ne è stato dichiarato il decesso. Un epilogo drammatico che ha spinto il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) a intervenire immediatamente, chiedendo misure drastiche per fermare la circolazione di armi nelle aule.
Il Coordinamento, guidato dal presidente Romano Pesavento, esprime “il più sentito cordoglio e la massima vicinanza alla famiglia della vittima, ai compagni di classe, ai docenti e a tutto il personale scolastico”, costretti a vivere un trauma inimmaginabile in un luogo deputato alla formazione. Ma oltre al dolore, c’è la presa d’atto di una situazione ormai fuori controllo.
Secondo il CNDDU, quanto accaduto trasforma la scuola da luogo di crescita a teatro di una violenza inaccettabile. “Quando un conflitto tra studenti degenera fino a spezzare una vita,” si legge nella nota ufficiale, “non siamo più di fronte a una semplice emergenza educativa, ma a una crisi sistemica che interroga il modello di prevenzione, di ascolto e di protezione messo in campo dalle istituzioni”.
L’appello al Ministro: metal detector per la sicurezza
Il punto critico sollevato dai docenti riguarda la facilità con cui armi bianche vengono introdotte negli edifici scolastici. I fatti di cronaca, purtroppo, confermano che non si tratta di casi isolati. Per questo motivo, il CNDDU rivolge un appello formale e urgente al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.
La proposta è operativa: consentire “l’installazione di metal detector negli istituti scolastici che ne facciano richiesta attraverso deliberazione motivata del Consiglio di Istituto e del Collegio dei Docenti”. L’associazione chiarisce che tale strumento non deve essere visto come una scelta repressiva, ma come una tutela necessaria per “impedire l’ingresso di armi e a salvaguardare l’incolumità delle persone”.
Per il Coordinamento, garantire ambienti sicuri è la base stessa del diritto allo studio: “La sicurezza non è in contraddizione con l’educazione ai diritti umani: ne è, al contrario, una condizione imprescindibile”.
Non solo controlli: serve prevenzione psicologica
Se i controlli all’ingresso servono a gestire l’emergenza immediata, la soluzione a lungo termine richiede un approccio diverso. Il CNDDU ribadisce la necessità di investimenti strutturali che vadano oltre la sorveglianza. Serve lavorare sull’educazione alla non violenza, sulla gestione dei conflitti e sull’educazione emotiva.
Fondamentale, in questa prospettiva, è il “potenziamento stabile di figure di supporto psicologico e pedagogico all’interno delle scuole”. Solo unendo la prevenzione culturale alla tutela fisica si può sperare di arginare questa spirale di aggressività.
La morte di un ragazzo tra i banchi pesa come una “sconfitta collettiva” che non ammette esitazioni. Per i docenti dei Diritti Umani, agire ora è un obbligo morale: “Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani continuerà a richiamare le istituzioni al dovere primario di proteggere la vita e di restituire alla scuola il suo significato più alto: essere luogo di umanità, di diritti e di futuro”.
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