Striscione alla Daneo, il centrodestra: “No propaganda a scuola”. Crescono le adesioni al presidio di lunedì
Genova. Continua ad agitare l’opinione pubblica – a Genova e non solo – il caso dello striscione antirazzista esposto alla scuola Daneo contro il decreto Valditara, rimosso e strappato da poliziotti in borghese (ufficialmente per una segnalazione arrivata alla polizia locale) tra l’indignazione dei genitori, poi tornato al suo posto. E mentre si moltiplicano le adesioni dichiarate al presidio che le famiglie hanno convocato per lunedì mattina in piazza della Meridiana invocando l’articolo 34 della Costituzione, nella giornata di sabato sono il centrodestra e i seguaci di Vannacci a fare il controcanto parlando apertamente di “propaganda” e “strumentalizzazione” ai danni dei bambini, e chiedendo al ministero dell’Istruzione di inviare gli ispettori nell’istituto.
Da Vannacci alle liste civiche, tutti contro l’iniziativa anti-decreto
A lanciare il sasso per primo è un deputato di Futuro Nazionale con Vannacci, Rossano Sasso, in risposta al post della sindaca Silvia Salis che venerdì ha visitato la scuola prendendo le difese di chi aveva esposto quello striscione con la scritta Qui nessun* è stranier*. “Tipico esempio di propaganda politica a scuola. Ridicolo poi l’asterisco al posto della desinenza: le docenti della primaria, le maestre elementari, non potrebbero e non dovrebbero attuare questi tentativi di indottrinamento. Salis si lamenta del fatto che qualcuno abbia tolto lo striscione, noi invece ci lamentiamo della continua e costante strumentalizzazione delle nostre scuole. Il ministro Valditara dovrebbe chiedere spiegazioni e mandare gli ispettori. Futuro Nazionale presenterà una legge che tuteli gli studenti: siamo stufi della propaganda gender, filoislamica e di sinistra a scuola”.

Tra le fila di Vannacci interviene anche il consigliere regionale Gianmarco Medusei: “Silvia Salis si affanna a denunciare la rimozione di uno striscione alla Daneo. I liguri, però, non sono disposti a far diventare la loro scuola una vetrina ideologica. Le battaglie di parte non copriranno la gestione fallimentare di Genova e non sarà con polemiche sterili che si risolveranno i problemi veri delle famiglie. Quello striscione, con l’asterisco al posto della desinenza, è un messaggio politico: le maestre della primaria non dovrebbero prestarsi a operazioni di questo tipo. Un docente può pensare ciò che vuole, ma non ha il diritto di farne materia d’aula. Invocare l’autonomia scolastica non autorizza a trasformare i banchi in palco. Il ministro Valditara deve chiedere conto di quanto accaduto e mandare gli ispettori“.
Poi lo stesso Roberto Vannacci scrive un post: “A scuola dovrebbero insegnare l’italiano, non oltraggiarlo e insultarlo. Il tutto con la connivenza del sindaco Salis. Gli asterischi se li stampino in fronte, per ricordarsi di essere dei disagiati. La scuola deve essere il luogo dell’istruzione e non dell’ideologia e dell’indottrinamento. Anche a scuola gli stranieri ci sono, eccome! E sono quelli che secondo l’indagine Pisa dell’Ocsa, comportano un rilevante abbassamento del livello d’istruzione in tre quarti degli ottanta paesi sottoposti a indagine. Ci spieghino poi come mai nella traduzione in spagnolo l’asterisco non c’è? Cortocircuito linguistico? Ignoranza atavica? Sudditanza ispanica? O semplice sciatteria. Come integralmente sciatta è questa iniziativa”.
Dello stesso tenore i commenti della Lega. “La scuola pubblica deve essere un luogo di formazione neutrale e non una piazza per la propaganda politica e ideologica – dichiara la capogruppo a Tursi Paola Bordilli, che accusa Salis di “mistificare” il decreto Valditara e sottolinea che il provvedimento sarebbe volto a evitare le classi ghetto -. Per fare chiarezza e tutelare l’istituzione scolastica da ogni strumentalizzazione, assieme al collega Bevilacqua invieremo una formale segnalazione e una richiesta di accertamento al ministero dell’Istruzione e del Merito. È inammissibile che all’interno di una scuola pubblica si sia acconsentito all’esposizione di striscioni condizionati dall’ideologia di parte, scritti persino con l’asterisco: un’iniziativa sgrammaticata e palesemente politicizzata che non ha nulla a che fare con la didattica e con l’insegnamento della lingua italiana”.
“Giù le mani dai bimbi e basta propaganda woke, gender e pro Islam nelle nostre scuole – aggiungono i consiglieri regionali della Lega -. Siamo arrivati al punto che le sinistre strumentalizzano pure i bimbi per fare propaganda politica, come nel caso della scuola primaria Daneo a Genova. È inaccettabile ed è una vergogna. Infatti, non è vero che lo striscione appeso all’ingresso dell’istituto genovese è stato scritto dagli alunni. Perché il testo Qui nessun* è stranier* con gli asterischi è stato realizzato senz’altro da un adulto e non certo da un bimbo di 6 o 7 anni. Se è stato un genitore, è grave che le insegnanti e la direzione scolastica abbiano consentito tale propaganda politica e strumentalizzazione dei bimbi. Se è stato un insegnante, è ancora più grave. In ogni caso, chiediamo al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara di inviare gli ispettori per le necessarie verifiche affinché questo tipo di indottrinamento a danno degli alunni non avvenga mai più. I bimbi, tutti, devono essere tutelati e difesi da strumentalizzazioni e propaganda politica. La scuola serve per istruire, non per fare campagne ideologiche a vantaggio delle sinistre. Ciò che è avvenuto alla Daneo è al di fuori di quanto previsto dal diritto allo studio”.
“Giù le mani dai bambini – attacca Matteo Campora, ex assessore comunale e capogruppo di Vince Liguria in Regione -. Sentire affermare che i bimbi della scuola primaria vogliono scrivere a Meloni e Mattarella perché non sono d’accordo con quello che sentono in televisione, e che qualcuno è andato a spiegare loro che Genova non la pensa come il Governo, pone una questione molto semplice e importante al tempo stesso: i bambini delle scuole primarie non devono diventare protagonisti dello scontro politico tra istituzioni. È giusto insegnare loro inclusione, rispetto delle idee altrui e convivenza. Altra cosa è attribuire loro valutazioni sull’operato del Governo o su una norma complessa appena approvata dal parlamento. Lasciamoli fuori dalle contrapposizioni della politica”.
Sulla stessa linea l’ex vicesindaco Pietro Piciocchi, capogruppo di Vince Genova a Tursi: “I fatti della Daneo mi hanno fatto pensare che la scuola non è un luogo di propaganda politica e indottrinamento ideologico. E che i bambini vanno lasciati in pace e non strumentalizzati per le cause e la visibilità degli adulti. Tanti aspetti di questa vicenda mi sembrano oscuri e poco plausibili. Aggiungo che a scuola bisognerebbe insegnare che nella lingua italiana le parole si declinano al femminile e al maschile senza asterischi“.
“Un caso montato ad arte” secondo Mario Mascia, ex assessore e capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale: “Entrando nel merito dello striscione è inquietante l’uso degli asterischi limitato alla sola scritta in italiano e non invece esteso alle altre scritte multilingue all’intorno: noi italiani stiamo diventando figli di un dio minore? A scuola la priorità deve essere lo studio dell’italiano, della grammatica, dell’analisi logica, la lettura, l’apprendimento e la scrittura dei testi e dei contesti. Meglio non rimbambire bambine e bambini con asterischi e schwa della controcultura woke che persino a Conte e ai Cinque Stelle non vanno proprio giù”.
“Con uno striscione ritornato subito al suo posto è stato ingigantito un caso, quello della scuola Daneo, nato peraltro dalla segnalazione della stessa polizia locale del Comune di Genova. Evitiamo strumentalizzazioni, soprattutto dei bambini“, scrive Ilaria Cavo, deputata di Noi Moderati e capogruppo in consiglio comunale di Noi Moderati Orgoglio Genova.
“Di tutta questa vicenda onestamente quello che dispiace di più è vedere come una certa parte politica abbia voluto strumentalizzare quanto accaduto per proseguire una crociata ideologica contro un provvedimento di buon senso, peraltro già auspicato in passato da governi di altro orientamento politico – commenta Alessandra Bianchi, capogruppo di Fratelli d’Italia a Tursi -. Abolire le classi ghetto così come promuovere l’alfabetizzazione della lingua italiana tra i genitori degli alunni stranieri favorirebbero infatti la vera integrazione. E soprattutto dispiace che il sindaco Salis, che a parole smentisce la propria aspirazione verso Palazzo Chigi, abbia scelto di strumentalizzare anche l’incontro con gli alunni della scuola elementare pur di continuare a raccogliere consenso elettorale. A chi oggi si erge a moralista per cui però la morale sembra valere solo a correnti alterne ricordo come a Genova abbiamo assistito alla ramanzina che la prima cittadina ha fatto ai genovesi che hanno espresso il loro malcontento e la loro perplessità sull’azione della sua amministrazione”.
Lunedì presidio alla Meridiana, si moltiplicano le adesioni
Nel frattempo, sul fronte opposto, crescono le manifestazioni di solidarietà e le sottoscrizioni all’iniziativa lanciata dall’associazione Daneo: un presidio lunedì alle 8.30 in piazza della Meridiana per ribadire che “la scuola è aperta a tutte e tutti” e lanciare future mobilitazioni. L’invito alla cittadinanza è quello di esporre striscioni sul tema a tutte le finestre.
La Flc Cgil “condanna e stigmatizza con fermezza quanto accaduto alla scuola Daneo. La scuola è luogo di accoglienza, inclusione, confronto e partecipazione democratica. È proprio nella scuola che devono essere garantiti il diritto alla libera espressione e al dissenso, nel rispetto dei principi sanciti dalla nostra Costituzione”. E annuncia: “Saremo al fianco della comunità della Daneo, delle famiglie e dei docenti“.
Allo stesso modo la Usb Scuola Genova e Liguria: “In un clima che vede alimentare odio e repressione, anche a Genova assistiamo a continui episodi repressivi nelle scuole. L’intolleranza e l’intenzione di escludere gli ultimi si dimostra già nei fatti con celerità e violenza, negando addirittura la libertà di espressione di una scuola. Condanniamo questo intervento poliziesco ed esprimiamo la nostra solidarietà alla scuola Daneo che ha visto impedita la volontà di dirsi contraria al decreto Scuola. Come insegnanti di Usb scuola, insieme agli studenti di Osa e Cambiare Rotta, continueremo a dichiarare il nostro dissenso e la contrarietà al Governo e alle leggi razziali che minacciano libertà e diritti di tutte e tutti”.
Il Pd genovese aderisce al presidio: “Un gesto grave e inaccettabile, che ha spaventato bambine e bambini e colpito il diritto costituzionale a manifestare liberamente il proprio pensiero. L’articolo 34 della Costituzione sancisce che la scuola è aperta a tutti: difenderlo oggi significa difendere i principi fondanti della nostra Repubblica. Il Pd Genova condivide pienamente le ragioni di questa mobilitazione e sarà in piazza per ribadire che il dissenso pacifico non si reprime, si ascolta. Occorre fare piena luce su quanto accaduto e contrastare con fermezza ogni deriva che metta in discussione diritti e libertà sanciti dalla Costituzione”.
E pure il consiglio dell’Ordine degli psicologi della Liguria, riunito oggi in seduta straordinaria, ha deliberato l’adesione: “La scuola non è solo un luogo di apprendimento: è uno spazio in cui bambine e bambini, ragazze e ragazzi costruiscono legami, senso di appartenenza e fiducia negli adulti e nelle istituzioni. La continuità di questi contesti e delle relazioni che vi nascono è un fattore di protezione fondamentale per il loro benessere psicologico e per uno sviluppo sereno. Come psicologhe e psicologi sappiamo quanto i cambiamenti che toccano i luoghi di vita e di relazione possano incidere profondamente sui percorsi di crescita. Per questo riteniamo necessario che ogni scelta che riguarda l’infanzia e l’adolescenza, anche quando formalmente legittima, sia valutata alla luce dei suoi effetti concreti sulle persone più giovani, nel rispetto dei principi di uguaglianza e del diritto all’istruzione sanciti dall’articolo 34 della Costituzione. Invitiamo colleghe e colleghi a partecipare e a portare questa riflessione nei propri contesti professionali, nelle scuole, nei servizi e nelle équipe, in dialogo con le altre professioni impegnate nella tutela dei minori, a partire dalle assistenti sociali e dagli assistenti sociali del Croas Liguria, che hanno già aderito. Prendersi cura della salute psicologica delle nuove generazioni significa anche prendersi cura dei luoghi in cui crescono”.




