Economia

Stretto di Hormuz: effetto domino da petrolio e gas ai prezzi del cibo

Gli effetti si vedono già nei mercati: petrolio e gas in forte aumento, costi di trasporto marittimo in crescita e nuove pressioni sui prezzi alimentari. Sono gli effetti a catena che possono innescarsi quando uno dei principali snodi del commercio energetico mondiale entra in crisi. Secondo un’analisi di UN Trade and Development (Unctad), l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di commercio internazionale e sviluppo economico, le tensioni militari nello Stretto di Hormuz stanno già generando una serie di problemi a catena che potrebbero propagarsi dall’energia ai fertilizzanti, fino ai prezzi del cibo.

La quota del commercio marittimo globale che passa attraverso lo Stretto di Hormuz, una settimana prima del conflitto, in percentuale

La quota del commercio marittimo globale che passa attraverso lo Stretto di Hormuz, una settimana prima del conflitto, in percentuale 

I mercati hanno reagito rapidamente. Tra il 27 febbraio e il 9 marzo 2026 il prezzo del petrolio è salito di circa il 27%, mentre quello del gas naturale ha registrato un balzo ancora più marcato, con un aumento del 74%. Nel frattempo, stanno aumentando anche i costi del trasporto marittimo e dell’assicurazione delle navi, con premi per il rischio guerra che in alcuni casi possono quadruplicare il costo di un viaggio per una petroliera.

Prezzi giornalieri di petrolio e gas, dal primo gennaio 2024 al 9 marzo 2026

Prezzi giornalieri di petrolio e gas, dal primo gennaio 2024 al 9 marzo 2026 

Questi rincari non restano confinati ai mercati energetici. Lo studio ricorda che storicamente l’aumento del prezzo del petrolio tende a riflettersi anche sui prezzi alimentari. Allo stesso modo, quando il gas naturale aumenta di prezzo crescono anche i costi dei fertilizzanti azotati, fondamentali per la produzione agricola. In altre parole, tensioni geopolitiche in una stretta via marittima del Golfo Persico possono arrivare a incidere sul costo del cibo in molte parti del mondo.

L'indice mensile dei prezzi alimentari e prezzi del greggio, dal gennaio del 1990 al febbraio del 2026

L’indice mensile dei prezzi alimentari e prezzi del greggio, dal gennaio del 1990 al febbraio del 2026 

L'indice mensile dei prezzi del gas naturale e prezzi dei fertilizzanti azotati, dal gennaio del 1990 al febbraio del 2026

L’indice mensile dei prezzi del gas naturale e prezzi dei fertilizzanti azotati, dal gennaio del 1990 al febbraio del 2026 

Alla base di questo effetto domino c’è la centralità dello Stretto di Hormuz nel sistema energetico globale. Questo passaggio, largo appena poche decine di chilometri, collega il Golfo Persico all’Oceano Indiano ed è uno dei più importanti “chokepoint” del commercio marittimo mondiale. Attraverso queste acque transita circa un quarto del commercio globale di petrolio trasportato via mare e una quota significativa di gas naturale liquefatto e fertilizzanti. Nel 2024, secondo le stime di Unctad, sono passati attraverso lo stretto circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno, pari a circa il 25% del commercio marittimo globale di greggio. Di questi volumi, circa 14 milioni di barili riguardano petrolio e condensati e altri 6 milioni prodotti raffinati.

Dallo Stretto di Hormuz passa anche una quota significativa dei flussi globali di gas naturale liquefatto, oltre a grandi volumi di fertilizzanti prodotti nel Golfo Persico. Circa un terzo del commercio marittimo mondiale di fertilizzanti attraversa infatti questo corridoio strategico, rendendolo un nodo chiave anche per la sicurezza alimentare globale. La maggior parte di queste forniture è destinata ai mercati asiatici. Circa l’84% del petrolio e oltre l’80% del Gnl che transitano attraverso lo stretto sono diretti verso i Paesi dell’Asia, rendendo la regione particolarmente esposta a eventuali interruzioni dei flussi energetici.

Quota dei fertilizzanti importati via mare e provenienti dalla regione del Golfo Persico nel 2024

Quota dei fertilizzanti importati via mare e provenienti dalla regione del Golfo Persico nel 2024 

La crisi ha già avuto effetti diretti sul traffico marittimo. Secondo i dati analizzati nello studio, il numero di navi che attraversano lo Stretto di Hormuz è crollato drasticamente dopo l’escalation militare, con una riduzione dei transiti che ha sfiorato il 97% rispetto ai livelli medi delle settimane precedenti. Questo rallentamento del traffico sta contribuendo a spingere verso l’alto i costi del trasporto marittimo. Gli indici che misurano le tariffe per il trasporto di petrolio sono saliti rapidamente nelle ultime settimane, mentre il prezzo del carburante navale utilizzato dalle navi è quasi raddoppiato in pochi giorni.

Per Unctad, questi sviluppi evidenziano quanto i grandi corridoi marittimi siano vulnerabili alle tensioni geopolitiche. Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei punti più sensibili della rete commerciale globale: quando il traffico in questi passaggi strategici si interrompe, gli effetti possono propagarsi rapidamente lungo le catene di approvvigionamento, dai mercati energetici fino ai prezzi dei beni alimentari.

Le conseguenze potrebbero essere molto pesanti per molte economie in via di sviluppo. Molti Paesi a basso reddito dipendono infatti dalle importazioni di energia, fertilizzanti e prodotti alimentari e dispongono di margini fiscali limitati per assorbire nuovi shock dei prezzi. In questo contesto, un aumento simultaneo dei costi energetici, dei trasporti e dei fertilizzanti potrebbe aggravare le pressioni sui bilanci pubblici e sui redditi delle famiglie, con possibili ripercussioni economiche e sociali.


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