Stretto di Hormuz, colpite tre navi cargo. Droni sull’aeroporto di Dubai. E Madrdi ritira l’ambasciatore da Israele
Per risolvere la questione dello Stretto di Hormuz occorre far ricorso ad un “multilateralismo che mette d’accordo gli interessi di quasi tutti, anche Paesi che non si parlano da anni. Non è una nave italiana che risolve il problema di Hormuz, ma l’Italia può essere uno degli attori che mette insieme tutte le energie di tutto il mondo per affrontare un tema che coinvolge la possibilità di importazione di energia da parte di tutto il mondo, in primis la Cina”. Lo afferma il ministro della Difesa, Guido Crosetto, parlando con i giornalisti in Senato dopo l’intervento del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. “La Cina, che tutti guardiamo come un Paese senza alcun problema, ha più di 250 milioni di persone -spiega l’esponente dell’Esecutivo- che ogni mattina sanno cosa fanno di lavoro quel giorno. Quindi un impatto economico sulla Cina di un blocco sarebbe un altro tema che aumenta esponenzialmente la crisi. È un elemento su cui ci si sta confrontando, l’ha detto prima il presidente Meloni, il Governo italiano sta spingendo, ma sta spingendo per mettere insieme più nazioni possibile per cercare di trovare una via con la guerra in corso, per far passare più”. “Lo stretto è un problema che coinvolge non gli Stati Uniti, non Israele, non solo i Paesi del Golfo, non solo l’Italia, ma, ripeto, il mondo. Quindi il fatto di minare Hormuz o di sminare Hormuz -conclude Crosetto- diventa un problema di una comunità finalmente internazionale che, ripeto, magari attraverso meccanismi multilaterali, ne cito uno, l’Onu, di cui non parliamo neanche più, o altri sistemi, affronta questo tema”.
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