Stranezze di città, ho trovato una “figurina rara”: una cabina telefonica
“Ce l’ho, mi manca“, ricordate quel rito dei bambini con le figurine?
Ho trovato una cabina telefonica in via dei Berio, è vicina all’ufficio postale di Tor Tre Teste ed è la cabina Telecom n° 23176.
Ma questa cabina telefonica funziona ancora?
Sapevo che dal 2023 l’AGCOM aveva stabilito che TIM non era più obbligata a garantire il servizio pubblico universale tramite le cabine telefoniche ormai giudicate “non più indispensabili“.
La maggior parte di quelle stradali è in fase di smantellamento. Resterebbero attive solo quelle in luoghi di rilevanza sociale: ospedali, caserme, carceri.
Mi quella che ho trovato in via dei Berio, se è attiva, funziona con i gettoni o con le monete o con le schede telefoniche prepagate?
Sinceramente non mi interessa, in una città che sta cambiando pelle ho comunque trovato una “figurina rara”.
La cabina telefonica Telecom n° 23176 è un oggetto fisico, come le figurine che si incollavano sull’album, richiede di toccare i tasti, sentire il rumore della moneta o del gettone che cade, l’odore del metallo e della plastica.
La vecchia cabina sarà smantellata, Roma si prepara a collocare circa 500 stazioni intelligenti che saranno bellissime, avranno il touch screen, il Wi-Fi e ricaricheranno i nostri smartphone. Saranno utili ma non avranno quel sapore di “conquista” che noi provavamo quando, dopo aver girato tre isolati, trovavamo finalmente un telefono pubblico libero per chiamare casa.
A Roma oggi circolano circa 4.200.000 smartphone, ognuno di noi ne ha almeno uno in tasca.
Tutte le SIM attive, comprese quelle che fanno “parlare” i contatori della luce, gli ascensori e i navigatori delle auto sono circa 6.500.000.
Oggi il segnale è ovunque, invisibile e costante.
Abbiamo tutti la nostra “figurina” digitale che ci accompagna, siamo perennemente connessi ma nel panorama di onde radio la vecchia cabina telefonica è quella “figurina” più rara dell’album.
Che bella immagine ho del gioco delle figurine di quando ero bambino, quel “ce l’ho, mi manca”. Era un gioco che conteneva l’ansia dell’attesa quando aprivi il pacchetto di figurine, l’orgoglio di avere la figurina “rara” e quell’arte della negoziazione che nemmeno un agente di borsa ha.
Avevamo il mazzetto di “doppie” stretto con l’elastico e “Ce l’ho, ce l’ho, mi manca” non era solo una frase, era un ritmo, una litania che risuonava nei cortili e davanti alle scuole.
Quel “mi manca” era un desiderio che poteva durare settimane. La ricerca della figurina mancante ci obbligava a uscire di casa, a parlare con gli altri bambini, a fare amicizia con chi non conoscevi solo perché poteva essere il bambino che aveva la figurina che ci serviva.
Il rito dello scambio aveva regole non scritte. Una figurina “scintillante” ne valeva almeno dieci di normali.
Lo scambio era una trattativa diplomatica: “Ti do tre doppie per quella del portiere della Roma.”,”No, ne voglio cinque, più quella dello stadio” .
Il bello di quel gioco non era avere l’album completo, ma proprio quel “mi manca“, il vuoto da colmare che ci spingeva a parlare , a barattare, a uscire in strada.
Oggi a Roma “ce l’abbiamo tutti” lo smarphone ma ci manca quel brivido di un momento che non passa attraverso uno schermo, ma attraverso il rumore di una moneta o di un gettone che cade in un apparecchio di metallo.
Siamo tutti “connessi” ma abbiamo smesso di “scambiarci” qualcosa di vero. Abbiamo tutti lo smartphone e …non c’è più nessuno a cui manchi la “figurina” e il suo valore magico.
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