Strage di Cutro, non valutato lo “stato di incertezza” nelle fasi precedenti il naufragio
Serrata udienza del processo sul naufragio di Cutro, al centro anche le valutazioni sullo “stato di incertezza”
CROTONE – Valutazioni non corrette sullo stato di “incertezza” nelle fasi precedenti al naufragio del caicco Summer Love, che trasportava i migranti naufragati tre anni fa a Steccato di Cutro. Questo e altro è emerso durante un’altra udienza fiume nel processo a carico di sei ufficiali imputati per gli omessi soccorsi che avrebbero causato la morte di un centinaio di migranti. Il tema è stato sollevato dall’avvocata Lidia Vicchio, che rappresenta alcune parti civili nel processo.
STATO DI INCERTEZZA
Lo stato di incertezza, secondo il Piano Sar nazionale, come ha precisato in aula, davanti al Tribunale penale di Crotone, il maggiore dei carabinieri Roberto Cara, che curò una dettagliata informativa, si ha «quando è stato segnalato il mancato arrivo di un mezzo alla destinazione prevista». O «quando la nave non ha segnalato la sua posizione o il suo stato di sicurezza». E quando «esiste un dubbio sulla sicurezza di un mezzo navale o del suo personale dovuto a mancanza di informazioni o alle eventuali difficoltà in cui potrebbero versare».
LE VALUTAZIONI
Invitato dall’avvocata a fare una valutazione su queste fasi, l’ufficiale ha osservato che il natante non era «localizzabile». Inoltre, «l’impossibilità dei passeggeri di mettersi in contatto doveva far tenere alta la soglia d’attenzione». Certo, per gli operatori delle centrali la barca “stava navigando”. «Non so se questo può contribuire a far declassare l’incertezza», ha detto il teste. Ma «Altro elemento da considerare è il numero di persone trasportate in rapporto all’imbarcazione. Quando viene vista una sola persona sopra coperta, non si ha certezza del numero di persone a bordo».
Serrato il controesame dell’ufficiale, che aveva testimoniato nelle quattro precedenti udienze. Cara ha risposto, oltre che alle domande delle parti civili (sono intervenuti, tra gli altri, gli avvocati Gennaro Calabrese e Stefano Bertone in rappresentanza di diverse famiglie di superstiti e vittime), anche a quelle della difesa.
EXIT STRATEGY
In particolare, l’avvocato Sergio Rotundo, difensore del tenente colonnello Nicolino Vardaro, comandante del Gruppo aeronavale di Taranto, si è soffermato sulle chat sulla “exit strategy”. Secondo l’accusa, rappresentata in aula dal pm Matteo Staccini, era un tentativo di concordare una versione ufficiale per giustificare le falle nei soccorsi. Il legale ha fatto emergere che Vardaro risponde a un messaggio che riceve da un altro ufficiale, non indagato o imputato. «Exit strategy voleva dire sviare le indagini? Era una domanda volta alla predisposizione di una relazione tecnica? Vardaro risponde fornendo strategie o valutazioni a caldo?». A queste domande, il teste ha risposto in maniera articolata, sottolineando che nel corso della conversazione «si vincola l’uscita tardiva a un calcolo cinematico».
Sono intervenuti anche gli avvocati difensori Liborio Cataliotti, Giuseppe De Renzo, Leone Fonte, Alice Massara, Tiziano Saporito.
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