Strage di Bologna, la Cassazione chiude il cerchio su Paolo Bellini

109 pagine di motivazioni della sentenza che ha confermato l’ergastolo per l’ex esponente di Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini. I giudici della sesta sezione penale della Cassazione descrivono un quadro di responsabilità che va ben oltre il singolo atto terroristico, parlando di un piano “raffinato” e “abilmente eseguito”. Lo riferisce la Dire.
Secondo i supremi giudici, la presenza di Bellini sul luogo del delitto è un dato “ampiamente accertato”. A pesare sulla condanna è stato il suo alibi: non un semplice di memoria, ma un tentativo di depistaggio organizzato “previamente” e nei “minimi particolari”. Bellini sapeva di rischiare di essere visto alla stazione di Bologna e per questo avrebbe predisposto una copertura.
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Il ruolo logistico
Il contributo di Bellini alla strage, costata la vita a 85 persone, è stato definito “essenziale”. La Corte sottolinea che l’imputato si occupò del trasporto dell’esplosivo, un compito supportato da intercettazioni, testimonianze e dalla sua nota vicinanza a canali dell’estremismo di destra in grado di reperire materiale bellico compatibile con quello usato per l’ordigno.
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La “regia” e i servizi deviati
La sentenza ricostruisce anche la rete di protezioni e mandanti, parlando di un “commando terroristico” composto da diverse cellule eversive, coordinate da apparati dello Stato deviati, ossia funzionari dei servizi segreti che hanno fornito copertura e direttive, e la Loggia P2, con Licio Gelli “capo indiscusso”, che ha finanziato la strage e organizzato sistematici depistaggi mediatici e giudiziari.
Confermate le condanne per depistaggio
Insieme all’ergastolo per Bellini, la Cassazione ha reso definitive le condanne per l’ex capitano dei carabinieri, Piergiorgio Segatel, che dovrà scontare sei anni per depistaggio, mentre Domenico Catracchia, amministratore di alcuni condomini di via Gradoli a Roma, è stato condannato a quattro anni per false informazioni al pubblico ministero.
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