Società

Stop ai laboratori “fantasma”, per una scuola che conquista fiducia sul campo. Un modello virtuoso

Negli ultimi anni l’Open Day è diventato, per molte scuole, un appuntamento obbligato, quasi rituale. Porte aperte, brochure patinate, slogan accattivanti, presentazioni studiate al millimetro. Un evento spesso vissuto come una vetrina, talvolta come una corsa contro il tempo, altre volte – ed è questo il nodo più critico – come un’operazione di marketing scolastico che rischia di scivolare nell’inganno.

Eppure, l’Open Day nasce con un’intenzione nobile: aiutare famiglie e studenti a scegliere consapevolmente, a orientarsi in un momento delicato, a comprendere non solo cosa una scuola offre, ma come quella scuola vive quotidianamente la propria missione educativa. Quando questo obiettivo viene tradito, l’Open Day perde significato e diventa un simulacro.

Da qui una domanda scomoda ma necessaria: a cosa servono davvero gli Open Day se non raccontano la verità della scuola?

E, soprattutto: che senso ha allestire laboratori “fantasma”, aule scenografiche che esistono solo per poche ore e che vengono smontate subito dopo, lasciando dietro di sé il vuoto della quotidianità?

I laboratori “fantasma”: una truffa silenziosa alle famiglie

In molte realtà scolastiche, purtroppo, l’Open Day si consuma in una messinscena. Aule trasformate per un giorno in laboratori ipertecnologici, strumentazioni prese in prestito, attività dimostrative che non fanno parte della didattica ordinaria. Tutto funziona perfettamente – per poche ore.

Il giorno dopo, quelle stesse aule tornano spoglie, quei laboratori scompaiono, quelle esperienze non verranno mai più replicate. È una pratica che andrebbe chiamata con il suo nome: una distorsione dell’orientamento, se non una vera e propria truffa educativa ai danni delle famiglie.

Perché la scelta di una scuola non è un acquisto impulsivo: è una decisione che incide sul futuro di un ragazzo, sulla sua motivazione, sulla sua autostima, sulle sue prospettive professionali e umane. Presentare una scuola diversa da quella che è realmente significa tradire un patto di fiducia.

Open Day come evento vs Open Day come identità

La differenza fondamentale sta tutta qui:

  • da una parte, l’Open Day come evento isolato, costruito ad arte;



  • dall’altra, l’Open Day come manifestazione di un’identità scolastica autentica, che esiste 365 giorni l’anno.

Una scuola seria non ha bisogno di inventarsi nulla. Non deve allestire scenografie temporanee. Non deve promettere ciò che non può mantenere. Una scuola solida mostra ciò che è, con serenità, perché sa che la propria forza risiede nella quotidianità: nelle lezioni, nei laboratori reali, nel rapporto educativo, nella coerenza tra parole e azioni.

In questo senso, l’Open Day dovrebbe essere semplicemente un giorno qualunque reso visibile.

Perché una scuola dovrebbe essere “Open Day” tutto l’anno

Essere Open Day 365 giorni l’anno significa una cosa sola: vivere la propria identità educativa in modo coerente, continuo, verificabile.

Significa che:

  • i laboratori sono sempre attivi, non allestiti per l’occasione;



  • gli studenti sanno spiegare ciò che fanno perché lo fanno davvero;



  • i docenti non recitano un copione, ma mostrano il loro lavoro quotidiano;



  • la scuola non promette scorciatoie, ma accompagna percorsi.

Una scuola così non ha bisogno di gridare la propria eccellenza: la dimostra.

Il caso dell’IT “Carlo Alberto Dalla Chiesa” di Partinico

In questo panorama, l’esperienza dell’IT Carlo Alberto Dalla Chiesa rappresenta un esempio inequivocabile di scuola che ha scelto la strada più difficile ma anche l’unica credibile: conquistare la propria reputazione sul campo. Giorno dopo giorno.

L’Open Day dell’Istituto non è stato un evento costruito, ma la naturale estensione di una scuola che funziona ogni giorno. I laboratori visitati erano quelli realmente utilizzati durante l’anno scolastico. Le attività presentate erano esperienze autentiche. Gli studenti, anche gli ex studenti, testimoni autorevoli, non ripetevano slogan, ma raccontavano vissuti.

Questa coerenza non nasce per caso. È il frutto di una visione dirigenziale chiara, incarnata dal Dirigente Scolastico prof. Angelo Nasca, e di una comunità professionale che ha scelto la responsabilità invece della vetrina.

La dignità della scuola si conquista, non si proclama

C’è un concetto che dovrebbe tornare centrale nel dibattito educativo: la dignità della scuola.
Una dignità che non deriva da classifiche, da slogan, da open day spettacolari, ma dalla coerenza educativa, dalla qualità del servizio, dalla capacità di accompagnare gli studenti verso un futuro possibile e definito.

L’IT Dalla Chiesa ha costruito nel tempo una reputazione solida perché:

  • ha investito sui laboratori reali;



  • ha formato studenti competenti e consapevoli;



  • ha reso gli studenti protagonisti del proprio percorso;



  • ha scelto la verità invece dell’illusione.

Ed è qui che entra in gioco un elemento spesso sottovalutato: il passaparola.

Il passaparola come indice di qualità reale

Le scuole che funzionano davvero non hanno bisogno di campagne aggressive. Sono le famiglie, gli studenti, gli ex alunni a parlare. Il passaparola non si compra, non si costruisce artificialmente: si guadagna.

Quando un genitore dice a un altro genitore: “Mio figlio lì sta crescendo, sta imparando, sa cosa vuole fare”, quella è la più potente forma di orientamento possibile. Ed è esattamente ciò che accade intorno all’IT Dalla Chiesa.

Accompagnare verso un futuro certo e definito

Il vero banco di prova di una scuola non è l’Open Day, ma il destino dei suoi studenti.
Una scuola è credibile se:

  • orienta senza illudere;



  • forma senza improvvisare;



  • accompagna senza abbandonare.

L’IT Dalla Chiesa si distingue perché non promette un futuro generico, ma costruisce competenze spendibili, consapevolezza, responsabilità. I suoi studenti sanno cosa fanno, perché lo fanno, e dove può portarli quel percorso.

Contro l’orientamento ingannevole, per un’etica della scuola pubblica

Questo modello pone una questione etica profonda: è lecito orientare mostrando ciò che non esiste?

La risposta non può che essere negativa.

La scuola pubblica ha una responsabilità enorme: formare cittadini, non clienti. Ogni forma di orientamento che tradisce la realtà danneggia non solo le famiglie, ma l’intero sistema educativo.

Conclusione: un modello da difendere e diffondere

L’IT “Carlo Alberto Dalla Chiesa” di Partinico dimostra che un’altra scuola è possibile, ed esiste già.
Una scuola:

  • competente;



  • onesta;



  • radicata nel territorio;



  • capace di accompagnare davvero i propri alunni.

In un tempo in cui l’immagine spesso prevale sulla sostanza, questo Istituto rappresenta un modello inequivocabile di scuola ottima, che non ha bisogno di artifici perché ha scelto la strada più difficile: fare bene ogni giorno il proprio lavoro.

Ed è per questo che, più di qualsiasi Open Day, è Open Day tutto l’anno.


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