Cultura

Steppin’ Out – I primi anni del garage rock (1963 – 1965)

Un altro viaggio a ritroso nel tempo, questa volta fino agli albori del garage rock. La Strawberry Records, sotto-etichetta della Cherry Red specializzata nel recupero del vintage anni ’60, allarga nuovamente il suo campo visivo per concentrarsi su una miriade di artisti più o meno noti che, nel biennio 1963-1965, contribuirono a gettare le basi di quello che sarebbe diventato il garage rock in senso moderno: un miscuglio elettrico di atmosfere fumose, melodie grintose e chitarre sature di distorsione e fuzz.

Nei tre CD che compongono il box set “Steppin’ Out – The Roots of Garage Rock 1963–1965” trovano spazio ben 94 tracce, firmate non solo da protagonisti celebri di quella stagione – dai Beach Boys ai Byrds, passando per i Kingsmen di “Louie Louie” e i Trashmen di “Surfin’ Bird” – ma anche da una costellazione di piccole band rimaste ai margini del successo o del tutto dimenticate. La loro eredità riaffiora oggi in una compilation che, pur accompagnata da un booklet un po’ scarno rispetto agli standard della Cherry Red Records, si inserisce a pieno titolo nella monumentale opera di recupero, archiviazione e valorizzazione del passato rock effettuata dalla label inglese.

L’excursus sulle origini del garage viene tracciato con ampio respiro, includendo tutte le principali sonorità giovanili che animavano la prima metà degli anni ’60: il pop, il rhythm and blues, il surf rock, il folk rock, il rock’n’roll più classico e, naturalmente, il frat rock – quel suono diretto, energico ed essenziale (una sorta di proto-proto-garage/punk) che dominava le feste studentesche nei college americani. Ed è proprio da qui che noi vogliamo partire, proponendovi dieci diamanti grezzi estratti da “Steppin’ Out” che, sebbene inghiottiti dall’oblio, avranno senza dubbio incendiato più di una festa selvaggia una sessantina di anni fa.

THE BEEFEATERS
Please Let Me Love You

Dal gruppo che diede origine ai ben più noti The Byrds, una piccola delizia di pop chitarristico pesantemente influenzata dalla British Invasion.

THE ANGELS
Get Away From Me

Questo brano di garage al femminile è rimasto sepolto negli archivi della Swan Records per quasi quarant’anni. Riportato alla luce solo nel 2004 per la compilation “Girls With Guitars”, si fa apprezzare per la grinta che sprizza dalle voci delle due ragazze che si dividono il microfono.

THE PASSIONS
Lively One

Un rhythm and blues grezzo e stonesiano registrato nel 1965 dai texani The Passions poco prima del loro scioglimento.

THE BLUETHINGS
Baby, My Heart

Questa cover garage rock dei Crickets fu registrata come demo nel luglio 1965. Non venne mai pubblicata ufficialmente fino al 1987, restando nel cassetto per oltre vent’anni.

THE CHEVELLE V
Come Back Bird

Un garage punk ante litteram col cuore immerso nel R&B. Nonostante la sua viscerale energia, rimase confinato a una circolazione prettamente locale in Texas.

THE PIRATES
Cuttin’ Out

Pubblicata come B-side nel 1965, “Cuttin’ Out” è un vero e proprio manifesto della “coolness” del garage rock degli albori. Peccato che all’epoca se ne accorsero in pochi: oggi dei Pirates di New Orleans non resta che un piccolo ricordo.

THE JUST VI
Bo Said

I Just VI, che nella loro breve esistenza raggiunsero un discreto successo nell’area di San Francisco, incisero solo questo singolo influenzato dal beat britannico.

THE TWELFTH NIGHT
Grim Reaper

Un brano oscuro e grezzo di puro garage rock ’60s, dominato da una chitarra talmente satura e distorta da sovrastare tutto il resto. Venne registrato nel 1965 dai Twelfth Night di Orlando, Florida.

THE HUMAN BEINGS
Ain’t That Lovin’ You Baby

Una cover energica di un brano del bluesman Jimmy Reed pubblicata come B-side nel 1965. Nonostante l’accento britannico sfoggiato dal cantante della band di Detroit per spendersi come next big thing inglese e provare a vendere qualcosa di più, il pezzo passò quasi inosservato.

THE RANGERS
Reputation

Nonostante la produzione del celebre Kim Fowley (futuro manager delle Runaways), quest’esplosivo pezzo garage rock risalente al lontano 1964 non scalò le classifiche. La band cambiò manager (Murry Wilson, padre dei tre fratelli Wilson dei Beach Boys) e nome (The Sunrays) poco dopo per cercare miglior fortuna. La trovarono, ma durò poco.


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