Economia

Stellantis svaluta, il titolo crolla. Filosa: “È un reset necessario”

ROMA – Non solo un cambio di strategia per superare la tempesta e cancellare tutto ciò che non funziona dei piani legati alle produzioni di auto elettriche. C’è di più nella scelta di Stellantis. Tanto che la parola ripetuta come un mantra dall’amministratore delegato Antonio Filosa, in sella ufficialmente dallo scorso luglio, è reset. Non è solo un aggiustamento, che sui conti del 2025 pesa 22,2 miliardi di euro, ma un cambio di linea netto rispetto alla filosofia dell’ex ad, Carlos Tavares, che ha lasciato a dicembre 2024. Non è un caso che in una call con i giornalisti italiani critichi la scelta passata di «taglio dei costi eccessivo» che ha portato alla riduzione di figure importanti. Tanto che da quando è ad sono stati assunti 2 mila ingegneri nel mondo.

Un redde rationem, in parte obbligata dalla nuova linea dell’amministrazione Trump negli Usa e da un elettrico che non decolla in Europa, che affossa il titolo in Borsa: lascia sul campo il 25,17% a 6,11 euro, riportando le lancette dell’orologio a maggio del 2020, e brucia 5,9 miliardi di euro di capitalizzazione. Non solo. Le brutte notizie per gli investitori non sono finite: nessun dividendo, azionisti a bocca asciutta. Nella breve vita di Stellantis non è mai successo. Se invece si guarda alla storia di Fiat-Fca si torna ai tempi precedenti della cura Marchionne.

Non mancano le note positive rispetto al «reset strategico». La prima? Filosa ha tirato una riga. Ora si può solo risalire. E il manager italiano vede il traguardo prossimo. Filosa assicura che già nel 2026 il gruppo «tornerà profittevole grazie a queste azioni incisive e profonde». E non ci sarà bisogno di aumenti di capitale come ribadito agli analisti dal cfo del gruppo automobilistico, partecipato da Exor che controlla anche Repubblica, Jao Larajo.

Le risorse da dove arriveranno? Il cda ha dato il via libera all’emissione di obbligazioni ibride perpetue subordinate non convertibili, fino a un importo massimo di 5 miliardi di euro. E poi Filosa definisce il bilancio «solido con una liquidità di 46 miliardi».

Gli effetti del cambio di rotta, che Filosa motiva «con una sovrastima del ritmo della transizione», sono però evidenti sui conti del secondo semestre 2025: una maxiperdita tra i 19 e i 21 miliardi di euro, ricavi tra i 78 e gli 80 miliardi, risultato operativo rettificato negativo tra -1,2 e -1,5 miliardi, cash flow negativo tra 2,3 e 2,5 miliardi.

Il segnale positivo arriva, invece, dalle consegne delle auto: nell’ultimo trimestre del 2025 sono state 1,5 milioni nel mondo, in crescita del 9% su base annua. A trainare è il Nord America, dove si registra un balzo del 43%. «Gli Usa sono il motore di crescita di Stellantis», sottolinea Filosa agli analisti. «Gli ordini sono più che raddoppiati, e la quota di mercato è in aumento. Questo è un segnale molto positivo», aggiunge l’ad. In crescita anche Sud America, Medio Oriente e Africa, Cina, India e Asia-Pacifico, mentre è in calo l’Europa (-4%). Il tallone d’Achille del gruppo.

Molto si capirà nell’Investor day del 21 maggio nel quartier generale degli Usa, ad Auburn Hills, in Michigan, poco distante da Detroit. Scelta non a caso visto che gli Stati Uniti sono «il motore». Ma l’argomento principale sarà il futuro del Vecchio continente dove Filosa dice che «Stellantis potrebbe fare di più con una regolamentazione europea diversa rispetto a quella attuale». E poi si capirà quale futuro avranno i marchi, in tutto quindici se si considera Leapmotor. Rumors indicavano un possibile nuovo addio agli Usa da parte di Alfa Romeo e Fiat 500. «Il 21 maggio condivideremo le decisioni sul nostro portafoglio di brand. Ci stiamo lavorando – ha detto ieri l’ad – siamo molto orgogliosi dei nostri marchi».


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