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Stazione spaziale internazionale: la Nasa dovrà riconsiderarne il deorbit

Il destino della Stazione spaziale internazionale (la Iss) potrebbe cambiare: il 4 febbraio, la commissione Scienza, spazio e tecnologia della Camera dei rappresentanti statunitense ha approvato con voto unanime (37-0) il “Nasa Reauthorization Act of 2026”, un disegno di legge che include un emendamento inatteso ma cruciale per la Stazione: l’agenzia spaziale dovrà riconsiderare formalmente il piano di deorbitarla entro il 2031.

A oggi è infatti previsto che l’avamposto, il cui primo modulo fu lanciato nel 1998 e che dal novembre del 2000 è perennemente abitato da almeno due astronauti, venga dismesso entro cinque anni, con un’operazione complessa che si concluderà con un tuffo (delle parti non disintegrabili in atmosfera) nell’Oceano Pacifico.

Presentato da George Whitesides (rappresentante democratico della California) e Nick Begich (repubblicano dell’Alaska), l’emendamento non blocca la dismissione della Iss, ma impone alla Nasa di condurre un esame approfondito delle alternative prima di procedere. Come ha spiegato Whitesides, si chiede “un’analisi dei costi e dei rischi di conservare la Iss in orbita”. L’emendamento “non impone il trasferimento, né autorizza finanziamenti o l’esecuzione di alcun piano”. L’obiettivo è che la Nasa valuti se sia tecnicamente ed economicamente fattibile “parcheggiare” la Stazione su un’orbita più alta e sicura.

I numeri del dilemma

Programma congiunto di Stati Uniti, Russia, Europa, Canada e Giappone, potente simbolo di collaborazione pacifica e laboratorio orbitante per centinaia di esperimenti, la Iss è l’architettura più imponente mai realizzata nello spazio. È stata definita “l’oggetto singolo più costoso mai costruito”, con un finanziamento complessivo stimato fra i 100 e i 150 miliardi di dollari. I suoi costi operativi sono altrettanto rilevanti: la Nasa finanzia la Stazione con 3-4 miliardi di dollari l’anno, una fetta significativa del budget dell’agenzia, che per il 2026 sarà di 25 miliardi circa (o più di 27 se vi si aggiungono gli stanziamenti del Big Beautiful Bill Act, 10 miliardi distribuiti sui prossimi sei anni). Non è un caso che, a marzo 2025, una proposta di Donald Trump puntasse a corposi tagli del programma e a una progressiva riduzione delle attività in orbita. Proposta, però, non approvata da Camera e Senato.

Nel giugno del 2024, per il deorbit controllato, è stato assegnato a SpaceX un contratto da 843 milioni di dollari per sviluppare lo Us Deorbit Vehicle (o Usdv), il mezzo deputato a spingere la Stazione nell’atmosfera terrestre per farla precipitare in modo controllato. La cifra copre solo lo sviluppo del veicolo. L’allora amministratore Nasa, Bill Nelson, ha successivamente dichiarato che il costo totale dell’operazione potrebbe raggiungere il miliardo e mezzo, includendo lancio e integrazione.


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