Statua di Colombo davanti alla Casa Bianca: così Trump sfida la cancel culture
Una statua di Cristoforo Colombo installata nel complesso della Casa Bianca, nei pressi dell’Eisenhower Executive Office Building, è diventata il nuovo simbolo dello scontro politico e culturale che attraversa gli Stati Uniti. L’installazione della statua, una replica di quella abbattuta a Baltimora durante le proteste per la giustizia razziale del 2020, è avvenuta lo scorso fine settimana.
La decisione di collocare il monumento in un’area federale altamente simbolica arriva in un momento in cui il dibattito sui monumenti storici, sulla memoria nazionale e sulla cosiddetta “cancel culture” è tornato al centro della scena politica americana.
L’opera, ricostruita utilizzando parti recuperate da una statua distrutta durante le proteste del 2020, è stata donata da organizzazioni italo-americane e installata con un significato dichiaratamente politico: riaffermare la difesa dei simboli tradizionali della storia occidentale contro quella che il presidente Donald Trump definisce una riscrittura ideologica del passato. La scelta della Casa Bianca come luogo di collocazione trasforma il monumento in un segnale rivolto sia all’opinione pubblica interna sia alla comunità internazionale.
Una statua distrutta nel 2020 e ricostruita come simbolo politico
Il monumento reinstallato nei terreni federali deriva da una scultura dedicata a Colombo che si trovava a Baltimora e che fu abbattuta nel luglio 2020 durante le manifestazioni contro il razzismo e la violenza della polizia. In quel periodo numerose statue negli Stati Uniti furono vandalizzate o rimosse perché considerate simboli del colonialismo europeo, della schiavitù o della discriminazione.
La figura di Colombo divenne uno dei bersagli principali delle proteste, poiché per molti attivisti rappresenta l’inizio della conquista europea delle Americhe e delle violenze contro le popolazioni indigene. Diverse amministrazioni locali decisero di rimuovere monumenti dedicati al navigatore genovese o di sostituire il Columbus Day con l’Indigenous Peoples’ Day.
Negli ultimi anni, associazioni italo-americane e gruppi conservatori hanno promosso iniziative per restaurare o ricollocare opere distrutte, sostenendo che la loro rimozione rappresenti un attacco alla storia nazionale e al contributo delle comunità di origine europea. Il presidente, in una lettera pubblicata dalla Conferenza dei presidenti delle principali organizzazioni italoamericane, ha elogiato il gruppo per la sua “incredibile generosità” nel portare la statua a Washington dopo che l’originale era stata “abbattuta da rivoltosi antiamericani”.
La ricostruzione della statua e la sua installazione vicino alla Casa Bianca si inseriscono in questo contesto: non soltanto il recupero di un monumento, ma la volontà di trasformarlo in un segno della resistenza alla revisione storica.
Trump e la strategia contro la cancel culture
Trump ha fatto della difesa dei monumenti uno dei temi ricorrenti del suo discorso politico sin dal suo primo mandato. Durante le proteste del 2020 firmò un ordine esecutivo per rafforzare le pene contro chi danneggia statue e memoriali federali, sostenendo che la distruzione dei monumenti facesse parte di un attacco più ampio contro la storia americana.
Nel corso degli anni, Trump ha collegato più volte la questione delle statue alla lotta contro la cancel culture nonché il tentativo di rimuovere simboli, personaggi o tradizioni giudicati offensivi secondo criteri contemporanei.
La decisione di collocare una statua di Colombo nel complesso della Casa Bianca viene interpretata come una scelta coerente con questa linea politica. Da un lato rafforza il messaggio rivolto all’elettorato conservatore, dall’altro rilancia uno dei temi più divisivi della politica americana, quello dell’identità culturale e del rapporto con il passato.
Per Trump, difendere Colombo significa tutelare una storia nazionale che non può essere valutata esclusivamente con i parametri del presente. Per i suoi critici, invece, il gesto rappresenta una provocazione e un tentativo di alimentare lo scontro culturale.
La guerra sui monumenti che divide l’America
Il caso della statua è solo l’ultimo episodio di una disputa che negli ultimi anni ha coinvolto città, università e istituzioni federali. Dopo il 2020, decine di monumenti dedicati a generali confederati, esploratori europei e figure legate alla colonizzazione sono stati rimossi o spostati, spesso dopo lunghi dibattiti politici e legali.
Allo stesso tempo, in diversi Stati guidati da amministrazioni conservatrici sono state approvate leggi per impedire la rimozione di statue storiche o per punire chi le danneggia. La questione è diventata uno dei temi centrali della cosiddetta guerra culturale americana, insieme ai programmi scolastici, al linguaggio inclusivo e al ruolo della storia nelle istituzioni pubbliche.
“Cristoforo Colombo è stato il primo eroe americano e uno degli uomini più valorosi e lungimiranti che abbiano mai camminato sulla faccia della Terra”, ha
affermato Trump nella sua lettera pubblica per l’occasione, aggiungendo che il viaggio di Colombo del 1492 “ha portato migliaia di anni di saggezza, filosofia, ragione e cultura attraverso l’Atlantico fino alle Americhe”.
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